Antonio, velocista, studente atleta a Scienze Motorie

C’è chi impiega undici secondi per tagliare una mela in quattro fette, per prendere un biscotto da una confezione e mangiarlo o per compiere una qualsiasi piccola azione quotidiana. E c’è chi invece, in ancora meno di undici secondi, conquista il suo piccolo primato. Diciannovenne appassionato di moto, Antonio Verruso pratica l’atletica leggera da quasi cinque anni, è un velocista, e il suo sogno è riuscire a competere alle gare europee. Da poco, ha scoperto anche di aver superato le selezioni per l’accesso al Corso di Scienze Motorie all’Università Parthenope, in qualità di Dual Career cioè di Studente-Atleta. Cosa aggiungere a questo quadro? “Lo sport mi è sempre piaciuto, infatti ho cominciato a tre anni – sorride come per condividere un segreto – ma sono stato piuttosto indeciso. Ho iniziato con il nuoto, che comunque ho praticato a più riprese, ho proseguito con la danza, poi il basket, il calcio. Ho provato anche il karate, che era lo sport praticato da mio padre da giovane”. Insomma, li ha sperimentati un po’ tutti: “Non riuscivo a decidermi e così dopo poco mollavo. Poi, l’ultimo anno di scuola media – Antonio abita a Montesarchio, in provincia di Benevento – durante una gara fui notato da un allenatore di atletica leggera della mia provincia”. Anche in questo caso l’amore non è scoccato subito: “Ero consapevole di essere abbastanza veloce, ma dell’atletica non sapevo nulla. La associavo soltanto al campione Usain Bolt”. L’anno successivo, però, in un momento di pausa dagli sport, si è accesa la lampadina. Una passione, quindi, scoperta per caso ma coltivata molto lentamente: “L’atletica è uno stato mentale. È uno sport molto impegnativo che richiede allenamenti costanti e praticamente quotidiani. Quando ho cominciato avevo quindici anni, ero piuttosto immaturo e ho preso la situazione sottogamba”. Ricorda: “Non avendo la patente, da Montesarchio dovevo spostarmi in pullman per andare agli allenamenti e spesso preferivo un’uscita con gli amici o una festa di compleanno. Non capivo ancora l’importanza di quanto stessi facendo”. Le cose sono cambiate dopo tre anni quando “ero al quarto anno di Liceo Scientifico e lo studio stava diventando pesante. Gli allenamenti c’erano sempre, in inverno come in estate, con la pioggia come con il sole, ma io mi stavo scoprendo sempre più appassionato”. 
“Punto agli Europei”
A convertirlo definitivamente sono stati i primi successi, proprio nel corso del 2021, che gli hanno anche permesso di acquisire quella fiducia in sé che cercava. A Roma, allo Sprint Festival 2021, è arrivato il primo risultato importante, “quando mi sono classificato al secondo posto nella mia categoria Juniores Under 20. In una gara successiva – sui 150 metri – ho battuto il record regionale di velocità che era fermo al 2001. Poi mi sono dedicato ai cento metri, sono stato l’unico campano della mia categoria a scendere sotto gli undici secondi – 10.97 per la precisione – e questo tempo mi ha portato, in estate, alle Nazionali a Grosseto dove sono andato abbastanza bene, ma con un po’ di emozione”. Un velocista “avrà sicuramente una certa predisposizione, però deve allenarsi tanto. Almeno un’ora al giorno, anche due – in inverno si lavora per potenziare la forza, in estate ci si concentra più sulla tecnica – Può sembrare poco, ma garantisco che è un’ora di un’intensità tale da farmi tornare a casa spesso distrutto. Anche se con il tempo il corpo diventa più resistente”. C’è da seguire un’apposita dieta, “stilata da un nutrizionista. Niente di eccessivamente proibitivo; anzi, per fortuna, mi lascia libero di mangiare quello che voglio il sabato e la domenica pomeriggio”. Prima della gara l’emozione è alle stelle: “Ho la mia playlist fissa per caricarmi – in cui, ad esempio, c’è Higher di Eminem – Ai blocchi di partenza il cuore batte forte e va calmato. Ma appena si parte, non si percepisce più nulla. Io non sento il vento sulla pelle e nemmeno il tifo. Per quei pochi secondi sono completamente in un altro mondo”. Sull’atletica leggera, racconta ancora, ci sono dei luoghi comuni che stentano a morire: “Come, ad esempio, che sia il covo per calciatori falliti o per sportivi che non sono riusciti a sfondare nel loro campo. O che, essendo comunque uno sport individuale, non consenta lo sviluppo di una socialità”. Falso “perché non ci si allena da soli e, dopo le gare, ci si confronta sempre con gli altri atleti. Posso confermare, anzi, che, a differenza di altre discipline sportive in cui si litiga tanto, tra noi il fair play è alto”. Perché Scienze Motorie: “Volendo proseguire gli studi, mi è sembrata la scelta più connaturata ai miei interessi. So che appena partiranno le lezioni dovrò impegnarmi di più, ma sono pronto. Non so ancora bene cosa farò in futuro e voglio essere preparato. Sicuramente continuerò con l’agonismo e, a stretto giro, entro i prossimi tre anni, punto agli Europei”. Lo sport, conclude, “mi ha aiutato crescere e mi ha reso più maturo e responsabile. Qualche anno fa ero un ragazzo timido e introverso. Adesso ho imparato a farmi valere”.
 
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