Il racconto di Karolina, studentessa de L’Orientale, rientrata in Ucraina da due mesi

“Dopo otto anni in Italia, due mesi fa mi sono trasferita di nuovo in Ucraina. Potrei rientrare in Italia anche domani mattina, ma non voglio. Sento che devo stare vicino al mio popolo”, si scusa per la voce tremante Karolina Chernoivan, 21 anni, iscritta al secondo anno di Scienze Politiche e Relazioni Internazionali a L’Orientale. La studentessa ha preso parte al webinar sulla crisi ucraina organizzato dall’Ateneo ed è intervenuta durante l’incontro per condividere il suo pensiero: “Sono qui perché, siccome non sono capace di tenere in mano un fucile, posso essere utile dando voce al mio popolo. Questa situazione è orribile, non si colpiscono punti strategici militari, ma orfanotrofi, scuole, università. Ci stanno privando di un possibile futuro. Fa male vedere i bambini perdere la vita perché sono loro il futuro dell’Ucraina”. La connessione internet è lenta, non consente a Karolina di accedere al flusso video. La sua voce, però, calamita l’attenzione di tutti.  Nelle sue parole la rabbia per una situazione inimmaginabile, che ha sconvolto la sua quotidianità, ma non inaspettata: “dopo il discorso di Putin in cui riconosceva l’indipendenza delle repubbliche nel Donbass, ho commentato con una mia amica che la Russia ci aveva appena dichiarato guerra. Non mi ha creduto”. Un grido di dolore e di attaccamento alla sua terra: “la Russia nel corso della sua storia ha voluto abbellire il suo passato appropriandosi di quello della Russia di Kiev e creare così una mitologia ufficiale per il suo Impero. I russi parlano di un unico Paese, ma noi ricordiamo il genocidio del ’32: in un anno morirono, per colpa del regime sovietico, 4 milioni di ucraini; ricordiamo le violenze contro gli intellettuali che continuavano a scrivere in ucraino; le repressioni di chi combatteva per un’Ucraina indipendente. Ricordiamo i cecchini che ci sparavano all’Euromaidan, e ricorderemo anche dei territori annessi e del 24 febbraio”.
Dopo l’incontro, ci siamo messi in contatto con Karolina per raccontare l’esperienza di una studentessa in un territorio di guerra. La vita di prima inizia a sembrare distante, perché dopo tredici giorni di assedio militare si inizia a percepire un’unica lunga, infinita giornata: “sono in contatto con una psicologa in Italia perché, come molti, sto soffrendo di stress post-traumatico”. In Italia viveva a Cancello, in provincia di Caserta, e quando è arrivata, nel 2014, non conosceva nemmeno una parola di italiano. Ha imparato velocemente la lingua, si è ambientata, e lo scorso anno si è iscritta all’università. Durante il suo primo anno a L’Orientale, sceglie di studiare arabo perché sogna di diventare reporter di guerra nel Medioriente, ma gli avvenimenti cambiano i suoi interessi e le sue prospettive sul futuro. Passa dall’arabo al giapponese e decide di tornare a vivere in Ucraina, perché solo lì si sente a casa. “Studiando ho capito che sarebbe stato più utile approfondire le scienze politiche e applicare le mie conoscenze nella mia Patria. Volevo fare la differenza. Prima della guerra, avevo in programma di andare al Comune della mia città e diventare assistente per iniziare a praticare il mondo politico. Mi piace quello che studio perché posso metterlo velocemente in pratica”.

“Ho dovuto lasciare Odessa”

Sono questi stessi occhi, che hanno imparato ad analizzare criticamente la realtà e i conflitti, a guardare con orrore ai bombardamenti e a comprendere le minacce di distruzione al proprio Paese. “Hanno provato ad entrare nelle città con i carri armati, ma non ci sono riusciti e hanno iniziato a bombardare dall’alto. Hanno fatto così a Mykolaïv, dove viveva una mia amica, e lo stanno facendo in molte altre città. Ho dovuto lasciare Odessa, dove vivevo, per lo stesso motivo. Penso ai miei amici che sono in questo momento in prima linea a combattere”. Quello che più sconvolge la sensibilità di una ventenne sono le parole d’odio ricevute tramite messaggi da coetanei russi, ex amici, come li definisce Karolina, che credono ciecamente alla propaganda: “credevo funzionasse solo sulla gente dai 40 anni a salire, quelli che hanno vissuto gli anni dell’URSS”. L’attività degli Anonymous (il gruppo internazionale di hacker, che ha preso possesso dei canali televisivi nazionali in Russia e mostra le vere immagini della guerra): “è la cosa più efficace da fare anche se c’è troppa abitudine alla propaganda; le madri non credono più ai figli”. Una guerra in pieno stile XXI secolo, con attacchi informatici, sistemi satellitari per la connessione a internet e blocco dei sistemi economici globali: “i miei coetanei russi oggi paragonano il non poter più comprare da Zara o Starbucks a vedere la propria casa distrutta, la propria famiglia dispersa. La gente scende in piazza non solo per protestare contro l’occupazione dell’Ucraina, ma perché la loro quotidianità è stravolta, perché perdono Netflix e Spotify”. 
Karolina, come molti ragazzi e ragazze, pubblica aggiornamenti sui social, per provare a mostrare ciò che succede, ma non manca chi ha da ridire sul suo operato: “mi chiedono dove fossi quando veniva bombardata la Siria o la Palestina. Non vogliono repostare nulla sull’Ucraina per solidarietà. In realtà scrivevo anche in quei casi, mi informavo, ma non credo di dovermi giustificare se racconto del mio Paese in guerra. Queste persone le definiamo ‘critici da divano’”. Molti ucraini, racconta Karolina includendo anche se stessa, soffrono della sindrome del sopravvissuto: si sentono impotenti di fronte a questi avvenimenti eccezionali, e questo per lei è un modo di contribuire alla causa. Chiusa in casa per il coprifuoco scattato alle 19, parla di amore per il proprio Paese, nonostante i suoi difetti, la corruzione; nonostante il rischio di perdere la vita: “me ne andrò solo se qui ci sarà la Russia al governo”. Quello che invece la spaventa più di tutto è la possibilità che si smetta di parlare di questa guerra, che gli occhi del mondo si rivolgano presto ad altro lasciando gli ucraini soli. Nonostante ciò, le resta ancora un po’ di forza per scherzare: “siamo ottimisti. Con i miei amici diciamo che ci riprenderemo anche la Crimea e che andremo lì al mare questa estate”.
Agnese Salemi 

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