\”La medicina più usata al mondo? La preghiera\”

La Psicologia clinica incontra l’Antropologia medica, passando per i tortuosi sentieri della superstizione. È accaduto nell’incontro apripista del ciclo seminariale del Laboratorio di Antropologia delle Società Complesse, tenuto dalla prof.ssa Fulvia D’Aloisio presso il Dipartimento di Psicologia. Ne ha parlato il 24 aprile il prof. Pino Schirripa, docente di Antropologia Medica e Antropologia Religiosa a La Sapienza di Roma, “figura di spicco della scuola italiana di africanisti”, come ha sottolineato la prof.ssa D’Aloisio. “Qual è la medicina più utilizzata al mondo? – l’ospite si rivolge ad una platea di studenti incuriositi – La preghiera! Al solo terzo posto si colloca l’aspirina, dopo il pollo sotto forma di animale sacrificale, e non di brodo!”, come molti hanno inteso. La malattia, in tal modo, si colora di note mistiche e affascinanti; gli studenti, provenienti da più corsi, restano incantati. È lungo e tortuoso il percorso tematico ma tanto interessante: si va dalla complessità della relazione medico-paziente, alla “scena affollata” del capezzale del malato, luogo di riunione in cui l’ammalato si affida a risorse differenti: preghiere, medicine, esorcismi, tisane, gesti apotropaici. “Immaginiamo che la dott.ssa Yang di Grey’s Anatomy – nota serie tv ambientata in ospedale – accompagni il paziente in sala operatoria e che quest’ultimo faccia le corna. Questa è superstizione, fa parte della cultura popolare e non è altrettanto scontata quanto la religione o la medicina! Si fa riferimento ad un altro orizzonte di valori, ad altre concezioni di malattia, in cui c’è l’idea che magari con gesti scaramantici si possa aiutare il medico ad esorcizzare la malattia”. È necessario accettare la complessità del sistema medico, secondo il professore, e non solo le risorse biomediche, “una data malattia è il modo in cui una determinata società dà nome ad un qualcosa che si manifesta mediante segni e sintomi; per cui, in altri contesti, come quelli africani, ci saranno altri modi di individuare quel qualcosa e in base a ciò si prendono provvedimenti, tra cui ricordiamo l’esorcismo. Il confine tra normalità e malattia è del tutto arbitrario; quest’ultima va vista come inscrizione nel corpo delle disuguaglianze sociali”, conclude Schirripa. 
Interviene il prof. Paolo Cotrufo, docente di Psicologia Clinica e Direttore dell’Osservatorio dei Disturbi del Comportamento Alimentare, il quale pone un interrogativo: “se l’ulcera dipende da un batterio, allora perché io mi ammalo e tu no? È questa la domanda che spesso non ci si pone, perché alla medicina questo non interessa; ma è importantissimo valutare gli effetti della psiche sul corpo, quali sono le reazioni psicologiche che possono suscitare crolli immunitari, responsabili di determinate malattie. È quello che sta cercando di fare la Neuropsicoimmunologia, nuova branca medica”.
In aula si apre il dibattito, incentivato dalle numerose domande degli studenti: Perché ci si ammala? Cosa fa sì che la malattia perduri? Ancora: “è la malattia che produce la diagnosi, o la diagnosi che produce malattia?”, chiede il prof. Cotrufo. Si affronta la tematica dell’etichettamento, in cui l’effetto terapeutico non fa altro che derivare dalla credenza del soggetto che si affida alla medicina, così come alla religione, perché ci crede. “Esiste un potenziale di auto-cura, senza bisogno di un supporto dotato di scientificità. Se abbiamo la possibilità di curarci da soli, avremmo sicuramente anche la capacità di ammalarci da soli, e la malattia produce intorno al malato delle relazioni che danno senso al malato stesso e alla sua malattia. Bisogna prenderne atto, soprattutto nel contesto della psicoterapia”, conclude Cotrufo.
Quale risvolto sulla formazione degli studenti in Psicologia Clinica può avere un Laboratorio incentrato sullo studio dei processi di salute e malattia nelle varie culture? Lo spiega la prof.ssa D’Aloisio: “in futuro il laureato andrà ad interfacciarsi anche con pazienti dalle differenti concezioni dei termini malattia e guarigione; è più che mai importante prenderne atto da un punto di vista multiculturale, di relatività culturale, includendo anche credenze di guarigione alternativa”, come quella del Reiki, citata da alcuni studenti. 
I prossimi incontri (ore 11, aula E2 del plesso di via Vivaldi): il 15 maggio la prof.ssa Sabrina Perra dell’Università di Cagliari relazionerà su “Medicina di genere in un reparto cardiologico. Rappresentazioni della malattia e strategie di coping”; il 22 maggio il prof. Alberto Baldi della Federico II interverrà su “La foto di famiglia dal vecchio album alla ribalta dei social network”. I seminari sono aperti a tutti; sarà possibile ritirare gli attestati successivamente, presso lo studio della prof.ssa D’Aloisio in Viale Elittico. 
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