La mobilità studentesca “è una esperienza fondamentale di crescita”

Quattro studenti nell’anno accademico 2017/2018, ventitré nel 2018/2019, quattordici nel 2019/2020. Sono i dati pre-pandemia degli iscritti ai Corsi di Laurea del Dipartimento di Fisica vincitori di borse di studio Erasmus. “In sostanza i numeri erano in crescita. Naturalmente il Covid ha completamente cambiato lo scenario, per cui i due anni accademici che precedono quello in corso non fanno testo, sono poco indicativi. Ora proviamo a ripartire e mi pare che ci sia un notevole interesse da parte degli studenti. Questo, almeno, è ciò che ho percepito durante l’incontro di presentazione dell’Erasmus che abbiamo promosso a metà febbraio”, dice il prof. Wolfgang Mueck, che insegna Fisica generale I e Teoria delle Stringhe ed è il referente del Dipartimento per il Progetto Erasmus. Il professore è tedesco, da studente è stato in Scozia con il progetto Erasmus e, dopo la laurea, ha seguito un dottorato in Canada prima di approdare in Italia, dove si è stabilito. Il suo curriculum, in sostanza, è quello di uno studioso che non ha mai considerato le frontiere un ostacolo e le ha sempre attraversate per seguire passione ed impegni di lavoro. “Viaggiare mi ha aiutato tanto sia dal punto di vista della maturazione professionale – racconta – sia sotto il profilo della crescita umana. Per questo suggerisco ai nostri studenti di non perdere l’occasione di partecipare al progetto Erasmus. È una esperienza fondamentale di crescita e può dare una mano significativa per migliorare le proprie competenze linguistiche”. Germania, Francia, Spagna, Grecia, Croazia, Olanda le destinazioni verso le quali si sono indirizzati finora gli studenti di Fisica. Quali le mete da consigliare? La scelta, per il docente, “dipende dall’interesse personale, dalle curiosità e dalle conoscenze linguistiche. Se non si padroneggia il francese, il tedesco o lo spagnolo, può convenire indirizzarsi verso Paesi piccoli perché spesso lì basta l’inglese. L’Olanda per esempio”.
L’obiettivo ora è “aumentare la percentuale degli studenti in partenza, bisogna che si diano informazioni e si incentivino affinché considerino l’esperienza all’estero come normale. Dobbiamo puntare al cinque o sei per cento del totale dei nostri iscritti impegnati nel Progetto Erasmus”. C’è, naturalmente, un aspetto economico da non sottovalutare che rappresenta indubbiamente un freno, perché la borsa di studio non copre certamente tutte le spese di un soggiorno all’estero. “Il problema esiste – ammette il prof. Mueck – Sebbene l’Ateneo dia una borsa integrativa e ci sia un incentivo per gli studenti provenienti da famiglie con Isee basso, resta il fatto che i genitori degli studenti che vanno in Erasmus devono farsi carico almeno di un terzo o della metà delle spese. Può essere un ostacolo in certi contesti familiari. Anche per questo invito gli studenti ad informarsi bene: ci sono Paesi ed Atenei che forniscono anche l’opportunità di borse integrative o mettono a disposizione l’alloggio nei campus universitari”. L’auspicio che Mueck esprime: anticipare la pubblicazione del bando. “Ci sono Università che licenziano il bando a novembre o a dicembre, un paio di mesi prima di noi. Sarebbe utile ed importante, in prospettiva, che anche la Federico II si allineasse a questa tempistica. Un soggiorno all’estero di alcuni mesi va programmato per tempo, non è qualcosa che si improvvisa”. 
Gli studenti incoming: “Sono meno di una decina l’anno. Non molti, insomma. Anche su questo aspetto possiamo migliorare, fermo restando che, rispetto ai Corsi di Laurea di area umanistica, non possiamo contare sul valore aggiunto del contesto storico e culturale. Fisica si può studiare ovunque, la città fa poca differenza. Per uno studente di Lettere, Storia dell’arte o Archeologia trascorrere un periodo in una città come Napoli è uno stimolo formidabile”. Va anche considerato “che, al momento, le occasioni di alloggio ed i servizi che uno studente straniero trova a Napoli non sono paragonabili a quelli di altri Paesi”. 

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