145 studenti volontari per ‘Save the Children’ lo scorso anno, e ora si ricomincia

Per il terzo anno di fila, L’Orientale prende parte al progetto di Save the Children per il supporto allo studio a bambini e adolescenti che vivono, anche a causa della pandemia, situazioni di difficoltà educativa. “Tematiche quali l’inclusione di studenti con svantaggi, l’integrazione della differenza, della multiculturalità, sono parte della nostra formazione da sempre. Da alcuni anni, inoltre, DSA (Disturbi Specifici dell’Apprendimento) e BES (Bisogni Educativi Speciali) sono parte della Terza Missione d’Ateneo, e ci stiamo impegnando in iniziative che abbiano un peso e attuino un cambiamento sul nostro territorio”, racconta la prof.ssa Katherine Russo, Delegata del Rettore alla Disabilità e referente di Ateneo per il progetto.

“Lo scorso anno sono stati 145 i ragazzi che hanno preso parte all’iniziativa. Grazie a quest’ampia adesione e alle competenze acquisite dagli studenti nella formazione accademica, L’Orientale si è distinta ed è stata premiata tra le più virtuose Università in Italia”, continua la docente, che ha preso parte in prima persona alla cerimonia di premiazione tenutasi online, in diretta da Milano, lo scorso novembre. Tra i presenti in sala per la cerimonia Ferruccio Resta, Rettore del Politecnico di Milano e Presidente della CRUI. 

Al progetto “Volontari per l’Educazione” si può partecipare in maniera indipendente e autonoma oppure usufruendo della convenzione per il proprio tirocinio curriculare. “Questa seconda possibilità – dice la prof.ssa Russo – è stata realizzata grazie anche all’impegno del nostro Ufficio SOS (Servizio Orientamento Studenti) e al supporto della prof.ssa Chiara Ghidini”, Referente di Ateneo per l’orientamento e il tutorato. Quest’anno la partecipazione ai fini del tirocinio comporterà 9 ore settimanali, ripartite in 3 ore di formazione, più 6 di tutorato ad uno o più ragazzi, assicurando la propria disponibilità dal lunedì al venerdì. Il vantaggio, dice la prof.ssa Russo, è di imparare facendo: partecipare ad un progetto di educazione per cui serve mettere in pratica delle conoscenze specifiche, “che è un po’ quello che ci si aspetta da un serio tirocinio formativo”.

La risposta degli studenti, chiara anche nei numeri, è stata ampiamente positiva: “molti vogliono lavorare nella cooperazione e nello sviluppo, o nell’ambito dell’educazione. D’altra parte, i nostri Corsi di Laurea preparano molto all’inclusione e alla differenza – sottolinea la prof.ssa Russo – Abbiamo già Corsi che si occupano della competenza interculturale, e sicuramente si potrebbe specializzare ancora di più questo ambito, ad esempio approfondendo i DSA nell’apprendimento delle lingue, aspetto di cui ancora soffre il territorio”. 
Quando è nata la possibilità di partecipare, racconta la prof.ssa Chiara Ghidini, “ci siamo subito adoperati. Dagli incontri finali, in cui gli studenti coinvolti nell’iniziativa esponevano in una presentazione la propria esperienza, si è capito che avevano sì assorbito i concetti delle ore di formazione, ma che erano diventati autonomi e intraprendenti nell’organizzazione delle attività. Molti si sono rifatti ai Bisogni Specifici dei ragazzi che dovevano seguire, al loro contesto familiare e scolastico, creando rete con le istituzioni e costruendo sillabus specifici”. Per il loro impegno e per l’approfondimento della propria formazione, i volontari ricevono un attestato finale da poter inserire nel proprio curriculum, a conferma dell’esperienza svolta. “Si tratta di un’occasione per conoscere la realtà, ma affiancati sempre da una guida – sottolinea la prof.ssa Ghidini – All’aspetto formativo si aggiunge quello dell’orientamento, per chi scopre, in questo modo, una predisposizione a questo genere di professione”. Secondo la docente, non ci sono limiti per questa esperienza e non si tratta di un’occasione più adatta a studenti del ciclo Magistrale o Triennale: la partecipazione è aperta a tutti. “Certamente – continua Ghidini – ci auguriamo di tornare presto alle attività in presenza. In questi due anni, l’Ufficio SOS ha lavorato moltissimo e c’è stata una completa collaborazione tra ufficio e docenti, referenti e non”. Preoccupata che le carriere degli studenti potessero rallentare, riconosce come dall’emergenza siano nate iniziative belle e importanti: “si è fatta di necessità virtù, ma adesso vorremmo tornare a pensare a una situazione meno traumatica e organizzare una digitalizzazione che velocizzi tutto il sistema. Ci potremmo così dedicare alla manutenzione delle convenzioni, nell’ottica di offrire le migliori esperienze formative ai nostri studenti”. 

