Studi Umanistici: “Nulla di nuovo, da noi i posti in aula non sono mai bastati”

Il primo freddo di ottobre si manifesta a Porta di Massa con un vento inaspettato, che assale dopo il caldo patito fino a qualche settimana fa. Ma il chiostro, pieno come non mai, offre riparo ai tanti studenti che finalmente possono riappropriarsi di quei luoghi negati per quasi due anni dal Covid. Controllo del Green Pass e si è dentro, con il vecchio via vai tra personale interno, docenti, laureandi che reggono a fatica mazzi di fiori, tesi e corone d’alloro. Sole oppure ombra, a seconda delle esigenze. Chiacchiera con gli amici o solitudine da studio, che giunge alle orecchie come una litania a basso volume di chi ripete con ansia. L’ormai abusato mantra “andrà tutto bene” si può dunque coniugare al presente progressivo e in chiave interrogativa: “sta andando tutto bene?”. Non sembra. Basta grattare un po’ la superficie dell’atmosfera gioviale per rendersi conto che il Dipartimento lamenta carenze. Alcune vecchie, altre nuove. Di solito, atavico – e proprio per questo più indifferibile che mai – c’è lo “spazi cercansi”. Dopo il grido d’allarme del Direttore Andrea Mazzucchi – che su queste pagine ha più volte chiesto aiuto ai piani alti – e dei Coordinatori, stavolta la parola è tutta degli studenti che, in virtù del fatto di essere il principio e il fine di un Ateneo, espletano un proprio diritto di critica, segnatamente ad alcune conseguenze relative alla didattica mista. Che va subito precisato: era inevitabile. Tuttavia, un groviglio perverso si annoda ogni domenica, dopo la mezzanotte, e principia in un click che, tramite la piattaforma di prenotazione Go-In Student, deve essere più veloce di quello d’altri per garantirsi un posto in aula. In sostanza, accade che qualcuno occupi virtualmente una sedia per l’intera settimana, lasciando che chi non sia stato abbastanza lesto possa seguire solo da casa grazie a Teams. Ma questo è il punto: stando alle testimonianze raccolte in Dipartimento, molti non si presenterebbero a lezione, lasciando colpevolmente vacante il posto. Oltretutto, nonostante all’atto di prenotazione ognuno riceva un Qr Code da esibire, non c’è nessuno che effettui un controllo. E la diretta, quanto mai paradossale conseguenza, è che alcuni ragazzi, nonostante le ore piccole per assicurarsi la lezione in presenza, pare siano rimasti fuori dalle aule per limiti di capienza già raggiunti. Morale: il sistema in ingresso non funziona e vige un liberi tutti sottaciuto. Una gran confusione che si verifica soprattutto per i Corsi a più alto numero di iscritti. Lettere Moderne e Lingue in primis. Mentre risulta diverso il discorso per le Magistrali, molto più gestibili dati i numeri contenuti. “Reputiamo ingiusto che chi si prenota magari decida di non venire più – dicono scuri in volto tre ragazzi iscritti proprio alla Triennale di Lingue, Culture e Letterature moderne europee – Si dovrebbe far qualcosa per limitare questi danni. Noi ci stiamo prenotando ogni lunedì di ogni settimana, a partire dalla mezzanotte, ma è una corsa contro il tempo. Per di più stiamo riscontrando anche un po’ troppo sovraffollamento. Nonostante ci siano i divieti ‘non sederti qui’ a sedie alterne, è spesso tutto occupato. Alcuni hanno ammesso di non essersi prenotati e di essere venuti ugualmente. La colpa non è loro, ma di mancanza di controlli e regole. È vero che siamo tutti vaccinati, ma siamo in troppi”. Fa eco un ragazzo iscritto al terzo anno di Lettere Classiche, che parla senza mezzi termini di “sistema concorrenziale tra studenti. Io ho assistito ad una scena grottesca. Alcuni ragazzi del primo anno, nonostante la prenotazione, non sono riusciti ad entrare in aula. Hanno perso tempo per arrivare in centro magari e non hanno nemmeno potuto seguire le lezioni”. Abbastanza scorata, dopo una sola settimana di corsi, ancora un’iscritta al primo anno di Lingue: “Per me Go-In è inutile”. Nient’affatto meravigliata della situazione una 24enne in procinto di laurearsi alla Triennale di Filosofia e già frequentante di alcune lezioni della Magistrale. “Nulla di nuovo, da noi i posti in aula non sono mai bastati. Ricordo il mio primo anno, senza Covid, seduta a terra e piena d’ansia al mattino nella disperata ricerca di una sedia”. Ma, oltre agli spazi, ora ci sarebbero anche problemi legati alla connessione, con un wi-fi troppo ballerino che non garantisce una linea stabile, e al materiale utile a trasmettere le lezioni su via internet: “Alcuni professori hanno perso tempo perché non riuscivano a trovare i cavi hdmi. Senza dimenticare che Teams si blocca spesso e chi segue da casa non riesce a seguire bene”. A condensare le lamentele di questi ed altri studenti, per evitare che si disperdano nel solipsismo, ha preso posizione Link Studi Umanistici. “Ci ritroviamo sempre a discutere delle stesse questioni, che riguardano sì gli spazi per seguire le lezioni, ma anche quelli per lo studio”, spiega Cristina Trey, senatrice accademica. È fitta, infatti, a Studi Umanistici, la presenza di studenti di altri Dipartimenti (in particolare Biologia e Giurisprudenza), in cerca d’asilo per mettere fieno in cascina nelle fasce orarie in cui i corsi non ci sono; come pure di studenti de L’Orientale, dove le aule studio non hanno ancora riaperto. “Le ragioni di questi profondi disagi – continua – hanno ragioni sistemiche, che hanno a che fare con la diminuzione dei finanziamenti degli ultimi anni. Riconosciamo al Direttore Mazzucchi e alla Commissione Spazi il grande sforzo profuso (da quest’anno Cinema Astra e due aule del Palazzo di vetro sono a disposizione del Dipartimento ndr), ma è chiaro a tutti che urge un cambio di marcia. Anche su L’Orientale, abbiamo presentato tante mozioni, fatto un presidio, ma le aule restano ancora chiuse e gli studenti non sanno dove andare. Senza dimenticare, tornando al Dsu, il corto circuito generato da Go-In, con posti vacanti e studenti, di contro, tagliati fuori. Ci auguriamo che al più presto si possa tornare del tutto in presenza, visto che la campagna vaccinale corre spedita. A tal proposito, proponiamo da diversi mesi di fare una campagna informativa in parallelo, per spiegare a cosa serve e quali sono gli effettivi benefici. Per noi, in generale, quello degli spazi resta una tema fondamentale perché non ha solo risvolti logistici, ma anche politici e culturali. Bisogna decidere che indirizzo dare, come Paese, alla formazione”.
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