Sul numero scorso di Ateneapoli abbiamo pubblicato il caso della studentessa che denunciava di aver avuto “Zero ad un esame” di Veterinaria, dopo aver ottenuto il massimo in due moduli didattici su tre. “Sono stata vittima di un’ingiustizia -afferma-. Non volevo accettare un voto così basso, che mi avrebbe danneggiato la media (del 27, n.d.r.), ma non ho neppure potuto avere una motivazione al voto assegnatomi, né rifiutare. Eppure, ero già stata esaminata da due docenti che mi avevano dato 30. Sono invece stata trattata in malo modo dal professore. Ed è sparita la camicia che recava i miei precedenti due trenta. Erano presenti alle varie fasi dell’accaduto ben tredici studentesse che possono testimoniare”.
Il professore in questione è il prof. Angelo Persechino, 68 anni (è nato il 5 novembre 1932 ad Apollinare), professore ordinario a Veterinaria dall’1 novembre 1980. È considerato dagli studenti un professore rigido, severo, esigente, dal carattere forte. Sullo scorso numero di Ateneapoli non fu possibile sentire anche il suo parere, perché assente per un convegno. Sentimmo allora il Preside. Ecco cosa oggi risponde il docente.
“Si è ingigantita una situazione che invece è di ordinaria amministrazione. Non capisco il motivo. Evidentemente la studentessa non è rimasta molto contenta”. Veramente non è questione di tutti i giorni che sparisca una camicia d’esame firmata da 13 studentesse e che, alla richiesta di spiegazioni, la studentessa venga maltrattata e gli si risponda: “lei non ha diritto a spiegazioni”.
“Di questa camicia non ne so nulla. Però nessuno è stato né maltrattato, né ingiuriato”. “Avrei dovuto bocciarla? Ed invece ho ritenuto di doverla aiutare. Anche se la sua prova è stata molto scadente. Lo possono testimoniare, credo, anche le colleghe della ragazza. Fermo restando il giudizio molto positivo degli altri due professori che l’avevano valutata, per i rispettivi moduli didattici”..
Ma che fine ha fatto la camicia? “No. Aspetti -dice il professore- le camicie d’esame sono quelle che vanno in segreteria per la registrazione dell’avvenuto esame. Prima dell’esame finale sostenuto con me, c’erano solo i giudizi, ripeto, giudizi, dei professori Pagnini e Florio. Che erano molto positivi. Però, per quanto di mia competenza, ho ritenuto di chiedere approfondimenti sulla disciplina alla candidata da cui è scaturito il mio diverso giudizio”. Cioè zero? Visto che aveva avuto due 30 e lei ha dato come voto finale 20, se sessanta diviso trenta, fa appunto 20?
“La ragazza ha detto anche a me di aver avuto due 30. Ha avuto invece, due giudizi molto positivi, dai miei colleghi, agli altri due moduli dell’esame. Il voto non è esattamente la sintesi matematica dei voti, ma un giudizio finale sulla globalità delle conoscenze disciplinari, soprattutto su quella di primaria importanza. Quindi non è solo strettamente la somma di tre giudizi divisi per 3. Altrimenti avrei dovuto bocciarla alla mia prova. Mentre la preparazione della ragazza non era da zero”. Dunque ammette che c’erano stati altri due voti? Altrimenti significherebbe che 13 studentesse hanno tutte avuto un’allucinazione. “Hanno firmato probabilmente una documentazione interna, null’altro”.
Torniamo all’esame. Come è andata? Quale è la sua versione? “Durante l’esame ho dovuto allontanarmi perché c’era mia moglie in ospedale con mia suocera che era in gravi condizioni. Di fatti di li a poco è deceduta. Tornato in seduta d’esame, dove mi aveva sostituito il prof. Pagnini, dissi al collega che sulla mia parte di programma la ragazza non era andata bene. So che tu hai dato una valutazione elevata, ma per la mia parte non posso concedere identica valutazione. Mi disse dai tu quello che ritieni giusto. E decisi sul 20-21”.
La studentessa sostiene che avrebbe voluto rifiutare l’esame ma che lei non glielo ha permesso. Chiede allora di essere valutata da una commissione di facoltà allargata. Cosa risponde? “Non esiste una commissione del genere. Questo è tipico dei probiviri, ma sono organismi di un altro tipo di istituzione. Da noi c’è solo la commissione dei 3 docenti. Ma prima andrebbe annullato l’esame sostenuto. E questo può farlo solo il Preside. Nessun altro. Ma va annullato in modo motivato”.
