A Scienze Infermieristiche entra un candidato su 3

“Passione per il malato e per l’aspetto assistenziale, voglia di impegnarsi e tanto spirito di sacrificio”. Queste le caratteristiche che dovrebbe avere uno studente che sceglie Scienze Infermieristiche. A sostenerlo è il prof. Carlo Vigorito, Coordinatore del Corso di Laurea. Il percorso formativo è strutturato in sei semestri, ognuno dei quali ha una specifica finalità. Si inizia dalla comprensione qualitativa e quantitativa dei fenomeni biologici per arrivare a un apprendimento dei quadri clinici in casi di emergenza, passando per l’acquisizione di terapie farmacologiche e di conoscenze di patologie. La preparazione, naturalmente, è accertata dagli esami, che si sviluppano secondo diverse tipologie: “ci sono 16 corsi integrati sviluppati in moduli. Ognuno di questi è costituito da varie discipline affini tra loro. Altre discipline vengono trattate singolarmente, come Inglese e Informatica”. Problemi per chi si lascia troppi esami arretrati. Infatti, gli studenti che, al termine della sessione autunnale, hanno accumulato un debito superiore ai 20 crediti, per effetto dello sbarramento previsto dal regolamento didattico, devono ripetere l’anno. È importante non avere l’occhio puntato solo alle materie scientifiche. Questo di Scienze Infermieristiche, infatti, è un Corso eterogeneo. L’inclinazione verso la scienza, quindi, “è importante ma non indispensabile perché è vero che questo Corso prevede l’acquisizione di conoscenze scientifiche di base come Biochimica, Fisica e Statistica, ma, allo stesso tempo, affronta anche altri argomenti come Pedagogia, Psicologia e Medicina Legale. Insomma, l’aspetto scientifico è importante, ma lo è altrettanto la capacità di applicarlo nell’approccio al paziente e nelle conoscenze e competenze professionali”. Non c’è solo teoria. Infatti, “il tirocinio inizia dal primo anno. Ci sono diverse centinaia di ore di attività pratica che si alternano a quelle destinate alla teoria. In genere, i corsi si articolano in due mesi di teoria e in due di pratica. Per il tirocinio gli studenti vengono distribuiti nelle varie strutture del Policlinico, ma anche in altre strutture ospedaliere come il Cardarelli e il Monaldi”. Si tratta di attività fondamentali, perché “questa è una laurea professionalizzante, quindi gli studenti devono imparare a saper fare e, possibilmente, a saper essere”. Studiare per prepararsi al mondo del lavoro, in una situazione non proprio semplice, dato che “c’è il blocco del turnover, questo significa che gli ospedali non possono assumere. Nonostante ciò, in linea generale, i laureati trovano lavoro nel giro di uno o due anni. C’è chi trova un impiego in strutture private e chi, in misura più ridotta, in strutture pubbliche. Viste le difficoltà che ci sono nel nostro territorio, molti si spostano in regioni limitrofe”. Per il lavoro c’è tempo, prima bisogna iscriversi e, per farlo, è necessario passare il test di ammissione. Proprio su questo aspetto si concentra il professor Vigorito nel dare un consiglio agli studenti: “innanzitutto studiare per superare il test di ammissione, tenendo conto che, l’anno scorso, erano disponibili 340 posti e sono arrivate 1340 domande, quindi il rapporto tra candidati e immatricolati è superiore a tre a uno”.
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