Fisica e Filosofia a braccetto per il corso di Teoria e Etica dei Big Data

Il 7 marzo sono cominciate le lezioni di Teoria e Etica dei Big Data, un insegnamento giunto al terzo anno di vita, incardinato nel piano studi del Corso di Laurea Magistrale in Data Science del Dipartimento di Fisica, ma offerto da Studi Umanistici. Da un lato, l’obiettivo generale del percorso biennale è quello di formare analisti che posseggano le competenze necessarie per scegliere ed accedere alle informazioni digitali, che a loro volta possono trasformarsi in servizi veri e propri da mettere a disposizione della comunità. Un settore che da anni, ormai, si è affermato come uno dei principali volani della crescita sociale ed economica. Dall’altro la specificità dell’insegnamento, che porta con sé un plus di matrice filosofica ineludibile: “l’approccio e le conseguenze etiche nell’utilizzo di questi dati, con i quali gli scienziati devono fare necessariamente i conti. Il Coordinatore del Corso, il prof. Giuseppe Longo, ha voluto fortemente questo insegnamento proprio perché l’intenzione non è solo quella di formare dei meri tecnici”, spiega il prof. Nicola Russo, a capo della cattedra, nonché di Filosofia della Conoscenza scientifica sempre presso il Dipartimento di Fisica ‘Pancini’ e di Filosofia Teoretica presso il Corso di Filosofia. “Considereremo i big data sia dal punto di vista epistemologico che etico – prosegue – Quest’ultimo concerne questioni relative alla privacy, alle pratiche di profilazione degli utenti, alla manipolazione a fini politici. Gli ambiti in cui tali applicazioni algoritmiche si diffondono sono innumerevoli: da quello medico a quello giuridico, assicurativo, bancario, pubblicitario. Senza dimenticare i social, una fonte di dati enorme”.

I casi specifici

Una presentazione generale del corso che, chiaramente, si soffermerà su casi specifici nell’arco della sua durata. Due su tutti: un’app di Google – cancellata qualche anno fa – e Cambridge Analytica. Nel primo caso, si tratta di un esempio che si sofferma soprattutto “sull’aspetto epistemologico. Il progetto della multinazionale, poi fallito, aveva una logica alla base, ovvero che i soli dati bastassero a comprendere i fenomeni, inaugurando, di fatto, la cosiddetta fase di fine della teoria. Che tuttavia è già terminata. Oggi gli epistemologi stanno riportando al centro del dibattito i concetti di causalità, di spiegabilità dei risultati prodotti dagli algoritmi”. Discorso diverso per quanto riguarda l’altro caso, quello della società di consulenza britannica divenuta famosa – suo malgrado – per aver influenzato, illegalmente e in segreto, la campagna elettorale dell’ex Presidente a stelle e strisce Donald Trump, attraverso la gestione dei dati. Una vera e propria “manipolazione del pensiero”, con Cambridge Analytica che “assieme a facebook, consegnava messaggi anche non espliciti agli utenti, per condizionarli nelle scelte in cabina elettorale. Si tratta in sostanza di un evidente caso di abuso politico”. 
Uno sguardo ad ampio raggio e si vede subito che Teoria e Etica dei Big Data è sola una pietra lanciata nell’acqua, le cui increspature si estendono al più generale rapporto tra la Filosofia e la Fisica. Il legame è lì da sempre, e oggi torna a farsi necessario: “stiamo lavorando molto in tal senso – ancora Russo che è pure a capo del ‘Mechane Lab’, il Laboratorio di Filosofia della Tecnica, “una base interna molto importante per non restare chiusi nella tradizione di storia della filosofia” – per avere rapporti ben strutturati tra il nostro Dipartimento (Studi Umanistici, ndr) e quello di Fisica”. Ma a prescindere dalle dinamiche dipartimentali, sembra essere l’attualità del dibattito scientifico a richiamare l’attenzione su questo nesso originario. Dal lato della Filosofia, che ha sempre guardato al confronto con le scienze positive “perché questa nasce come Fisica”, dal lato della Fisica, invece, “l’avvicinamento odierno si è verificato perché la ricerca si è evoluta, addirittura in alcuni campi si parla di fisica post empirica, dove l’apporto della teoria pura assume sempre più rilievo. In questo modo, la Fisica finisce per diventare una specie di Filosofia”.
Claudio Tranchino 

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