Ai nastri di partenza la terza edizione del Job Days

“Incontrare le aziende per cominciare uno stage o essere assunti”: il fine di un’iniziativa che pone al centro laureati e laureandi del Suor Orsola: il Job Days. “È stata un’impresa ardua riunire il parterre di ben quindici aziende – spiega il prof. Luca Calcaterra, delegato al Job Placement – Il riscontro, però, è sempre più positivo da parte delle aziende in quanto hanno compreso che questo tipo di iniziative sono volte anche a loro interesse, perché, a differenza di altre situazioni, incontrano giovani già valutati e preparati ad affrontare un colloquio”. La prima delle due giornate, il 5 dicembre, è dedicata ad un workshop di orientamento professionale. “L’associazione Manageritalia consentirà ai presenti di sperimentare varie attività formative, come i colloqui in location con tre manager diversi, per creare il contatto, primo elemento di approccio al mondo del lavoro, le simulazioni, e si imparerà a costruire un curriculum vitae professionale, ma anche a prestare attenzione ai dettagli: come è meglio vestirsi, come si saluta, come ci si trucca, come si parla quando si sostiene un colloquio”. Una preparazione che servirà per il giorno successivo, il 6 dicembre, quando si svolgerà l’incontro decisivo con le aziende sul territorio, ma anche con scuole, studi legali. 
Il Job Days, quest’anno alla terza edizione, ha prodotto risultati positivi: “I ragazzi selezionati sono tanti. Presso l’Azienda ospedaliera del Cardarelli sono presenti molti dei nostri studenti di Psicologia, Economia, Giurisprudenza. Ma questo è solo un esempio. Nella lista si trovano nomi di istituti bancari e aziende importanti, come l’Unicredit e Piazza Italia”. Uno sguardo anche al settore teatrale “meno raggiungibile rispetto ad altre realtà”.
In Italia si contano mezzo milione di posti vacanti. Ci si domanda, dunque, perché sia così impegnativo essere assunti. “Le aziende sono molto esigenti e spesso i ragazzi dimostrano preparazioni lacunose”, risponde il docente. La pecca più grossa “è non conoscere abbastanza le lingue. La maggior parte dei ragazzi italiani parla un inglese non fluido e si posiziona un passo indietro rispetto agli stranieri, che conoscono non solo l’inglese ma almeno un altro idioma”. Quindi, è necessario “leggere di più, studiare le lingue in maniera più approfondita, non solo all’università. Intraprendere lezioni private o corsi di perfezionamento: potrebbe essere uno dei regali da chiedere alla famiglia!”. 
L’Ateneo, iniziativa a parte, dedica molta attenzione al placement con un ufficio specifico su cui i giovani possono fare affidamento. “Le richieste di assunzione ci sono da parte di molti enti. Attraverso il nostro ufficio possiamo inserire i ragazzi nel mondo del lavoro, purtroppo loro non sempre accettano i nostri inviti. Per questo vogliamo lanciare un programma di appuntamenti individuali”. Mai sfiduciarsi. Occorre, invece, “dare il meglio di sé, essere più combattivi e credere nelle proprie capacità e nel percorso di studi portato a termine”, l’invito del professore ai laureati. 
Francesca Corato
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