Telescopi marini e acceleratori di particelle per chi studia Fisica a Caserta

“I nostri numeri non sono male, ma ci piacerebbe fare di più. La cosa curiosa è che riscontriamo più successo all’estero che in Italia”, racconta il prof. Lucio Gialanella, Direttore del Dipartimento di Matematica e Fisica, appoggiato dal prof. Nunzio Itaco che sarà il prossimo Presidente del Corso di Laurea in Fisica. Parole pronunciate il 7 settembre sull’autobus che aveva il compito di condurre i presenti presso il Circe (Center for Isotopic Research on Cultural and Environmental heritage), nel corso della giornata di orientamento dal titolo “Studiare Fisica a Caserta”. Una trentina i presenti che alle 9.30, dopo la scansione del green pass, hanno varcato le soglie del Dipartimento in via Vivaldi, finalmente in presenza. Dapprima una presentazione del Corso di Laurea Triennale, introdotto dal prof. Gialanella e poi reso adamantino dalle parole del prof. Itaco. Anzitutto, perché studiare la Fisica? E chi è il fisico? “Il fisico è colui che tenta, in modo sperimentale, di dare una risposta a quesiti piuttosto complessi: Come si è formato l’Universo? Quali sono i costituenti ultimi della materia? Perché le interazioni fondamentali sono solo quattro? L’antimateria si comporta come la materia? Le costanti fondamentali della Fisica sono davvero invarianti nello spazio e nel tempo?”, ha spiegato il prof. Itaco. “La fisica – ha continuato – in qualità di scienza sperimentale, coordina le conoscenze acquisite sui fenomeni naturali circoscrivendole in un sistema di leggi, le quali rappresentano la spiegazione di ciò che osserviamo. È una scienza che spazia dall’infinitamente piccolo all’infinitamente grande”. Il principale sbocco occupazionale del fisico è la ricerca, ma non è l’unico: insegnamento in scuole secondarie di primo e secondo grado e attività professionale in vari settori dell’industria sono infatti obiettivi appetibilissimi, stando anche al continuo avanzamento della tecnologia che amplia il novero delle possibilità. Studiare Fisica a Caserta può rivelarsi vantaggioso per molti motivi, come ha raccontato il prof. Gialanella: “anzitutto l’alto punteggio ottenuto dall’Ateneo nei test Anvur, che ci colloca al primo posto tra le università del Sud d’Italia; oltre a questo la preparazione del corpo docente e i servizi allo studente”. Corsi propedeutici di 16 ore in strumenti matematici, tutor individuali, possibilità di corsi rallentati (4 o 5 anni) per studenti lavoratori e attività didattiche integrative e di recupero sono alcuni tra questi servizi, senza considerare l’avanguardia degli spazi e delle strutture. Prosecuzione naturale del Corso di Laurea Triennale in Fisica è quello Magistrale internazionale in Physics e successivamente è prevista la possibilità di un Dottorato di Ricerca in Matematica, Fisica e Applicazioni per l’ingegneria. 
Dopo la presentazione del Corso, il gruppo è stato diviso in due drappelli e si è proceduto alla visita guidata del Dipartimento: il Laboratorio di Fisica numero 1, dove gli studenti si dedicano a esperimenti di meccanica, spiegato dal prof. Eugenio Fasci che si occupa di Fisica ottica, luce ed elettromagnetismo. Poi la fornitissima Biblioteca, forte di 11.000 volumi in cartaceo più 6.000 in formato digitale dalle cui pareti i ritratti dei più eminenti scienziati guardano gli astanti. A causa del Covid, tuttavia, l’accesso alla biblioteca è attualmente consentito soltanto per il prestito e su prenotazione. Infine il Laboratorio di calcolo scientifico che, provvisto di un calcolatore all’avanguardia acquistato grazie ai fondi del progetto Valere voluto dall’ex Rettore Paolisso, coopera con importanti partner tra cui, spiega Gialanella con orgoglio, il Centro Euro-mediterraneo sui Cambiamenti Climatici. 
