Ad Ingegneria si impara in classe

Ingegneria della Federico II è una delle più antiche in Italia. E’ nata, infatti, dalla Scuola di Applicazione per Ingegneri di Ponti e Strade, istituita nel 1811 da Gioacchino Murat, durante l’occupazione francese del Regno di Napoli. Costituitasi come Scuola Superiore Politecnica agli inizi del ‘900, nel 1935 è diventata Facoltà dell’Università di Napoli. Il settore civile rappresenta dunque il nucleo originario di Ingegneria; nel corso del tempo l’offerta didattica si è poi arricchita progressivamente. Attualmente la Facoltà mette a disposizione degli studenti tredici Corsi di Laurea. Due appartengono al settore civile: Edile e Civile. Sei fanno parte del settore industriale: Aerospaziale, Chimica, Elettrica, Meccanica, Navale. Tre Corsi di Laurea rientrano nel settore dell’Informazione: Telecomunicazioni, Elettronica, Informatica. Ingegneria Gestionale ed Ingegneria per l’Ambiente ed il territorio sono Corsi di Laurea intersettoriali. A partire dallo scorso anno accademico, inoltre, nell’ambito del decongestionamento della Federico II, sono stati attivati altri tre Corsi di Laurea: Civile per lo sviluppo sostenibile, Meccanica 2 e Telecomunicazioni 2. Sempre dal 1999/2000 al Corso di Laurea in Ingegneria dei Materiali si potrà accedere solo dopo aver conseguito il diploma triennale in Scienze ed Ingegneria dei materiali, attivato in comune con la facoltà di Scienze. Gli altri tre Diplomi triennali proposti dalla facoltà sono: Infrastrutture, Informatica, Meccanica. Questi ultimi tre sono a numero chiuso; le prove di selezione si svolgono mentre andiamo in stampa (il 4 settembre). 
Preside della facoltà, dal primo novembre 2000, è il professor Vincenzo Naso. Cinquantotto anni compiuti ad agosto, abbronzatissimo tutto l’anno, si è laureato alla Federico II in Ingegneria Meccanica nel 1967.
“A quelli che stanno valutando l’ipotesi di iscriversi ad Ingegneria consiglio di utilizzare tutti gli strumenti di orientamento in ingresso messi a disposizione dalla Federico II -esordisce Naso-. Grazie al Progetto Porta siamo andati capillarmente nelle scuole secondarie per presentare la facoltà; abbiamo reso la prova di orientamento obbligatoria, sebbene non selettiva; i laureati assunti come tutori sono a disposizione dei ragazzi per ogni delucidazione. Una volta che il giovane avrà fatto le sue valutazioni ed avrà scelto Ingegneria, sappia che il 20 settembre cominciano i corsi e che, al di là dell’obbligatorietà della frequenza, le lezioni devono essere seguite. Ad Ingegneria si impara in classe. Lo studente vero è cosciente di ciò, come confermano le risposte al questionario sulla valutazione dei corsi distribuito ogni anno. Il 92% dei questionari trova risposta: significa che gli studenti in aula ci vengono e che partecipano”. 
Il rischio per le matricole è quello dell’abbandono. Su cento iscritti, arriva alla laurea un terzo circa. Molti lasciano tra il primo ed il secondo anno. “Sono dati non legati alla peculiarità di Ingegneria -puntualizza il Preside-. Purtroppo riguardano l’ateneo nel complesso e sono influenzati dal fatto che per alcuni giovani l’università rappresenta un parcheggio. Manca un mercato del lavoro per periti o neodiplomati, dunque ci si immatricola per fare qualcosa. Per non restare disoccupati. Invece il primo anno di università deve essere affrontato con ferrea determinazione, perché il passaggio dalla scuola secondaria ad una didattica diversa, fondata sulla totale responsabilizzazione dello studente, rappresenta comunque una variazione notevole. Direi un trauma, nel significato etimologico del termine. Con la revisione dei percorsi formativi, peraltro, a tutti gli studenti di Ingegneria sarà fornito un titolo di studio di livello intermedio, di tre anni, con l’auspicabile certezza della spendibilità, anche legale, di tale titolo. Quello che purtroppo è mancato ai diplomi universitari. Dovrebbe calare anche il tasso di abbandono”. 
Il settore civile, come detto, è quello originario della facoltà. Quali i settori di punta di Ingegneria nel 2000? “E’ una domanda imbarazzante. La eludo dicendo che oggi, in una realtà universitaria strutturata sui poli e sui dipartimenti, la ricerca la fanno questi ultimi, che sono trasversali ai Corsi di Laurea. Se poi vuole una graduatoria tra i Corsi di Laurea tenga presente che nelle statistiche relative agli sbocchi occupazionali non ci sono rami secchi. I nostri laureati, qualunque sia il Corso di Laurea che hanno frequentato, trovano subito occupazione. Significa che tutti i settori della facoltà sono in grado di fornire una solida preparazione spendibile sul mercato del lavoro”. 
Quello che sta per iniziare è un anno importante, per Ingegneria, sotto il profilo dell’adeguamento delle strutture alle esigenze sempre crescenti della didattica e della ricerca. L’immagine non edificante offerta dalle aule stracolme di studenti seduti ed in piedi dovrebbe definitivamente passare in archivio. “Spero che potremo disporre sin dall’inizio delle lezioni del palazzo di via Nuova Agnano -auspica il Preside-. Entro fine anno dovrebbero terminare anche i lavori di ristrutturazione delle palazzine del biennio, in via Claudio. Ad Agnano andranno studi ed aule dei tre nuovi Corsi di Laurea: Civile per lo sviluppo sostenibile, Meccanica 2 e Telecomunicazioni. Forse la struttura sarà in grado di ospitare anche uno o due Corsi di Laurea tradizionali, dipende dalla flessibilità. Negli edifici ristrutturati di via Claudio andranno dipartimenti ed uffici”.
Solida tradizione, pluralità dell’offerta formativa, tempi brevissimi tra la laurea ed il lavoro: queste sono dunque le principali attrattive della facoltà. Se un neo va trovato, riguarda forse la scarsa attenzione verso lo studio delle lingue, particolarmente dell’Inglese. Gli studenti devono superare entro i cinque anni una prova d’idoneità ed alcuni libri di testo sono anche scritti in Inglese, ma a disposizione degli iscritti, previa richiesta, c’è soltanto un lettore. Migliore la situazione per quanto concerne l’alfabetizzazione informatica: i laboratori esistono e sono attrezzati. “Si tratta di capire quale contributo debba e possa dare l’Università alla conoscenza delle lingue -sostiene il Preside-. Con le risorse attuali pretendere che si prenda un analfabeta in Inglese e lo si conduca a parlare fluentemente è demagogico. Discorso diverso è il perfezionamento, per il quale possono essere utili i laboratori linguistici di ateneo”.   (Fabrizio Geremicca)
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