inquecento immatricolati, anche per il 2000/2001, alla Facoltà di Architettura della Federico II. Le prove di ammissione si svolgeranno il 4 settembre e consisteranno nell’ormai tradizionale test a risposta multipla, per svolgere il quale gli studenti avranno a disposizione due ore di tempo. Conoscenze storiche, matematiche, tecnico scientifiche e capacità di rappresentazione: questi i requisiti dei quali deve essere in possesso l’aspirante matricola la quale intenda iscriversi al primo anno di Architettura. In teoria il test servirebbe a selezionare i candidati; in realtà, negli ultimi anni, la quota di aspiranti immatricolati è sempre stata inferiore a quota cinquecento, ragion per cui alla fine sono entrati tutti coloro i quali avevano inoltrato domanda, a prescindere dall’esito della prova.
La novità di quest’anno consiste in una locuzione –“debito formativo” – che sarà attribuita a coloro i quali avranno denotato carenze di base in alcuni dei settori disciplinari oggetto del test. “Supponiamo che uno studente non risponda bene alla metà delle domande nel settore della rappresentazione -ipotizza il Preside Arcangelo Cesarano- Nell’ipotesi che i candidati siano più di 500 rischia di restare fuori. Se invece avremo un numero di partecipanti alla prova inferiore al tetto massimo di ammessi, lo studente sarà ammesso, ma lo avviseremo in qualche modo che il suo cammino universitario inizia all’insegna di questo debito. Se l’Università avesse già fatto partire i corsi zero, potrebbe frequentarli per mettersi in pareggio. Poiché così non è ci affidiamo alla sua responsabilità e contiamo sul suo impegno, affinché moltiplichi gli sforzi iniziali e colmi le lacune di partenza”.
La novità di quest’anno consiste in una locuzione –“debito formativo” – che sarà attribuita a coloro i quali avranno denotato carenze di base in alcuni dei settori disciplinari oggetto del test. “Supponiamo che uno studente non risponda bene alla metà delle domande nel settore della rappresentazione -ipotizza il Preside Arcangelo Cesarano- Nell’ipotesi che i candidati siano più di 500 rischia di restare fuori. Se invece avremo un numero di partecipanti alla prova inferiore al tetto massimo di ammessi, lo studente sarà ammesso, ma lo avviseremo in qualche modo che il suo cammino universitario inizia all’insegna di questo debito. Se l’Università avesse già fatto partire i corsi zero, potrebbe frequentarli per mettersi in pareggio. Poiché così non è ci affidiamo alla sua responsabilità e contiamo sul suo impegno, affinché moltiplichi gli sforzi iniziali e colmi le lacune di partenza”.
Un anno
all’insegna
dei traslochi
all’insegna
dei traslochi
Un’altra novità, rispetto agli ultimi due anni, è rappresentata dal fatto che nel 2000/2001 non sarà più attivato il primo anno del corso di didattica sperimentale, quello istituito due anni fa per verificare su un ristretto numero di studenti – cento ogni anno – la praticabilità del Nuovo Ordinamento in condizioni di didattica favorevoli: classi contenute e laboratori poco affollati. “L’ideale sarebbe trasporre l’esperienza del corso di didattica sperimentale nella didattica tradizionale”, sottolinea in proposito il Preside. Usa il condizionale, è non è un caso. Le carenze di spazi e mezzi, infatti, condizionano pesantemente la didattica in facoltà. Manca un’Aula Magna, fino allo scorso anno le lezioni delle matricole sono state ancora ospitate nei cinema, la nuova segreteria è insufficiente per le esigenze dell’utenza. Come se non bastasse, quello che inizia ad ottobre sarà per gli architetti un anno all’insegna dei traslochi e dei trasferimenti. Aule e Dipartimenti del Palazzo dello Spirito Santo saranno infatti sottoposti a ristrutturazione, nel tentativo di rendere la struttura più idonea alle esigenze della facoltà. Nelle more dei lavori, una parte della facoltà sarà dunque ospitata in via Mezzocannone. Per gli studenti si prospetta ancora una volta l’esigenza di disporre di fiato da podisti e di buone gambe, per fare la spola tra i dipartimenti, le aule ed i laboratori della facoltà, sparsi tra palazzo Gravina, Mezzocannone, palazzo Latilla in via Tarsia ed eventuali cinema.
