Valentina De Pascale, consulente Kineton in Ferrari

Inizio carriera: un mese dopo la laurea in Ingegneria dell'automazione

Solide basi tecniche, interessi coltivati con passione, orizzonti sempre aperti perché si può imparare da ogni situazione e l’occasione della vita magari è dietro l’angolo. È questa la formula del successo di Valentina De Pascale, giovane laureata in Ingegneria dell’Automazione, in Ferrari. “Per dovere di cronaca mi preme specificare che io sono assunta da Kineton, una società di consulenza ingegneristica napoletana. Quindi, di fatto, sono una consulente Kineton che lavora in Ferrari”. La sua avventura è cominciata a tempo zero, ad un solo mese dalla laurea nel luglio del 2019: “Per circa un anno e mezzo mi sono occupata di validazione delle centraline utilizzate per i sistemi ADAS, i sistemi di assistenza alla guida, quindi frenata automatica o mantenitore di corsia. Il mio lavoro consisteva nell’essere in auto, accanto al driver, durante i test su pista e su strada, per acquisire i segnali del veicolo e capire se tutto funzionasse”. Dopo un anno, ha compiuto il primo passo in avanti: “È stato messo su un progetto che ci permette di fare i test in maniera automatica, senza più bisogno del veicolo reale, impiegando un sistema di simulazione. La validazione in veicolo, poi, è sempre necessaria, ma in una fase successiva”. Valentina ora è all’interfaccia tra Ferrari e i professionisti che effettuano materialmente il lavoro, “non ancora un ruolo di primo livello, ma sono felicissima del percorso che ho svolto fin qui”. 

La passione per il mondo delle due ruote


Maranello è il sogno della maggior parte degli aspiranti ingegneri: “Che dire? È una sede bellissima, futuristica, sembra quasi di essere in un altro mondo con quei palazzoni tutti in vetro e dalle forme caratteristiche. Il Centro Sviluppo Prodotto poi è sormontato da una piscina ornamentale. E c’è tantissimo verde, molto curato”. L’appartenenza a Ferrari si sente, “qualunque sia il ruolo ricoperto. Un’emozione impagabile? Vedere in sede tutti i prototipi che non sono stati ancora rilasciati e presentati. E noi siamo lì. E devo aggiungere anche che l’azienda tiene molto ai suoi dipendenti. Lo percepiamo tutti”. Un desiderio che si avvera. “Sì e no – scherza – Durante gli studi mi ero focalizzata sull’ambito automotive, partecipando anche alla Formula Sae. Ma Ferrari mi sembrava talmente tanto irraggiungibile che non l’avevo mai davvero presa in considerazione”. Nella sua voce l’emozione è palpabile: “Io poi sono una motociclista e quindi mi vedevo più collocata nel mondo delle due ruote. Ma quando sono stata contattata da Kineton – e in quei mesi stavo ricevendo tantissime offerte, soprattutto nell’automotive – ho accettato di corsa. Ho lasciato a metà la mia vacanza in moto, sono tornata a casa, ho fatto le valigie per Modena e a metà agosto ho cominciato a lavorare in Ferrari”. 


“Non sono stata una studentessa da 110 e lode”


Un successo, il suo, che ha origine tra i banchi di Piazzale Tecchio? “Non sono stata una studentessa da centodieci e lode e non ho nemmeno concluso il percorso nel tempo canonico. Forse posso pensare di essere un esempio positivo proprio per questo, perché sono la prova che anche chi si laurea un pochino più tardi e con un voto meno alto può aspirare a risultati importanti”.

Durante la Triennale “ho avuto quelle fasi di stallo in cui incappano tipicamente tutti gli studenti. Ad alcuni problemi personali si andarono a sommare l’oggettiva difficoltà del Corso di Laurea e una pessima preparazione che mi portavo dietro dal liceo”. Alla Magistrale, invece, “sono andata più spedita, ma anche lì ho impiegato del tempo perché ho affiancato lo studio ad altre attività. Sono stata rappresentante degli studenti, in Dipartimento e in Consiglio di Scuola, e mi sono impegnata tanto con la formula Sae”. Poi aggiunge: “Non riuscivo a studiare metodicamente. Agli esami mi valutavano quasi sempre con ventotto. Quei due punti mancanti erano proprio il simbolo di quell’impegno che ponevo nelle altre cose di cui mi occupavo”. Ma, riflette, “non è stato il voto di laurea a farmi arrivare dove sono ora. Ai colloqui non mi è stato mai chiesto. I reclutatori guardano alla persona, alle soft skills, alle capacità di lavorare in gruppo e di leadership. Sembrano delle sciocchezze, ma non è così”. I tecnicismi “si imparano. Ovviamente bisogna avere delle buone basi, e Ingegneria dell’Automazione è un Corso di altissima qualità, ma non sono le hard skills la chiave del successo”.

È la persona che si costruisce nel tempo “grazie a tutte le esperienze, i successi e gli insuccessi”. E avverte: “Lo studio è passione e non vale la pena lasciarsi ossessionare dai voti e dal tempo”. Poi un consiglio: “Quando ci si trova in difficoltà bisogna chiedere aiuto. Viviamo in una società che ci dice che dobbiamo essere i migliori, ma non è questo il punto. Dobbiamo costruire la nostra personalità che è il frutto di tante cose, molte delle quali sono fuori dall’Università”. L’inizio dell’avventura in Ferrari ha segnato anche il definitivo trasferimento di Valentina a Modena, “una città bella e accogliente. Certo, è diversa da Napoli, ma non ho avuto difficoltà. Quando ho deciso di trasferirmi, ho portato con me tutta la mia vita mentre ci sono persone che pretendono di sdoppiarsi e vivere due vite in parallelo. Se penso a casa mia, penso a dove sono ora”. 


Carol Simeoli 

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