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Il prof. Edoardo Massimilla, neo Presidente della Società italiana di Storia della Filosofia, interviene sulla riforma dei Corsi di Studio

La Società italiana di Storia della Filosofia (Sisf), da marzo, ha un nuovo Presidente. Si tratta di una vecchia (e attuale) conoscenza della Federico II: il prof. Edoardo Massimilla, docente di Storia della Filosofia, ex Direttore del Dipartimento di Studi Umanistici e attuale membro del Consiglio d’Amministrazione dell’Ateneo. Socio del sodalizio scientifico da quasi due decenni – la Sisf è nata nel 2002 – Massimilla ha raccontato ad Ateneapoli la sua prestigiosa elezione soffermandosi anche sulle prospettive immediate del dibattito interno, sui lavori di preparazione al Congresso Mondiale di Filosofia del 2024 e sulla riforma degli ordinamenti dei Corsi di Studio di Filosofia. Senza dimenticare di offrire la propria visione a medio e lungo termine su cosa debba diventare l’Università, oltre il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. 

Professore, quali sono le sue sensazioni dopo aver raggiunto un traguardo così importante? “Beh, sono molto felice. Mi ha fatto molto piacere il riconoscimento di tanti miei colleghi del settore, che vede non solo la presenza di professori universitari, ma anche di studiosi di Storia della Filosofia in forza presso il Consiglio Nazionale delle Ricerche e docenti delle scuole secondarie. È una comunità molto ampia e rappresentativa della quale faccio parte da quasi due decenni. In più, aggiungo che, questa presidenza, è sì un riconoscimento per la Federico II ma soprattutto una conferma, perché nella sua storia la Società ha avuto cinque presidenti. Uno di quelli che mi ha preceduto è il Professore Emerito Giuseppe Cacciatore, il mio Maestro. La conferma sta in questo: la tradizione degli studi specificamente storico-filosofici dell’Ateneo è forte e continua”.

Quali sono i valori e soprattutto gli obiettivi che intende perseguire da Presidente? “Penso si debba riformare lo statuto del sodalizio così che contemperi la possibilità di fare incontri su piattaforme telematiche. Sembra un elemento estetico, in realtà noi saremo chiamati a prendere posizioni importanti su questioni scientifiche e di attualità, e per farlo dobbiamo essere celeri, pronti. Urge rendere il sito più smart, guardare lo stato dei lavori della nostra rivista, “Philosophia” edita da Carocci. Da un punto di vista universitario, poi, c’è una questione attualissima di progetti-riforma relativi al decreto ministeriale 270/2004 che regolamenta la struttura dei Corsi di Studio. Bisogna ribadire con forza alcuni aspetti che per la nostra Società, così come per tutte le altre del settore, sono del tutto inderogabili. È fondamentale che i Corsi mantengano la propria specificità. Esiste di fatto il pericolo di lauree che per abilitare all’insegnamento nei licei sacrifichino discipline istituzionali in favore di altre. Credo che per insegnare la Filosofia bisogna innanzitutto conoscerla. Metodi e corsi pedagogici sono certamente importanti, ma non devono intaccare in alcun modo la preparazione specifica. Questo è un sentire molto diffuso in tutto il comparto umanistico”. 

Come si può arginare questa prospettiva senza perdere di vista gli sbocchi lavorativi legati all’insegnamento, che pure rappresenta il settore che riesce ad assorbire il maggior numero di laureati in Filosofia? “Il punto è proprio questo. Io ritengo che sia assolutamente necessario che il nostro processo formativo non venga sacrificato perché la prospettiva lavorativa deve essere seria, deve fondarsi su una formazione soddisfacente. L’immissione di troppe materie concernenti i modi di insegnare non va in questa direzione. Mi viene in mente una critica in Hegel, di quello scolastico che voleva imparare a nuotare prima di entrare in acqua. Per insegnare una disciplina, bisogna entrarci appieno,  senza nulla togliere ad altri insegnamenti. Detto questo è importante tenere il passo e aggiornarsi dedicandosi alla Pedagogia, alla Psicologia dello Sviluppo, ma non possiamo permetterci, nella maniera più assoluta, di perdere la nostra matrice. Su questa cosa i sodalizi del settore devono dire la propria in maniera chiara e forte anche attraverso un’interlocuzione con Anvur, Crui, Ministero, che deve essere netta. A volte si avverte uno scollamento in tal senso”.

I prossimi due anni sono fondamentali per la SISF. Nell’agosto del 2024, a Roma, avrà luogo il 25° Congresso Mondiale di Filosofia, a tema Philosophy Across Boundaries. A che punto è lo stato dei lavori? “L’idea è quella di avvicinarci a questo evento con una serie di attività all’interno di singole Università che possano collegarsi al convegno. Il problema dei confini è il problema della filosofia, la sua capacità di passare oltre questi. L’attualità ci pone davanti temi scottanti, come questa guerra drammatica, che rappresenta un’assoluta interruzione della capacità di dialogo. Questo per dire che quando il Congresso è stato pensato non ci si poteva certo immaginare cosa sarebbe successo. Di conseguenza non possiamo tirarci indietro, dobbiamo farci i conti. Dobbiamo tentare di gettare ponti tra realtà diverse drammaticamente messe alla prova”.

Come deve reagire la comunità filosofica a questo spaesamento? “Dal mio punto di vista facendo propria la posizione del pensiero storico-filosofico. La storia costringe a una presa di distanza critica rispetto al presente. Siamo convinti che la trattazione del tema del congresso, da questa prospettiva, possa essere estremamente preziosa. A volte, ad uno sguardo superficiale, la Storia della Filosofia sembra inattuale e poco attraente. In realtà la nostra idea è che si tratti di un approccio quasi 2.0 della Filosofia e che nei momenti come questi deve venir fuori, dando l’apporto di chi è attento alla profondità storica”.

Claudio Tranchino