“L’organizzazione degli esami è un incubo”

“Molta delusione” per gli studenti di Medicina e Chirurgia in lingua inglese, Corso internazionale che integra l’offerta formativa del Dipartimento di Medicina di precisione della Vanvitelli. In particolare viene recriminata   un’organizzazione carente sotto diversi aspetti e, anche se pochi hanno voluto esporsi, i messaggi sui gruppi whatsapp degli studenti (rigorosamente in lingua inglese) sono concordi nelle rimostranze. Si tratta di un sentimento collettivo, gli studenti affermano di discuterne molto. “Il principale problema, secondo me, sono le propedeuticità”, afferma Marta Giovanardi, studentessa al terzo anno che si è trasferita da Brescia e che da quest’anno, dopo il gap dell’era Covid, è alla rappresentanza del Corso di Laurea. Si spiega meglio: “L’organizzazione degli esami è un incubo, nel senso che ci troviamo ad affrontare esami annuali giganteschi. Inoltre Anatomia 1 e Anatomia 2 (due degli esami rinomatamente più complessi) sono collocati il primo al secondo semestre del primo anno e il secondo al primo semestre del secondo anno. Il risultato è che la maggior parte degli studenti del terzo anno non ha ancora sostenuto l’esame di Anatomia o comunque è molto in ritardo con gli esami del secondo anno. Comprendo che non dipenda dai professori e che magari loro stessi si trovino in una situazione spiacevole, ma davvero si tratta di un incubo”. Per due anni non c’è stata una rappresentanza studentesca, quindi l’organizzazione è stata delegata a rappresentanti ufficiosi. Marta è stata uno di questi: “Ufficialmente non ero riconosciuta come rappresentante, ma gli stessi docenti si rivolgevano a me per l’organizzazione degli esami e, poiché le slide dei corsi non venivano caricate sulle apposite piattaforme, ero io a doverle distribuire sui vari gruppi. Sono stati due anni molto complessi”. Le rimostranze di Marta però, ci tiene a precisarlo, non sono dovute all’attività dei docenti, quanto a un sistema che forse sarebbe il caso di rivedere. L’invocazione è al Senato Accademico, perché la questione arrivi almeno ad essere discussa. Da come la vedono lei e i colleghi, se un sistema è poco funzionale va modificato, a prescindere dal numero degli iscritti al Corso di Laurea. “Mi sono trovata molto bene con alcuni docenti, come i professori Marco Romano di Gastroenterologia o Vincenzo Desiderio di Ginecologia, ma in molti altri casi noi studenti ci siamo sentiti soli”. Un’organizzazione carente che, scendendo leggermente più nel dettaglio con il racconto di Nicolas Cavaliere, anche lui al terzo anno, arriva a volte a complicare la vita stessa degli studenti: “È capitato che ci presentassimo online per un esame che avremmo dovuto sostenere alle 9 e il docente non si sia fatto vivo. Solo molto dopo, verso le 12, siamo stati contattati da un assistente o siamo stati noi studenti a contattare la segreteria che ci ha informato sui fatti. La prima volta hanno spostato un esame al giorno dopo e io ho dovuto rimandare una visita medica. Il giorno dopo l’esame è stato spostato di una settimana”. Non solo. Sebbene la maggior parte dei docenti sia molto preparata sotto il profilo linguistico, circa un quarto di loro “presenta difficoltà nella costruzione di semplici frasi e alterna lessico inglese e italiano, idem vale per le slide”,  aggiunge Nicolas. Entrambi gli studenti, in conclusione, sceglierebbero altre cento volte un Corso di Laurea in lingua inglese, ma allo stato dell’arte non consiglierebbero la Vanvitelli, e dai messaggi sulle chat l’opinione pare essere unanime. “Noi siamo convinti che si possa fare qualcosa in Collegio con i docenti, persone che stimiamo umanamente e professionalmente – chiosa Marta – In gioco c’è la formazione dei futuri medici, e se ci esponiamo è proprio perché teniamo alla nostra preparazione e perché vorremmo che il nostro percorso fosse quanto più sereno possibile, dato che già di per sé è molto impegnativo”. 

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