Energia da fusione termonucleare: nel progetto internazionale un laureato federiciano in Ingegneria

Energia sicura, sostenibile e a bassa emissione di CO2. La strada è ancora lunga, ma più scorrevole che mai, e passa per ITER – un impianto in fase di costruzione a Cadarache, nel sud della Francia – il cui obiettivo è dimostrare la fattibilità tecnica e scientifica dell’energia da fusione termonucleare. ITER è un progetto internazionale che coinvolge sette partner – Europa, Stati Uniti, Cina, India, Corea, Russia e Giappone – e parla anche un po’ di italiano grazie al lavoro di Giuseppe Carannante, un ingegnere partito dall’Università Federico II. “La fusione termonucleare – spiega – è quella che avviene nel sole e nelle altre stelle e noi, volendo costruire una piccola stella nel nostro reattore, intendiamo dimostrare che può essere utilizzata per la produzione di energia ecosostenibile”. A differenza degli altri progetti di fusione – ricorda che ce ne sono tanti, anche in Italia – ITER è in scala maggiore “e può provare che è possibile produrre molta più energia di quella necessaria ad accendere e far funzionare la macchina. Energia in più che, nel nostro esperimento, verrà dissipata, ma successivamente dovrà essere utilizzata”. Rispetto alle produzioni basate su petrolio, gas, carbone o fissione nucleare, la fusione ha numerosi vantaggi: “Innanzitutto, non ci sono scorie radioattive. Viene comunque impiegato del trizio, un isotopo dell’idrogeno leggermente radioattivo ma – a differenza, ad esempio, dell’uranio – non penetra la pelle umana e decade in pochi anni”. Al di là della radioattività, “con la fissione, è più facile innescare la reazione ma, qualora se ne perdesse il controllo, andrebbe avanti da sola. Basta pensare agli incidenti di Chernobyl o Fukushima. Con la fusione, invece, è l’opposto: è più difficile innescare la reazione ma, in caso di una perdita di controllo da parte dell’uomo, si ferma da sola”. Riprendendo le fila del discorso: “un altro vantaggio lo si riscontra dal punto di vista geografico. Un reattore a fusione può essere costruito dovunque e fornire, in teoria, un’energia accessibile a tutti e potenzialmente inesauribile”. Carannante, come si diceva, è un prodotto dell’ingegneria napoletana. Laurea in Ingegneria dell’Automazione nel 2009, Dottorato nel 2012, “ho sempre avuto un certo interesse per il campo energetico e infatti la mia tesi Magistrale è stata incentrata su un piccolo progetto di modellazione proprio per ITER”. ITER, insomma, è stato il suo ‘primo amore’ e lo ha accompagnato, a vario titolo, lungo tutta la sua carriera che si è snodata tra Spagna, prima, e Francia, ora. “Napoli ha una lunga tradizione in merito agli studi sulla fusione – e cita a tal proposito il consorzio CREATE di cui sono parte anche le Università campane Federico II, Vanvitelli e Parthenope – È un polo forte sia sul versante elettrico che del controllo”. Alla fusione, prosegue, “bisogna guardare come ad un grande progetto sperimentale che, al suo interno, si compone di tanti piccoli progetti. Non si può soltanto lavorare con l’esistente, ma si deve anche creare da zero”. Un esempio: “Alla ITER Organization sono responsabile del sistema di controllo di uno degli impianti di riscaldamento del plasma. Si tratta di un impianto a radiofrequenze e proprio queste sorgenti a radiofrequenze che utilizziamo, fino a qualche anno fa, non c’erano”. ITER stesso punta ad un risultato nuovo: “Gli esperimenti attuali riescono ad ottenere qualche secondo di fusione. Noi vorremmo arrivare ad un’ora nell’ottica, poi, di una produzione continua”. Da Napoli, l’ing. Carannante ha portato una bella valigia piena di skills “tra cui sicuramente la capacità di interloquire con professionalità diverse”. La mancanza della sua città, almeno un po’, si sente, “soprattutto della famiglia. Ma non sono poi così lontano da casa”. Il suo è un buon esempio di intraprendenza e perseveranza: “Ricordo di essere stato titubante all’inizio del mio percorso universitario perché ero intimidito dall’ingresso in un mondo nuovo e sconosciuto e dal confronto con la lingua inglese. Avevo paura di non riuscire ad eccellere se paragonato agli altri”. Il coraggio è fondamentale: “Ci vuole un pizzico di intraprendenza per riuscire a cogliere le opportunità che la vita ci offre. E, naturalmente, tanto studio”. 

Scarica gratis il nuovo numero di Ateneapoli su www.ateneapoli.it

- Advertisement -

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here

spot_img
spot_img
spot_img

Articoli Correlati