Anatomia: a lezione il prof. si sente ma non si vede

Medicina. Ai corsi di Anatomia I si sentono le voci ma non si vede chi parla. Resteranno delusi gli appassionati di occulto, in questa storia i fantasmi non c’entrano. Si tratta soltanto di un problema strutturale. La mancata disponibilità di aule abbastanza grandi, infatti, ha costretto i docenti di questo corso (e non solo) a dividere gli studenti in due aule e a trasmettere, in una di queste, la lezione in videoconferenza. Con questo sistema, se il docente non resta fermo dietro la cattedra, scompare dal video. Dall’inizio del secondo semestre, quindi, mentre gli aspiranti medici con matricola pari seguono la tradizionale lezione frontale di Anatomia I nell’Aula grande dell’edificio 5, quelli con matricola dispari ascoltano e a volte vedono il professore attraverso uno schermo e sei casse distribuite lungo le pareti dell’Aula grande dell’edificio 1. Questo per tre settimane, dopodiché i due gruppi si daranno il cambio per i successivi ventuno giorni, alternandosi con questa cadenza fino alla fine del corso. Un sistema che Michele, studente del primo anno, eviterebbe volentieri, anche a costo di stare in un’aula affollata: “viste le condizioni, seguiamo soprattutto per la paura di dover firmare, perché sappiamo che ci saranno alcuni giorni in cui prendono le firme. Al primo semestre, quando ho seguito corsi tradizionali, è andata molto meglio, perché anche nell’intervallo c’era la possibilità di rivolgersi al professore per farsi chiarire un concetto e si potevano ascoltare le domande che ponevano gli altri studenti. Adesso ci dobbiamo arrangiare. Se potessi scegliere, preferirei accalcarmi in un’aula perché la presenza fisica del professore cambia molto”. Ma questo non si può fare. A spiegarlo è la professoressa di Anatomia Stefania Montagnani: “l’anno scorso riunivamo tutti gli studenti nell’Aula Magna che adesso è chiusa per lavori. Per motivi di sicurezza non possiamo ospitare seicento studenti in un’aula che può contenerne molti di meno. Il problema è che ci sono solo due docenti di Anatomia, quindi questa è l’unica soluzione possibile per far fronte a un numero di studenti così elevato. Questo sistema, comunque, sta prendendo piede anche in altri corsi”. L’importante, a suo avviso, è adattarsi alla novità: “soprattutto nei primi giorni ci sono stati dei problemi tecnici. Bisogna adattarsi. Anche per noi docenti non è semplice perché siamo abituati a fare lezione in un certo modo. Io, ad esempio, mi muovo molto, invece con il videoproiettore bisogna stare seduti e fermi per farsi vedere. Ci vuole un po’ di pazienza da parte nostra e degli studenti”. Studenti che comunque, in questo caso, sono stati trattati con equità: “abbiamo optato per la rotazione in modo che non ci siano ragazzi che non abbiano la possibilità di parlare col docente durante la lezione, anche se pure il sistema di videoconferenza consente di interagire. Tuttavia, come ho detto anche al corso, bisogna considerare che queste sono lezioni, e la lezione, per definizione, serve per porre un argomento, non per confrontarsi. L’interazione ci può essere nel momento in cui i ragazzi hanno già studiato e durante le esercitazioni quando divideremo gli studenti in più aule e ci saranno insegnanti pronti a ripetere anche più volte i diversi argomenti”. Un sistema molto simile verrà adottato anche per le prove intercorso: “che saranno solo autovalutative. Proietteremo le domande dell’anno scorso per consentire ai ragazzi di verificare da un lato la tipologia di domanda e dall’altro la difficoltà dell’esame”. Perché Anatomia è un vero e proprio scoglio: “questo esame ha un’importante componente mnemonica. Credo che sia fondamentale seguire sempre la lezione e studiare insieme. Il consiglio che do ai ragazzi, oltre a quello di studiare, è di pianificare con attenzione il calendario d’esame. Bisogna fare una pianificazione realistica perché trovarsi con due esami a settembre crea difficoltà”. 
È consapevole dell’importanza di seguire le lezioni Ermanno, matricola che prende con filosofia la nuova situazione: “è la prima volta che seguo in videoconferenza, si cerca di fare il possibile per adeguarsi”. Più drastico, invece, è il commento del suo collega Roberto Celentano: “ieri abbiamo avuto problemi pure con Istologia perché, dato che non c’era il custode, non siamo riusciti a fare lezione e siamo dovuti andare nell’altro edificio, perdendo così mezz’ora di spiegazioni. La lezione così è incompleta perché non si può interagire con le domande quando non si capisce. Inoltre, non essendoci una presenza autoritaria in aula, non c’è silenzio e nessuno segue con attenzione. Piuttosto che seguire in videoconferenza, preferirei che la lezione fosse tenuta da un assistente”. Per Giampaolo sarebbe addirittura preferibile avere delle registrazioni da sbobinare: “se si deve seguire così, allora è meglio se registrano la lezione e la caricano su un sito dove possiamo andare a prenderla. Adesso l’unico corso che seguiamo seriamente è quello di Biologia dove c’è il professor Zambrano in aula. Per Anatomia e Istologia facciamo la presenza”. Cerca di sopperire con mezzi propri uno studente che preferisce rimanere anonimo: “quando c’è la lezione in videoconferenza mi porto il libro, un bel mattone, così almeno sopperisco alle immagini sfocate con un supporto mio, anche perché per Anatomia il supporto visivo è fondamentale”. Molti studenti preferiscono i metodi soliti, come sottolinea anche Giuseppe: “la lezione frontale tradizionale è sicuramente migliore perché il professore ottiene attenzione. Adesso non vediamo nemmeno la gestualità del docente che è fondamentale nella spiegazione di alcune cose. Avrei preferito se i professori si fossero organizzati per garantirci una presenza in aula. Al primo semestre ho seguito in maniera tradizionale e gli esami sono andati tutti bene”. La rotazione tra le matricole, però, permette di seguire a contatto diretto col docente almeno metà corso. Si consola con questo Alessandro Comar: “questo tipo di lezione è inutile. Il professore lavora ancora con i lucidi (il riferimento è al professor Sciorio) e spesso non riusciamo a vedere il disegno, perché non solo è proiettato, ma noi lo vediamo riproiettato. L’unica cosa buona è l’equità garantita dalla rotazione, ma è relativo perché nel frattempo per tre settimane non si capisce niente. Alla fine si segue solo mezzo corso”. La videoconferenza, inoltre, si inserisce in un contesto sul quale già normalmente gravano problemi strutturali, come ricorda Gabriele De Santo: “già di solito mancano i banchi. Con tutti i soldi che diamo ogni anno non abbiamo i banchi e non c’è un altro professore che ci può fare lezione? La videoconferenza è una cosa critica. Le immagini sono sfocate e poi non si sente bene perché l’audio a volte è sfalsato. Si segue solo per la paura delle firme e per cercare di capire in generale cosa chiede il professore”. Inoltre, tutto diventa più complesso quando si parla di un esame duro come quello di Anatomia. Lo dice Ida Dormiente: “Il problema principale è che non si riesce a vedere e questo crea dei cali di concentrazione. Già in generale credo che per Anatomia sarebbe preferibile cambiare alcune cose, magari facendoci osservare uno scheletro e le varie parti del corpo toccandole con mano. In merito a questa situazione, invece, preferirei che seguissimo tutti in un’aula, pure accalcati”. Ma questo, per legge, non si può fare. Per ora, gli aspiranti medici dovranno accontentarsi di sentire le voci.
Ciro Baldini
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