A breve le chatbox per migliorare l’interfaccia tra utente ed Ateneo

Si chiamano chatbox e sono programmi informatici che interagiscono con gli umani e rispondono alle loro domande. Croce – molto spesso – e delizia degli utenti i quali, per esempio, contattano i numeri verdi delle compagnie telefoniche per segnalare disservizi, richiedere informazioni o altro, ma entrano in un girone snervante di voci registrate e di numeri da digitare senza che riescano mai a parlare con un operatore in carne ed ossa. Tra qualche tempo anche gli studenti della Vanvitelli potrebbero doversi rapportare ad una chatbox. L’Università, infatti, ha messo in programma la realizzazione di questo sistema per migliorare e velocizzare la comunicazione con i suoi iscritti. La prospettiva – c’è da immaginarlo – potrebbe già suscitare i sudori freddi delle ragazze e dei ragazzi che si immaginano alle prese con un risponditore automatico senza speranza alcuna di venire a capo delle loro domande. Il professore Luigi Maffei, che insegna ad Architettura ed è ProRettore funzionale all’innovazione tecnologica, garantisce, però, che nella Vanvitelli le chatbox saranno studiate ed applicate in maniera da diventare effettivamente un aiuto e non un problema in più nella comunicazione. “È una iniziativa – dice – per migliorare l’interfaccia tra utente e Ateneo, per avvicinarci telematicamente agli iscritti. Una esigenza che i ragazzi avvertono con forza e che si è palesata in maniera particolare in questi mesi di pandemia, caratterizzati dalla difficoltà di comunicazione determinata dalla impossibilità di accedere fisicamente ai luoghi della Vanvitelli. Le chatbox sono un sistema che già conosciamo e spesso non amiamo ma che, se impiegate oculatamente, possono risultare utili. L’utente può lasciare una indicazione, formula una domanda e riceve una risposta. Se la domanda è complessa e non trova soddisfazione nella chatbox, è indirizzato ad un altro canale di accesso. Già alcuni Atenei in Italia e all’estero si servono di questo strumento. Deve essere ottimizzato, naturalmente, affinché la chatbox non si trasformi in un sistema per eludere i contatti e le domande. Lavoriamo per impiegarla dove veramente serve”. Un altro progetto, sul versante del potenziamento tecnologico, è quello relativo alla realizzazione di una piattaforma di corsi online ancora più efficiente e stabile. “È una iniziativa che si giustifica con la circostanza che, anche quando ci saremo lasciati finalmente alle spalle il coronavirus, l’Ateneo continuerà a proporre una certa percentuale di corsi a distanza per soddisfare esigenze specifiche di alcuni studenti. Pensiamo, per esempio, agli Erasmus”. È stata, intanto, modificata ed aggiornata la presentazione dell’Ateneo sul sito internet. “C’è una panoramica di tutta l’offerta – dice Maffei – e cliccando sui Dipartimenti si aprono i video e le informazioni. Gli aggiornamenti sono stati realizzati dall’Ufficio di comunicazione per presentare l’Ateneo in maniera più diretta ed accattivante. Mi pare che ne sia venuto fuori un buon lavoro. Il problema dei siti è che tra informazioni burocratiche che devono contenere e quelle degli utenti possono diventare difficili da utilizzare. Per questo si è pensato di rendere più agile ed efficace dal punto di vista comunicativo la sezione dedicata alla presentazione dell’offerta formativa”. Relativamente al sito, il prof. Maffei ricorda agli studenti che già oggi è possibile entrare con lo spid e con la carta di identità elettronica per alcuni servizi, ad esempio per avere una certificazione, senza che ci sia la necessità di recarsi materialmente agli sportelli e agli uffici di segreteria.
 
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