La Prorettrice Rita Mastrullo: “ci siamo messi a lavorare pancia a terra”

“Proprio come era accaduto nella primavera 2020, quando fu capace rapidamente di rispondere all’irrompere della pandemia con una organizzazione di lezioni a distanza che permise a migliaia di studenti di mantenere la continuità della didattica ed un legame con l’Ateneo, anche questa volta, per fortuna in una occasione positiva e non drammatica come la precedente, la Federico II ha dimostrato prontezza di riflessi e di reazione”. La prof.ssa Rita Mastrullo, Prorettrice e docente ad Ingegneria, non nasconde la sua soddisfazione per come sta procedendo la macchina organizzativa dei bandi finalizzati a reclutare 164 ricercatori e 200 dottorandi. “Facciamo un passo indietro – dice – Due decreti interministeriali ad agosto hanno stanziato fondi importanti da destinare agli Atenei per contratti triennali di ricerca e borse di dottorato. Risorse finalizzate a coprire due anni su tre. Il terzo lo pagano gli Atenei in cofinanziamento. Si è presentata l’opportunità di reclutare giovani, in sostanza. Ci siamo candidati per utilizzare 164 ricercatori e 200 dottorandi. Sono tutte persone che devono lavorare su tematiche green ed innovazione tecnologica e sociale. Per tutti questi progetti è stata prevista obbligatoriamente una permanenza di almeno sei mesi in azienda e questo è certamente un valore aggiunto, perché fa sì che il reclutamento sia anche uno stimolo per il tessuto produttivo”. Prosegue la docente: “A fronte di questa opportunità, di questo treno che stava per passare e che non si doveva assolutamente perdere, ci siamo trovati a dover lavorare in tempi molto stretti, perché i bandi dovevano essere preparati in fretta affinché entro l’inizio del 2022 i giovani che saranno reclutati possano iniziare già la propria attività. Può sembrare dall’esterno una operazione banale, ma garantisco che non lo è. Ci siamo messi a lavorare pancia a terra, è stato un periodo di attività molto intensa e, grazie alla collaborazione di tutti gli uffici e di tutto il personale dell’Ateneo coinvolto in questa vicenda, abbiamo centrato l’obiettivo. I bandi sono stati pubblicati, i tempi sono stati rispettati”. Aggiunge: “è stata un’esperienza che mi dà fiducia ed entusiasmo anche rispetto al futuro. Saranno tutte così le procedure per assegnare queste risorse e tutte con progettualità da sviluppare in tempi molto brevi”.
Dal reclutamento dei giovani ricercatori alle immatricolazioni dell’anno accademico: “I dati non sono stabilizzati, e per questo non me la sento di dare numeri. Posso, però, senza dubbio fare una considerazione generale. Non si registrano flessioni, la tendenza è positiva. Non c’è stato il crollo che qualcuno aveva paventato in conseguenza delle difficoltà determinate dalla pandemia nelle famiglie. Merito forse anche della politica dell’Ateneo che ha elevato quest’anno la fascia di esonero o di riduzione della tassazione. È una politica che va incontro agli studenti, in particolare a quelli che appartengono a nuclei familiari non agiati, e della quale bisognerebbe tener conto quando si fa riferimento a graduatorie come quella del Censis, che continuano a collocare la Federico II in posizione di retroguardia senza tener conto minimamente del contesto territoriale nel quale è inserito ed opera l’Ateneo”.
La prof.ssa Mastrullo sta, intanto, per compiere il suo primo anno da Prorettrice. La prima donna ad avere rivestito questo ruolo alla Federico II. È tempo di un bilancio, sia pure estremamente provvisorio e parziale: “è un impegno molto gravoso, sotto il profilo della quantità del tempo che è necessario dedicare ad esso. D’altronde non è una sorpresa, lo prevedevo, me l’aspettavo. La qualità del lavoro che svolgo è molto gratificante, stimolante”. Il momento più difficile di questi primi 12 mesi: “La risposta è facile, direi quasi obbligata. La sospensione delle attività didattiche dello scorso autunno, che si è protratta per molti lunghi mesi. Per chi, come me, vive l’Università a tempo pieno, una brutta mazzata”. Il momento migliore? “Facile anche questa risposta. Il momento più bello è stato quello nel quale ho ritrovato l’Ateneo che conosco: le lauree in presenza, i colleghi negli uffici, le lezioni, sia pure con i limiti di affollamento in aula, gli studenti. È un ritorno alla normalità, all’ordinarietà che avevo sempre dato per scontata ma che, ad un certo punto, si era trasformata in un miraggio. Mi ha rasserenata e credo che lo stesso sia accaduto agli studenti, ai docenti ed al personale tecnico-amministrativo”.
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