La studentessa sostiene che lei non l’ha mai più voluta ricevere. “Non è vero. La mia porta è sempre aperta. È un falso. Io sono sempre in facoltà, dalle 7.30 del mattino. Do spiegazioni sul corso, sui libri di testo, sulle esercitazioni”.
Sul numero scorso abbiamo sentito il Preside sostenere che gli esami di mattina in concomitanza con le lezioni non si possono fare. “È vero. Però non sono il solo a farli. Ma dovrebbe essere apprezzato che in questo modo aiuto gli studenti: dovrei fargli sostenere l’esame di venerdì pomeriggio o il sabato, mentre i corsi agli ultimi due anni si concludono il giovedì pomeriggio”.
Resta il problema della camicia scomparsa. “Ripeto, non c’è alcuna camicia. Del resto, nelle prove in itinere, non si firma nulla. È un semplice colloquio, prove in itinere, intercorso, per evitare di far sostenere tutto insieme un vasto programma allo studente. Come accade in tutte le facoltà. La somma dei giudizi, alla fine, si tramuta in voto”.
Professore, secondo molti studenti, lei però è parecchio severo. “Quando un docente fa il proprio dovere ha diritto a pretendere che lo studente sia preparato, anche per le implicazioni professionali, post-laurea che comporta e per l’immagine della facoltà e dei nostri laureati. Inoltre, in Patologia e nelle discipline bio-mediche non si da 18, o si boccia o si raggiunge una preparazione accettabile. È un fatto deontologicamente per me importante”.
La studentessa che ha ancora un esame da sostenere con lei, vorrebbe trasferirsi a Milano. Come professore cosa consiglia? “Se il motivo è l’andamento di questo esame, non ne vedo l’opportunità. Non sono così gretto da dare troppa importanza a questo episodio. Venga da me con tranquillità”. Poi aggiunge un suo ricordo: “è una studentessa briosa, la ricordo ai due corsi fatti con me, di non essersi mostrata molto interessata, al punto che le chiesi il motivo per cui seguiva. Lei mi rispose con fermezza: vengo solo per la firma ai corsi. Lo disse in modo determinato”. Può anche darsi che ci siano delle discipline che interessano meno, ma stiamo parlando di una ragazza prossima alla laurea con un media del 27. “Evidentemente è una ragazza intelligente, conoscendo i miei colleghi e la loro serietà”.
Paolo Iannotti
Il professore in questione è il prof. Angelo Persechino, 68 anni (è nato il 5 novembre 1932 ad Apollinare), professore ordinario a Veterinaria dall’1 novembre 1980. È considerato dagli studenti un professore rigido, severo, esigente, dal carattere forte. Sullo scorso numero di Ateneapoli non fu possibile sentire anche il suo parere, perché assente per un convegno. Sentimmo allora il Preside. Ecco cosa oggi risponde il docente.
“Si è ingigantita una situazione che invece è di ordinaria amministrazione. Non capisco il motivo. Evidentemente la studentessa non è rimasta molto contenta”. Veramente non è questione di tutti i giorni che sparisca una camicia d’esame firmata da 13 studentesse e che, alla richiesta di spiegazioni, la studentessa venga maltrattata e gli si risponda: “lei non ha diritto a spiegazioni”.
“Di questa camicia non ne so nulla. Però nessuno è stato né maltrattato, né ingiuriato”. “Avrei dovuto bocciarla? Ed invece ho ritenuto di doverla aiutare. Anche se la sua prova è stata molto scadente. Lo possono testimoniare, credo, anche le colleghe della ragazza. Fermo restando il giudizio molto positivo degli altri due professori che l’avevano valutata, per i rispettivi moduli didattici”..
Ma che fine ha fatto la camicia? “No. Aspetti -dice il professore- le camicie d’esame sono quelle che vanno in segreteria per la registrazione dell’avvenuto esame. Prima dell’esame finale sostenuto con me, c’erano solo i giudizi, ripeto, giudizi, dei professori Pagnini e Florio. Che erano molto positivi. Però, per quanto di mia competenza, ho ritenuto di chiedere approfondimenti sulla disciplina alla candidata da cui è scaturito il mio diverso giudizio”. Cioè zero? Visto che aveva avuto due 30 e lei ha dato come voto finale 20, se sessanta diviso trenta, fa appunto 20?
