Filosofia e scienza, un dialogo possibile

Balza subito all’occhio l’immagine del profilo whatsapp. Un uomo in tuta di astronauta siede comodo sul suolo lunare, tiene in mano una birra e rimira l’immensità dello spazio interstellare, ponendosi forse domande di senso. Un’apparente fissità che non sfugge alla voracità del tempo, una dimensione studiata ossessivamente dall’Occidente nelle sue implicazioni fisiche e filosofiche fin dall’antica Grecia. E non è sfuggito tutto ciò a Valerio di Lauro, che in quella foto ‘pop’ riconosce genuinamente se stesso. Classe ’95, fresco di Laurea in Scienze filosofiche a luglio con una tesi dal titolo “Tempo, spazio-tempo e teoria della misura: la relazione tra l’orologio e il movimento”, che gli ha permesso di essere forse il primo studente in assoluto della Magistrale in Filosofia a laurearsi sotto l’egida di un professore di Fisica, ovvero Giovanni Covone. Un lavoro poderoso che ha radici ben chiare nel percorso accademico del giovane, non privo di sorprese. “Ho sempre nutrito un forte interesse per le materie scientifiche, tant’è vero che il mio primo semestre universitario l’ho trascorso ad Ingegneria Informatica. Molto presto però mi sono reso conto che non era la mia strada. Non mi bastava studiare per risolvere problemi meramente tecnici, sentivo il bisogno di pormi domande di più ampio respiro e di avere maggiore confronto”. Ed ecco la svolta inaspettata: l’iscrizione a Filosofia, “dove ho portato con me la scienza, senza mai lasciarla”. L’incontro decisivo, proprio con Covone, ordinario di Astronomia e Astrofisica presso il Dipartimento di Fisica, e da tre anni titolare della cattedra di Fondamenti di Fisica e Cosmologia a Filosofia, quasi un unicum sul panorama italiano, che via via sta facendo sempre più proseliti anche fuori dalle mura universitarie accogliendo un pubblico sempre più eterogeneo. “È stato illuminante, perché ci ha spiegato come ragiona un fisico, mettendo mano agli aspetti più tecnici e metodologici. Ho capito fin da subito quale fosse l’opportunità che mi stava offrendo. Accedere agli strumenti necessari per mettere insieme filosofia e scienza”. Ma perché questi due mondi sono così lontani? “In Italia purtroppo, da Croce in poi, scontiamo un’eredità non positiva che investe il mondo della cultura e la didattica delle scuole superiori”, spiega senza troppi preamboli lo stesso Covone. “Il famoso paradosso di Zenone evidenzia tutto ciò. Gli strumenti matematici per risolverlo vengono trasmessi già al terzo o quarto anno di liceo, ma la spiegazione del fenomeno spetta a chi insegna filosofia e nessuno si preoccupa di fondere i due aspetti per offrire una prospettiva totale delle apparenti contraddizioni della natura”. Ma c’è anche un’altra difficoltà che rende sdrucciolevole la comunicazione tra le due discipline: “negli ambienti accademici viene scoraggiato lo studio di argomenti che non siano utili alla pubblicazione immediata. Avere orizzonti ampi può risultare pericoloso”. La chiude Valerio che, già proiettato verso il dottorato (è in attesa di risposte), ha le idee chiare sulla filosofia. “Il suo ruolo potrebbe essere non tanto quello di offrire risposte, quanto quello di porre i quesiti giusti”.
 
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