È Biologia Molecolare e Cellulare il corso più bello del primo anno. Questo, almeno, è quanto emerge dalla voce di molti studenti di Medicina colpiti dalla passione e dall’entusiasmo dei docenti. Il segreto del successo dei docenti? Lavoro di squadra e contatto diretto con gli allievi. “Docendo discimus”. L’insegnamento è visto addirittura come un’occasione per continuare ad imparare dal professor Nicola Zambrano il cui nome è stato fatto da diversi studenti che ne hanno elogiato il modo di condurre la lezione: “mi lusinga molto. Ci sono tanti altri colleghi più bravi di me. Io ci metto passione anche per avere qualcosa in cambio, cioè approfondire sempre di più le mie conoscenze”. Insegnare, insomma, è per lui un modo per “soddisfare la curiosità. L’insegnamento universitario è basato molto sulla ricerca. Noi docenti presentiamo problematiche che quotidianamente affrontiamo in laboratorio”. Biologia, ma non solo. Ai ragazzi viene trasferito tanto altro. Su questo, il professor Corrado Garbi: “vorrei che questo corso trasmettesse agli studenti l’entusiasmo dello studio, dell’apprendere, di conoscere cose nuove, di fare la professione medica. Capendo che tutto questo richiede applicazione. L’impegno e l’entusiasmo vanno insieme. Credo che il nostro corso, nel suo piccolo, è quello che riesce a fare”. Tutto questo attraverso la cooperazione di professori impegnati in un insegnamento che solo formalmente è diviso in due moduli: “l’affiatamento tra noi docenti rende questo corso molto gradito. L’integrazione fra le due discipline è dimostrata anche dal fatto che docenti che etichettiamo come molecolari vengono a svolgere parte del corso anche nel periodo dedicato a Biologia Cellulare”. A partire dal prossimo marzo, con l’inizio del secondo semestre, di cui il professor Garbi è coordinatore, anche le matricole avranno modo di conoscere tutto questo. Una la ricetta per arrivare preparati alla seconda parte dell’anno: “bisogna cominciare subito a studiare. Essendo studenti del primo anno, devono acquisire un metodo diverso da quello del Liceo. Un lavoro da portare avanti giorno per giorno è quello di autovalutarsi, verificando se sono stati compresi gli argomenti spiegati. In caso contrario, occorre colmare le lacune, contattando il docente. Se un ragazzo accumula troppi buchi, non solo potrebbe andare male all’esame di quella disciplina, ma potrebbe mancare di alcune conoscenze che poi servono nel prosieguo delle attività didattiche”. Il calendario delle lezioni è già pronto: “gli argomenti di stretta pertinenza della Biologia Molecolare sono concentrati nelle prime tre settimane. Nelle settimane successive c’è la parte Cellulare. Ovviamente tutto questo ha una logica, perché è impossibile andare a studiare funzioni della cellula se non si conoscono le molecole che ne costituiscono le strutture. C’è questa distinzione, però, trattandosi di un corso integrato, si cerca sempre di fare capire allo studente quali sono le interazioni tra le conoscenze”. Otto i Crediti Formativi Universitari previsti per l’insegnamento. Di questi, tre sono destinati alla parte di Biologia Molecolare, tenuta dal professor Zambrano e dal professor Russo. I restanti cinque, invece, sono i crediti della parte cellulare di cui si occupano i professori Nitsch e Garbi, la professoressa Donatella Tramontano e due ricercatrici, Simona Paladino e Daniela Sarnataro. Alla tradizionale lezione frontale si affiancano le Attività Didattiche Interattive, curate dalle dottoresse Giuseppina Minopoli e Silvia Parisi. Sulle ADI, il prof Zambrano: “sono molto intense e gratificanti. Agli studenti piacciono molto perché ci dedichiamo a degli approfondimenti. I ragazzi vengono divisi in ventiquattro gruppi affidati ai singoli docenti. L’obiettivo è quello di affrontare una discussione critica su un articolo scientifico”. Non è prevista, invece, la pratica: “non ci sono attività di laboratorio. Quest’anno però il corso è andato molto bene. Diversi studenti hanno chiesto di frequentare i nostri laboratori. È una soddisfazione sapere che siamo riusciti a risvegliare la passione verso la biologia”. Anche da lui arriva un consiglio per le matricole. Studiare bene le materie del primo semestre: “noi ci avvaliamo molto delle acquisizioni degli studenti al corso di Chimica e Propedeutica biochimica perché lì si parla della struttura di DNA e Proteina. Queste conoscenze sono fondamentali per capire come nelle cellule funzionano queste macromolecole”. Meglio non trascurare nulla: “oggi i saperi sono sempre più integrati. Per comprendere gli aspetti biologici, che a una prima analisi sembrano descrittivi, è importante aver studiato bene anche Fisica e Statistica”. Tutto conta, compreso il rapporto diretto con il professore: “è un modo di porsi. Tra le mie caratteristiche c’è l’umiltà. Nel confronto docente-discente bisogna mettersi alla pari. È un atteggiamento che permette di essere più incisivi”. Sopperendo anche così a una situazione che in Dipartimento non sempre è facile e che all’orizzonte vede nuovi minacciosi nuvoloni. Come ha ricordato il professor Garbi, infatti, “da quest’anno la Scuola di Medicina è investita da un problema che non aveva mai dovuto affrontare, cioè che il numero degli studenti è più che raddoppiato”. Già l’anno scorso le prime difficoltà non hanno tardato a farsi sentire. Quello che succederà nel prossimo futuro, per ora, è un mistero: “l’anno scorso abbiamo vissuto dei disagi perché mancavano spazi per lo studio e non c’erano Biblioteche accessibili. Si è sempre cercato di risolvere questi problemi, riuscendo con grande fatica a conciliare le attività didattiche con la disponibilità delle aule e con la sovrapposizione dei corsi. Gli aspetti organizzativi sono stati soddisfacentemente risolti. Mi chiedo, cosa succederà adesso? Io sono preoccupato”. Stia tranquillo chi teme le lezioni in videoconferenza – definite dal professore un sintomo di un malessere più ampio – Almeno per il corso di Biologia non dovrebbe esserci questo pericolo: “noi non abbiamo mai fatto teleconferenze. L’abbiamo provata l’anno scorso perché siamo stati obbligati dalla legge a istituire più canali, cioè a distribuire gli studenti in gruppi differenti. È ovvio che, per fare questo, devi avere o due aule o due docenti. Se il secondo docente non c’è, è inevitabile la teleconferenza”. Sul sistema della lezione a distanza, questa la sua opinione: “non ha avuto grande successo, dal mio punto di vista. Tecnicamente non è un’operazione semplice da fare. Basta che un giorno l’audio non si sente e gli studenti perdono la lezione. E poi credo che il contatto con il docente sia una cosa fondamentale”.
Ciro Baldini
Ciro Baldini








