Un esame singolare per gli studenti-attori di Medicina

“Lentamente muore chi non capovolge il tavolo, chi è infelice sul lavoro, chi non rischia la certezza per l’incertezza, chi rinuncia ad inseguire un sogno”. Con i versi dell’Ode alla vita di Martha Medeiros, gli studenti di Medicina dal terzo al sesto anno provano a dirci che stanno inseguendo un sogno, quello di diventare bravi medici. Abituati a vederli nelle corsie d’ospedale con camice bianco, o tra i banchi universitari intenti a prendere appunti, stupisce che si mostrino sotto un’altra veste: quella di attori. Lo fanno grazie al Laboratorio teatrale ADE (Attività Didattica Elettiva) organizzato dal professore di Statistica Medica Ciro Gallo, che per l’occasione si trasforma in produttore dello spettacolo, condotto dal professionista dell’Accademia Silvio D’Amico Salvatore Cardone e svoltosi nella Chiesa della Croce di Lucca il 4 maggio. “Questo non è uno spettacolo, ma un esame universitario singolare, dove gli spettatori non sono altro che testimoni di un percorso degli studenti”, avverte il professore. “Nella relazione medico-paziente entrano in gioco diversi elementi, come l’affettività e l’emotività. Il dottore deve entrare nel vissuto dell’ammalato e gestire un rapporto di scambio, perché il paziente ha diritto ad essere egoista.  Deve farlo con creatività, perché ogni paziente è diverso dall’altro. Queste cose non s’insegnano e lo studente di Medicina non pensa ancora come un medico. Perciò ho ideato il laboratorio: allo scopo d’insegnare la pedagogia del fare, iniziare un percorso di ricerca volto a riconoscere le proprie paure e trasformarle in drammaturgia, senza il paracadute di un testo e senza prestare attenzione alla dizione”. In quanto tecnica, la medicina si avvale di strumenti; in quanto scienza è sorretta da pensiero e ricerca, in quanto arte dà valore ad intuito ed esperienza: “la medicina e il teatro condividono la centralità del corpo; racconto, sguardo, ascolto, controllo, emozione: parole chiave dell’esperienza medica. Del paziente il medico deve saper leggere: il disagio, la paura, la vulnerabilità. Deve saper costruire il silenzio come circostanza d’ascolto, andare oltre le parole, interpretare il corpo”. È proprio ‘La strategia del silenzio’ il titolo della rappresentazione dei ragazzi, i quali si sono confrontati con ‘Un caso di pratica medica’ di Cechov, misto a brandelli della loro vita, in una composizione estemporanea, accompagnata dal clarinetto del docente-strumentista Michele Grieco. Il testo si presta alla rappresentazione del rapporto medico-paziente, in quanto protagonista è il dottor Korolev, chiamato al capezzale di una giovane  malata, ricca ereditiera di una famiglia proprietaria di numerose fabbriche. Recandosi a visitarla, si ritrova in un ambiente squallidamente industriale e comprende che il malessere della ragazza ha la stessa origine di quello degli operai: per quanto lei ricca e gli operai sfruttati, è l’ambiente malsano e alienato la causa dell’infelicità di entrambi.  “È stata una sorta d’improvvisazione, perché fino a tre ore prima della rappresentazione gli studenti non sapevano quale sarebbe stata la loro parte. Questo ha trasmesso loro disorientamento ed ansia, ma li ha tenuti in gioco. Hanno accettato di partecipare al Laboratorio, non certo per i tre crediti formativi, potevano averli più facilmente: 60 ore sono lunghe e provare dove fa un freddo cane è difficile, l’hanno fatto proprio per mettersi alla prova. Attività come questa veicolano lo scambio docente-studente, dove troppo spesso c’è una comunicazione passiva. Onorato di aver trascorso alcuni mesi con i ragazzi, e affascinato dalla loro voglia di esserci”.
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