Oculistica, in arrivo una docente dagli Stati Uniti

Dagli Stati Uniti alla Federico II. È il percorso di Lucia Ambrosio, oculista che ha svolto alcuni anni di insegnamento all’estero e che si appresta ora a rientrare in Italia, per andare a far parte del Dipartimento di Sanità Pubblica dell’Università Federico II. “Ambrosio prenderà servizio nel prossimo anno accademico. Verrà da noi grazie alla legge sul rientro dei cervelli, che ci permette di effettuare la chiamata diretta. Abbiamo avuto già il parere positivo del Ministero”, anticipa il prof. Giancarlo Troncone, Direttore del Dipartimento. È ancora vuota, invece, la casella della Chirurgia toracica: “Dopo il pensionamento del prof. Ferrante, siamo rimasti scoperti. C’è il tentativo di superare questa criticità. Purtroppo alcuni aspetti assistenziali non ricevono l’attenzione che meritano. Da parte nostra, lo sforzo di mantenere attive le Scuole di specializzazione è costante, ma è importante che ci siano a questo scopo le Unità operative complesse”. Sul versante delle attività scientifiche, prosegue il prof. Troncone, “siamo impegnati in progetti per il Pnrr e collaboriamo al Centro per la farmacogenomica. È una iniziativa, quest’ultima, coordinata dalla prof.ssa Angela Zampella (Direttrice del Dipartimento di Farmacia, n.d.r.). Sono state accettate le nostre proposte per svolgere alcune attività sulle tematiche della oncologia”.  Didattica. Dopo la pubblicazione del nuovo regolamento dei Master da parte dell’Ateneo, docenti ed amministrativi di Sanità Pubblica sono impegnati nella rivisitazione di quelli che afferiscono al Dipartimento: “Dovranno essere tutti rielaborati e servirà un parere del Presidio di qualità. I Master così rielaborati partiranno nel prossimo anno accademico e saranno approvati dalla Scuola di Medicina entro il 30 giugno”. Si sta lavorando, inoltre, all’accreditamento dei cinque Corsi di Laurea per l’anno accademico 2022/2023. Il più giovane tra essi è Medicina e Chirurgia ad indirizzo tecnologico: “È nato un paio di anni fa e sta andando bene perché innovazione e tecnologia si sposano bene con la medicina”. 

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