Poi lo spostamento in bus verso il Circe di San Nicola La Strada, dove il Direttore ha offerto una colazione ai presenti prima di intraprendere il Tour. Non tutti sanno che nei visceri di questo laboratorio è in atto un progetto che, usando le parole di uno dei tecnici, “sarà la più grande opera umana dopo la Grande Muraglia Cinese, una volta portata a compimento”. Si tratta del telescopio denominato KM3NeT, un dispositivo creato in collaborazione con numerosi Paesi europei ed extraeuropei che permetterà di sondare in lungo e in largo lo spazio profondo, sfruttando l’azione di particelle quali neutrini e muoni. “Tutto nasce per un unico scopo – racconta uno dei tecnici responsabili del laboratorio – cioè quello di guardare il più lontano possibile. Noi sappiamo, grazie alla relatività, che guardare più lontano nel cosmo significa guardare più indietro nel tempo. Questo avviene perché la luce (fascio di fotoni) viaggia a una certa velocità; se noi guardiamo verso il Sole, ad esempio, vediamo non il Sole come è adesso, ma come era 8 minuti fa, perché la luce della nostra stella impiega circa 8 minuti a raggiungere la superficie della Terra. Con le nostre attuali tecnologie siamo in grado di osservare l’Universo per come era alcuni milioni di anni fa, ma con una strumentazione come KM3NeT potremo permetterci, in linea teorica, di ragionare nell’ordine di miliardi di anni indietro nel tempo e arrivare il più vicino possibile all’evento cosmico che secondo la cosmologia ha generato l’Universo, il Big Bang”. Un telescopio molto particolare dunque, che, a differenza di tutti gli altri (come Hubble), non sarà collocato in montagna o sul livello del mare ma, udite udite, a 3.500 metri sott’acqua, in pieno Mediterraneo. I raggi cosmici provenienti da eventi come l’esplosione di supernove raggiungono la superficie terrestre e generano, una volta penetrati negli strati superiori dell’atmosfera, muoni e neutrini. I muoni si muovono celermente, specialmente in acqua (ed è per questo che il telescopio sarà installato in profondità) dove scorrazzano a una velocità superiore a quella della luce; questa loro corsa produce un fascio di luce blu che, con centinaia di sensori visivi e uditivi, può essere rilevato e tradotto in informazioni. Un progetto storico e ambizioso nel quale la Vanvitelli recita una parte essenziale. E non è finita. La seconda parte del tour ha previsto la visita all’acceleratore di particelle che si trova in loco, le cui dimensioni sono davvero impressionanti. Numerose sono le applicazioni di questa strumentazione, non ultima quella in ambito medico, per la distruzione delle cellule tumorali. Una strumentazione peraltro molto onerosa, se si pensa che il costo per ogni volta che si avvia l’acceleratore è di circa mille euro, cifra che l’Ateneo non potrebbe permettersi neanche con le numerose collaborazioni che ha intessuto nel tempo. È per questo che il Circe offre anche servizi a pagamento come la misurazione al radiocarbonio e l’impiantazione ionica, che permettono di fatturare circa 350mila euro annui; l’intero fatturato va a coprire le spese del Centro e la ricerca. 
All’una circa il gruppo è rientrato in via Vivaldi, dove il Direttore ha fornito le ultime spiegazioni riguardo alle eventuali immatricolazioni: “una volta sostenuto il test di autovalutazione del Cisia potrete immatricolarvi, anche se non lo avrete superato; eventuali debiti verranno recuperati con  corsi di cui verrà reso noto il calendario. Inoltre è possibile seguire i corsi anche se l’immatricolazione non è completata. Non avete motivo di preoccuparvi, i docenti sono qui per ogni vostra perplessità e vi seguiranno lungo tutto il vostro percorso, tutto ciò che dovete fare è contattarci, venirci a trovare e consultare il sito di Dipartimento”. 
Una mattinata densa di spunti di riflessione che, finalmente in presenza, ha messo in luce l’impegno del Dipartimento e dei suoi docenti nel far conoscere quel mondo nel mondo che è lo studio della Fisica e quale sia l’importanza che ricopre. Un’esperienza che, a prescindere dal percorso di studi che i partecipanti intraprenderanno, resterà impressa nella loro memoria, a testimonianza di quanto grandi possano essere le opere umane quando si mettono al servizio della conoscenza. 
 
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