Jessup Competition: la squadra della Vanvitelli finalista ai Round Nazionali

Giurisprudenza: la competizione di Diritto Internazionale impegna studenti di oltre 90 Paesi

Campane a festa per quattro studenti del Dipartimento di Giurisprudenza: si sono classificati finalisti, accanto all’Università degli Studi Roma 3, nei Round nazionali della Philip C. Jessup International Law Moot Court Competition, la più grande e prestigiosa competizione di Diritto internazionale al mondo. Il contest, conosciuto nella forma abbreviata di Jessup Competition, prende il nome dal diplomatico e giurista statunitense Philip C. Jessup,  rappresentante della Corte internazionale di Giustizia negli anni Sessanta, e si svolge ogni anno coinvolgendo oltre 700 università da 90 Paesi. Si tratta di un vero e proprio caso di Diritto internazionale tra due Stati fittizi, dove ai partecipanti è chiesto di dividersi tra applicant (accusa) e respondant (difesa) e presentarsi davanti ai giudici della Corte Internazionale di Giustizia, l’organo giudiziario delle Nazioni Unite, che sono selezionati su base volontaria tra docenti di Diritto internazionale ed esperti del settore. La competizione prevede due fasi: una in cui a confrontarsi sono le università nazionali (National rounds) e una in cui i vincitori della fase nazionale si sfidano a livello internazionale a Washington D.C. (International rounds). Gli studenti della Vanvitelli si sono aggiudicati, insieme a Roma 3, i Round nazionali e adesso voleranno a Washington, seppure virtualmente. Sì, perché per la seconda volta nella storia del Jessup la competizione si è svolta online a causa della pandemia da Covid-19 e si svolgerà online anche per la tappa internazionale. “Il caso proposto quest’anno dall’Organizzazione del contest è una controversia internazionale tra la Repubblica Democratica di Antara e il Regno di Ravaria”, ha spiegato la prof.ssa Maria Chiara Vitucci, docente di Diritto internazionale che ha accompagnato gli studenti in questo viaggio. Nel caso di specie “il Suthan, una parte di popolazione di Antara, ha indetto un referendum popolare per l’indipendenza. Ravaria lo ha appoggiato con la speranza di annetterlo al suo territorio. La controversia tocca numerosi punti come il rispetto dei diritti umani su Internet, il furto di dati, le dinamiche di secessione da una nazione e le interferenze straniere nelle elezioni di uno Stato, tra le quali rientra l’uso dei social network per diffondere disinformazione”. Tutte tematiche molto care all’attualità che forniscono ai partecipanti dei punti di partenza sui quali basare le loro arringhe. “Gran parte del lavoro è dedicato allo studio delle fonti bibliografiche – ha spiegato Clelia Colurcio, al quinto anno di Giurisprudenza e col desiderio di diventare un avvocato nell’ambito del Diritto internazionale, che nel processo fittizio rappresenta la difesa di Ravaria – Per soddisfare debitamente le argomentazioni è necessario conoscere il caso di cui si parla. Occorre quindi mettere mano a casi analoghi o simili, alla legge in materia e alle sentenze delle Corti che si sono già pronunciate in merito. Le memorie presentate dalla difesa (cioè la versione scritta dell’argomentazione o arringa) si basano sulle imputazioni rivolte di volta in volta dall’accusa; si tratta perciò di un lavoro lungo e impegnativo, il cui epilogo è la pronunciazione, rigorosamente in lingua inglese, di fronte ai giudici della Corte internazionale di Giustizia”. Le cose si fanno un tanto più semplici per l’accusa, sebbene non meno impegnative, come ha affermato Sara De Lucia, come la collega al quinto anno di Giurisprudenza: “Essendo l’accusa a formulare i punti su cui si baserà il processo, ha più libertà di manovra. La difesa è invece vincolata a rispondere dei capi d’accusa rivolti all’imputato”. Il principale ostacolo nella partecipazione al contest è quello della lingua: “Non si tratta solo di parlare in inglese, ma di usare un linguaggio tecnico in una lingua diversa – ha continuato Sara – Per alcuni di noi questo non ha rappresentato una grande difficoltà, per altri sì. Personalmente ho familiarità con l’inglese sotto tutti i profili, ad eccezione del parlato. L’apprendimento di una lingua, per consolidarsi, ha bisogno della pratica costante. Sicuramente questa esperienza, oltreché rappresentare un’incredibile opportunità di crescita, mi ha incentivato a focalizzarmi maggiormente sullo studio della lingua”. Il contest ha infatti permesso agli studenti di acquisire numerose conoscenze: “Lo studio della giurisprudenza è per lo più teorico – ha spiegato Clelia – e la Jessup Competition ci ha dato la possibilità, per la prima volta, di mettere in atto le conoscenze che abbiamo acquisito nei cinque anni di studio. Non solo, essendo temi di discussione quelli riguardanti l’impiego della tecnologia, botnet (cioè reti di computer infettati da virus e malware), social network e uso improprio dei media, abbiamo potuto interfacciarci con dinamiche molto attuali che, con tutta probabilità, saranno sempre più frequenti in futuro. Credo non siano casuali le analogie con fatti come l’uso demagogico dei social network da parte di Trump o le manifestazioni violente di Capitol Hill che sono seguite alla conclusione del suo mandato. Insomma, un’esperienza molto formativa”. La Vanvitelli aveva già partecipato al Jessup nel 2015 senza classificarsi, ma stavolta le cose sono andate diversamente. “Abbiamo una squadra di studenti preparati ed entusiasti, che hanno dimostrato il loro valore e la loro voglia di mettersi in gioco – ha detto la prof.ssa Vitucci – Non ci aspettavamo la vittoria contro Torino e quando è arrivata la notizia siamo rimasti tutti con un palmo di naso. Adesso però dobbiamo impegnarci: il 24 marzo si apriranno i Round internazionali e noi non ci faremo cogliere impreparati. Chissà che saremo proprio noi ad alzare la Jessup Cup”. Grande entusiasmo anche nelle parole delle protagoniste. “Non mi aspettavo la vittoria – ha detto Clelia – Adesso sono ancora più motivata ad andare avanti e, anche se la vittoria non verrà assegnata a noi, questa esperienza mi avrà insegnato molto, dal punto di vista professionale e umano”. “Vincere è stato bellissimo – ha concluso Sara – ancor più perché è stato inaspettato. Non solo, è stato ancor più bello perché eravamo insieme. Non sarebbe stato lo stesso senza i nuovi amici a fianco e senza l’appoggio e l’entusiasmo della prof.ssa Vitucci e degli altri membri del team. Partecipare a questo contest è stata una delle decisioni migliori di sempre”.
Nicola Di Nardo 

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