Startupper si raccontano a Giffoni

Capacità di fare impresa, sviluppo sostenibile, startup giovani e disruptive, industrie culturali e creative: in poche parole un mondo di opportunità che l’innovazione digitale offre ai giovani. Il 15 ottobre, Startup Italia Open Summit Giffoni Edition, coprodotto dal magazine StartupItalia e da Giffoni HUB, è stato una tappa immancabile per una quarantina di studenti Magistrali del Dipartimento di Economia, Management e Istituzioni e del Corso di Studi di Ingegneria Gestionale. Guidati dai professori Mauro Sciarelli e Pierluigi Rippa – nella cornice della Giffoni Multimedia Valley – hanno dialogato con docenti, imprenditori, manager, innovatori e istituzioni.
A valle dell’esperienza, l’entusiasmo degli studenti è alle stelle. Attuali i talk, vivaci e coinvolgenti gli ospiti, di grande ispirazione le startup che si sono raccontate. La pensano così Miriam Trombaccia, Anna Pirozzi, Nancy Todisco e Simone Vitale, studenti di Economia Aziendale che questo semestre stanno seguendo le lezioni di Governo ed Etica d’Impresa del prof. Sciarelli, e Raffaele Bruno, che arriva dalla classe di Strategia ed Imprenditorialità, Ingegneria Gestionale, del prof. Rippa. Miriam è stata decisamente contagiata dalla positività degli speaker e in particolare dell’ideatore e fondatore del Giffoni Film Festival, Claudio Gubitosi. “Si è parlato tanto della nostra generazione, la cosiddetta Gen Z, e finalmente in una chiave incoraggiante – esordisce – Noi giovani abbiamo strumenti nuovi e conoscenze più aggiornate e possiamo implementare e migliorare il nostro futuro”.
“La nostra generazione deve affrontare sfide importanti”
Di particolare ispirazione per lei, la chiacchierata tra l’esperto di comunicazione Marco Montemagno, in qualità di intervistatore, e Gubitosi “che ci ha raccontato la storia di Giffoni e sostenuto che quando si hanno grandi obiettivi e ci si impegna per raggiungerli alla fine si riesce. La nostra generazione deve affrontare sfide importanti: la sostenibilità diventa praticamente obbligatoria e le nuove tecnologie aprono scenari avvincenti”. Al primo anno di Magistrale, ha già le idee piuttosto chiare sul post laurea: “Mi interessa la comunicazione d’azienda e il modo in cui questa trasmette all’esterno i suoi valori e punti di forza. Ma è ancora presto per parlarne”. Anna, invece, è un’aspirante stratega: “Ho scoperto una predisposizione per gli insegnamenti di organizzazione, pianificazione e controllo aziendale – precisa – Voglio capire in base a cosa si muove chi prende decisioni ad alto livello e in che modo far convergere ogni azione verso l’obiettivo prescelto”. Non poteva, dunque, che rimanere affascinata dall’ampio parterre di startup: “Sono un tema all’ordine del giorno: un’idea illuminante, possibilmente tecnologica, che si trasforma in business. Ma è tutto così semplice? Da dove arrivano le buone idee creative?”, si domanda. Ascoltando le esperienze degli startupper, ha compreso “che il punto di partenza è spesso molto personale; una passione, un interesse quotidiano che si apre agli altri. Infatti mi ha colpito la storia di una laureata in Ingegneria che, dopo un’esperienza in Africa, ha lavorato ad un sistema di conduzione delle acque per le comunità più disagiate”. Le startup preferite di Nancy, invece, “sono Gaia, una piattaforma che consiglia outfit, elaborata da una ragazza giovanissima e appassionata di moda, e un robot sviluppato da un ingegnere aerospaziale che traccia e recupera le plastiche in mare”. A farla riflettere sono stati soprattutto gli interventi in cui, ancor di prima di presentare un’idea o un business, si è parlato di capitale umano. Del resto, una delle tendenze più attuali è proprio presentare l’azienda attraverso i volti e le storie di coloro che la compongono. “È giusto, così come è giusto tener conto prima dei bisogni delle persone a cui ci rivolgiamo e poi del prodotto o servizio che vogliamo lanciare”. Ecco perché concorda con le considerazioni dello scrittore Oscar Di Montigny, altro ospite, “che ha concluso il suo intervento dicendo che il denaro è nulla senza la forza e la creatività umana”. Nancy è una dei tantissimi giovani che, negli anni, hanno affollato Giffoni per il Festival cinematografico: “Avevo già familiarità con la struttura, ma non con il fondatore. In occasione di questo Summit, eravamo circa cento studenti della Federico II e dell’Università di Salerno, Gubitosi ha voluto conoscerci e parlare con tutti. È proprio il volto umano di Giffoni”. “Il rischio dello studio teorico è che si crei un disallineamento con la realtà – è il commento di Simone – Eventi come questi ci aiutano a metterci alla prova. Ci fanno comprendere se, e quanto, siamo pronti alle sfide del mondo del lavoro. Personalmente, al termine di tutti gli interventi, ho sentito di essere preparato e non vedo l’ora di darmi da fare”. Il vero innovatore, conclude Raffaele, è multitasking e aperto ad ogni sorta di contaminazione: “Durante il Summit abbiamo ascoltato registi, scrittori, divulgatori, alcuni membri dei The Jackal. Poi sono intervenuti docenti, come il prof. Giorgio Ventre sul sistema delle Academy o Federico Masi da La Sapienza sui lavori del futuro, ma anche Intesa SanPaolo che ha parlato di soluzioni digitali nei servizi bancari”. Con il prof. Rippa, “a lezione, stiamo lavorando in gruppo all’ideazione di una startup. È un esercizio utile, tanto più che in futuro mi piacerebbe avviare una mia attività. Sono interessato all’economia circolare e al concetto di rifiuto che, da spreco, si trasforma in opportunità”. Un plauso all’evento arriva anche dai docenti. “Giffoni ci ha accolti e ci ha messo a disposizione un pullman per gli spostamenti – precisa il prof. Sciarelli – Ma ci ha dato anche una bella opportunità di confronto con l’ecosistema di innovazione meridionale”. “Attività come queste aprono gli studenti a realtà belle e collaterali all’Università. Ho visto i ragazzi appassionati, sono intervenuti con domande e considerazioni, e hanno avuto finalmente l’opportunità di poter condividere tutto questo dal vivo”, chiosa il prof. Rippa.
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