“La ragazza ha detto anche a me di aver avuto due 30. Ha avuto invece, due giudizi molto positivi, dai miei colleghi, agli altri due moduli dell’esame. Il voto non è esattamente la sintesi matematica dei voti, ma un giudizio finale sulla globalità delle conoscenze disciplinari, soprattutto su quella di primaria importanza. Quindi non è solo strettamente la somma di tre giudizi divisi per 3. Altrimenti avrei dovuto bocciarla alla mia prova. Mentre la preparazione della ragazza non era da zero”. Dunque ammette che c’erano stati altri due voti? Altrimenti significherebbe che 13 studentesse hanno tutte avuto un’allucinazione. “Hanno firmato probabilmente una documentazione interna, null’altro”.
Torniamo all’esame. Come è andata? Quale è la sua versione? “Durante l’esame ho dovuto allontanarmi perché c’era mia moglie in ospedale con mia suocera che era in gravi condizioni. Di fatti di li a poco è deceduta. Tornato in seduta d’esame, dove mi aveva sostituito il prof. Pagnini, dissi al collega che sulla mia parte di programma la ragazza non era andata bene. So che tu hai dato una valutazione elevata, ma per la mia parte non posso concedere identica valutazione. Mi disse dai tu quello che ritieni giusto. E decisi sul 20-21”.
La studentessa sostiene che avrebbe voluto rifiutare l’esame ma che lei non glielo ha permesso. Chiede allora di essere valutata da una commissione di facoltà allargata. Cosa risponde? “Non esiste una commissione del genere. Questo è tipico dei probiviri, ma sono organismi di un altro tipo di istituzione. Da noi c’è solo la commissione dei 3 docenti. Ma prima andrebbe annullato l’esame sostenuto. E questo può farlo solo il Preside. Nessun altro. Ma va annullato in modo motivato”.
La studentessa sostiene che lei non l’ha mai più voluta ricevere. “Non è vero. La mia porta è sempre aperta. È un falso. Io sono sempre in facoltà, dalle 7.30 del mattino. Do spiegazioni sul corso, sui libri di testo, sulle esercitazioni”.
Sul numero scorso abbiamo sentito il Preside sostenere che gli esami di mattina in concomitanza con le lezioni non si possono fare. “È vero. Però non sono il solo a farli. Ma dovrebbe essere apprezzato che in questo modo aiuto gli studenti: dovrei fargli sostenere l’esame di venerdì pomeriggio o il sabato, mentre i corsi agli ultimi due anni si concludono il giovedì pomeriggio”.
Resta il problema della camicia scomparsa. “Ripeto, non c’è alcuna camicia. Del resto, nelle prove in itinere, non si firma nulla. È un semplice colloquio, prove in itinere, intercorso, per evitare di far sostenere tutto insieme un vasto programma allo studente. Come accade in tutte le facoltà. La somma dei giudizi, alla fine, si tramuta in voto”.
Professore, secondo molti studenti, lei però è parecchio severo. “Quando un docente fa il proprio dovere ha diritto a pretendere che lo studente sia preparato, anche per le implicazioni professionali, post-laurea che comporta e per l’immagine della facoltà e dei nostri laureati. Inoltre, in Patologia e nelle discipline bio-mediche non si da 18, o si boccia o si raggiunge una preparazione accettabile. È un fatto deontologicamente per me importante”.
La studentessa che ha ancora un esame da sostenere con lei, vorrebbe trasferirsi a Milano. Come professore cosa consiglia? “Se il motivo è l’andamento di questo esame, non ne vedo l’opportunità. Non sono così gretto da dare troppa importanza a questo episodio. Venga da me con tranquillità”. Poi aggiunge un suo ricordo: “è una studentessa briosa, la ricordo ai due corsi fatti con me, di non essersi mostrata molto interessata, al punto che le chiesi il motivo per cui seguiva. Lei mi rispose con fermezza: vengo solo per la firma ai corsi. Lo disse in modo determinato”. Può anche darsi che ci siano delle discipline che interessano meno, ma stiamo parlando di una ragazza prossima alla laurea con un media del 27. “Evidentemente è una ragazza intelligente, conoscendo i miei colleghi e la loro serietà”.
Paolo Iannotti