Bella ma
anarchica
anarchica
Quello che va ad iniziare sarà peraltro un anno importante anche per quanto concerne la razionalizzazione dell’attività didattica in seno alla facoltà. Mancato rispetto dell’orario delle lezioni, ricevimento studenti saltato, intempestiva comunicazione delle date di esame e del loro eventuale spostamento agli studenti: il capitolo delle recriminazioni dello studente di Architettura è alquanto lungo. Lo scorso anno è stato approvato un regolamento didattico di facoltà che in teoria avrebbe dovuto porre fine almeno alla maggior parte di questi disservizi. I rappresentanti lamentano che resta, in gran parte, inattuato; il Preside Cesarano fa quel che può, ma certamente non è pensabile che trasformi l’ufficio di presidenza in una sorta di gendarmeria per dare la caccia ai colleghi che perseguono nelle scorrettezze. Le speranze di cambiamento sono legate ad una autoregolamentazione da parte dei docenti, alcuni dei quali continuano a dividersi tra una miriade di impegni. In questo mare magno non sempre i doveri connessi alla docenza emergono con la necessaria autorevolezza.
E’ un peccato, tra l’altro, perché sotto altri aspetti la facoltà di architettura rappresenta una delle più belle realtà dell’ateneo fredericiano. Varietà dell’approccio culturale, personalità di alcuni docenti, capacità di confronto con gli studenti da parte del Preside costituiscono il lato positivo della medaglia e rendono la frequentazione della facoltà una insostituibile palestra di crescita culturale e personale.
Otto anni
per la laurea
E’ un peccato, tra l’altro, perché sotto altri aspetti la facoltà di architettura rappresenta una delle più belle realtà dell’ateneo fredericiano. Varietà dell’approccio culturale, personalità di alcuni docenti, capacità di confronto con gli studenti da parte del Preside costituiscono il lato positivo della medaglia e rendono la frequentazione della facoltà una insostituibile palestra di crescita culturale e personale.
Otto anni
per la laurea
Infine, ecco qualche dato. Lo fornisce proprio il preside Cesarano. “Abbiamo circa 6.900 studenti, tra Vecchio e Nuovo Ordinamento. Mediamente la laurea arriva con un voto alto, ma in tempi molto più lunghi, rispetto ai cinque anni previsti dallo statuto: circa otto anni”.
Tra le discipline più ostiche, vox populi, quelle di carattere tecnico scientifico: Scienza delle Costruzioni, Statica, Teoria delle Strutture, Fisica. C’è chi se li trascina fin quasi alla fine e resta impantanato negli sbarramenti previsti per il passaggio al terzo ed al quinto anno.
Architettura dura cinque anni ed è articolata in tre cicli didattici: il primo biennio dedicato alla formazione di base, il secondo biennio destinato alla formazione scientifico –tecnica e professionale, il terzo ciclo, corrispondente al quinto anno, dedicato agli approfondimenti tematico disciplinari ed all’esame di laurea. Queste le discipline del primo anno: Laboratorio di Progettazione architettonica, Composizione architettonica (I annualità), Teoria e tecnica della progettazione architettonica, Storia dell’architettura (I annualità), Statica, Costruzione delle opere di architettura, Fondamenti di urbanistica, Istituzioni di matematiche I, Geometrie I, Disegno dell’Architettura.
Capitolo sbocchi occupazionali. “Il laureato in Architettura generalmente lavora- sostiene il Preside- Il punto è che non sempre la remunerazione corrisponde alle aspettative. Credo peraltro sia una situazione comune alla maggior parte dei laureati. Certo, non è la facoltà adatta a chi cerca il posto fisso, il concorso per sistemarsi una volta per tutte. Anche perché di concorsi se ne fanno sempre meno”.
Tra le discipline più ostiche, vox populi, quelle di carattere tecnico scientifico: Scienza delle Costruzioni, Statica, Teoria delle Strutture, Fisica. C’è chi se li trascina fin quasi alla fine e resta impantanato negli sbarramenti previsti per il passaggio al terzo ed al quinto anno.
Architettura dura cinque anni ed è articolata in tre cicli didattici: il primo biennio dedicato alla formazione di base, il secondo biennio destinato alla formazione scientifico –tecnica e professionale, il terzo ciclo, corrispondente al quinto anno, dedicato agli approfondimenti tematico disciplinari ed all’esame di laurea. Queste le discipline del primo anno: Laboratorio di Progettazione architettonica, Composizione architettonica (I annualità), Teoria e tecnica della progettazione architettonica, Storia dell’architettura (I annualità), Statica, Costruzione delle opere di architettura, Fondamenti di urbanistica, Istituzioni di matematiche I, Geometrie I, Disegno dell’Architettura.
Capitolo sbocchi occupazionali. “Il laureato in Architettura generalmente lavora- sostiene il Preside- Il punto è che non sempre la remunerazione corrisponde alle aspettative. Credo peraltro sia una situazione comune alla maggior parte dei laureati. Certo, non è la facoltà adatta a chi cerca il posto fisso, il concorso per sistemarsi una volta per tutte. Anche perché di concorsi se ne fanno sempre meno”.
Fabrizio Geremicca