Angela e Rosaria raccontano…

L’idea di aiutare ragazzi in situazioni di svantaggio educativo o difficoltà specifiche ha attirato l’attenzione di molti studenti, tra cui Angela Di Maio, al secondo anno della Magistrale in Lingue e Culture dell’Asia e dell’Africa. “Una tutor mi ha affiancato durante l’esperienza – racconta la studentessa – e ho conosciuto la famiglia e la docente del ragazzo che ho seguito. Gli incontri di formazione, tenuti da professionalità diverse (medici, psicologi, educatori), sono stati fondamentali. Ci hanno spiegato come approcciare i ragazzi e come confrontarci con i DSA”.

Angela ha incontrato il suo studente, un ragazzo marocchino di prima media, due volte a settimana, con l’obiettivo di approfondire la sua competenza nella lingua italiana e andando oltre i semplici compiti scolastici. La prima esperienza educativa, dice, “mi è servita molto. Ideavo la lezione da zero, anche grazie al supporto dell’insegnante del ragazzo”. Con questa esperienza si è messa in gioco e ha cercato di capire se questo ambito lavorativo può essere l’ideale per lei, anche in futuro: “ad oggi il mio progetto è proprio quello di insegnare”. Unico rammarico è la distanza perché “è chiaro che dal vivo si riesce a trasmettere meglio le emozioni e uno sguardo, un sorriso, sarebbe stato vissuto in modo diverso, più diretto”.

Rosaria Murale, laureanda Triennale in Lingue e Culture Comparate (“all’inizio avevo un po’ di timore che potessi avere delle lacune. Grazie alla formazione di Save the Children, invece, sapevamo come approcciare i ragazzi e le loro famiglie. Non siamo mai stati lasciati soli”), ha seguito, ai fini del proprio tirocinio, un ragazzo di terza media nel suo percorso educativo integrativo: “abbiamo avuto tre incontri a settimana, da maggio a giugno. È un ragazzo molto volenteroso, ma si è trovato in difficoltà dopo il periodo di DAD e questo lo ha rallentato”. Entusiasta dell’esperienza, la studentessa ha poi scelto di continuare con il volontariato con Save the Children anche nei mesi estivi: “assistevo i ragazzi nello svolgimento delle attività per le vacanze. Il mio supporto, in questa seconda occasione, è stato focalizzato soprattutto sull’italiano e l’inglese, ma ho spiegato ai ragazzi anche la letteratura, cercando di rendere più semplice L’Odissea”. Rosaria si è confrontata con studenti di Rosarno, in Calabria, con situazioni familiari difficili. “Ho conosciuto i ragazzi, il contesto in cui vivono e ho capito che per insegnare non basta avere le competenze ma occorre anche sensibilità. Non tutti hanno l’empatia necessaria”, dice. Un’attività che le sarà utile in futuro: aspira proprio alla carriera di insegnante.  

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