Non è una sfida che si può cogliere tutti i giorni all’interno di un’università, quella lanciata da Biotest, multinazionale che opera nel settore farmaceutico, agli studenti Magistrali del Dipartimento di Economia: presentare un piano di marketing innovativo per un prodotto del settore. Alla squadra vincitrice un premio di 10 mila euro.
Il Marketing laboratory, questo il nome dell’evento, è stato presentato il 27 maggio nella sede di Corso Gran Priorato di Malta, a Capua, davanti ad una nutrita mole di studenti interessati. A fare gli onori di casa, il prof. Raffaele Cercola, che ha confessato la sorpresa nel trovarsi di fronte la sala piena. “Spero che non sia per l’importo che avete trovato nel bando” scherza, ma allo stesso tempo sa di presentare una grande opportunità per gli studenti, per il premio in denaro e per le esperienze lavorative che potrebbero scaturire dai contatti con l’azienda. “Si tratta di una malattia congenita per la quale si spende una gran quantità di soldi. Vi si chiede se è possibile affrontare il problema in maniera totalmente diversa. Tra di voi c’è un gruppo che vincerà. La sfida è completa”. Così ha chiosato, passando il microfono ad Enrico D’Aiuto, direttore marketing di Biotest, nonché ex studente della Facoltà: “Comincio subito col contraddire in parte il professore. La situazione che vi troverete di fronte non è quella di una gara. Vorremmo trascinarvi in un contesto in cui noi non sappiamo cosa fare, e crediamo che con voi possiamo provare a risolvere un problema. Non portiamo il tema apposta per la competizione”. Comincia così D’Aiuto, sottolineando immediatamente la realtà e l’importanza dell’apporto che si chiede agli studenti, che dovranno agire come dei veri consulenti di marketing. Una fiducia, quella che Biotest è disposta a concedere agli studenti che deriva dalle precedenti esperienze di collaborazione con l’Università: “Quando abbiamo lanciato il progetto Tarkus l’anno scorso, eravamo semplicemente alla ricerca di talenti. Tornato in ufficio, ho riferito ai miei superiori di aver trovato dei professionisti. Avevamo avuto più idee dai ragazzi dell’Università che delle agenzie con le quali lavoriamo”.
Il Marketing laboratory, questo il nome dell’evento, è stato presentato il 27 maggio nella sede di Corso Gran Priorato di Malta, a Capua, davanti ad una nutrita mole di studenti interessati. A fare gli onori di casa, il prof. Raffaele Cercola, che ha confessato la sorpresa nel trovarsi di fronte la sala piena. “Spero che non sia per l’importo che avete trovato nel bando” scherza, ma allo stesso tempo sa di presentare una grande opportunità per gli studenti, per il premio in denaro e per le esperienze lavorative che potrebbero scaturire dai contatti con l’azienda. “Si tratta di una malattia congenita per la quale si spende una gran quantità di soldi. Vi si chiede se è possibile affrontare il problema in maniera totalmente diversa. Tra di voi c’è un gruppo che vincerà. La sfida è completa”. Così ha chiosato, passando il microfono ad Enrico D’Aiuto, direttore marketing di Biotest, nonché ex studente della Facoltà: “Comincio subito col contraddire in parte il professore. La situazione che vi troverete di fronte non è quella di una gara. Vorremmo trascinarvi in un contesto in cui noi non sappiamo cosa fare, e crediamo che con voi possiamo provare a risolvere un problema. Non portiamo il tema apposta per la competizione”. Comincia così D’Aiuto, sottolineando immediatamente la realtà e l’importanza dell’apporto che si chiede agli studenti, che dovranno agire come dei veri consulenti di marketing. Una fiducia, quella che Biotest è disposta a concedere agli studenti che deriva dalle precedenti esperienze di collaborazione con l’Università: “Quando abbiamo lanciato il progetto Tarkus l’anno scorso, eravamo semplicemente alla ricerca di talenti. Tornato in ufficio, ho riferito ai miei superiori di aver trovato dei professionisti. Avevamo avuto più idee dai ragazzi dell’Università che delle agenzie con le quali lavoriamo”.
Servono audacia
e innovazione
e innovazione
Il mercato di riferimento non è dei più facili. Come è noto, e come viene puntualizzato dal dott. D’Aiuto, l’immagine del mercato farmaceutico è fortemente connotata in maniera negativa. Diventa quindi ancora più importante elaborare nuovi modelli di business, cosa che, dice, non si fa solamente investendo in ricerca e sviluppo, ma anche trovando le persone giuste. Per far capire di cosa si sta parlando, D’Aiuto ha presentato alcune esperienze significative e innovative nel campo farmaceutico. Tra queste quella di “Virgin Active”, catena di centri fitness con sedi in tutto il mondo, di cui più di un terzo in Sud Africa. “Sapete come nasce Virgin Active? Da una telefonata di Nelson Mandela a Richard Branson – Ho un problema – dice lui – settantasei health center in Sud Africa stanno per fallire. Richard Branson decide di intervenire, e ancora per Virgin Active il Sud Africa resta fondamentale. Per dire che oltre al profitto può esistere un business con una mission diversa”. Questo esempio serve ad introdurre la suggestione principale che Biotest vuole lanciare all’aula, suggestione che passa per la trasformazione di un numero in un altro. Si parte da 10.000, l’importo del premio, e si arriva a 1.300, che sono i chilometri di estensione del territorio italiano. Se Branson ha immaginato un progetto che aiutasse lo sviluppo sudafricano, perché non pensare ad un’esperienza di marketing che aiuti a ridistribuire valore su tutto il territorio italiano? “Io sono nato a Napoli, vivo a Firenze e lavoro a Milano – dice D’Aiuto – ma non mi sento italiano, perché c’è troppo divario. Possiamo pensare di risolvere questo problema col marketing, a piccoli passi”. È questo lo spirito che si chiede ai partecipanti, a cui è stato poi presentato dettagliatamente l’oggetto della sfida. Gli studenti selezionati saranno chiamati a ripensare un farmaco per il trattamento di un particolare tipo di emofilia, senza trascurare la vendita di servizi che a tale farmaco possono essere abbinati, né tutto ciò che gira attorno al prodotto vero e proprio. A loro si chiede audacia e, soprattutto, innovazione.
“Questo però non è un percorso per tutti”. Così esordisce il prof. Enrico Bonetti, che istruisce i presenti sui criteri di selezione: “Vogliamo studenti motivati, il che non significa che dovete essere motivati a vincere il premio in denaro. Significa: siete disposti a rinunciare a sostenere un esame per impegnarvi in questo progetto?”. Gli strumenti adoperati per la selezione dei candidati saranno due, uno più tradizionale e l’altro più innovativo. Innanzitutto il classico curriculum, da inviare indicando tutte le esperienze e le abilità che gli studenti pensano possano essere utili al conseguimento dell’obiettivo; e poi una meno classica videopresentazione che, dice il docente, “andrà caricata online entro la mezzanotte di oggi”. La sala comincia a vociare, sorpresa da una scadenza così prossima. “Questa è un’altra differenza tra un semplice concorso universitario e una commissione lavorativa – dice il prof. Sonetti – Se qualcuno vi chiede una consulenza è lui a dettare le scadenze. Questo è indicativo della vostra capacità di autorganizzarvi”. Il docente ha proseguito descrivendo il percorso di affiancamento che riguarderà i circa venti studenti scelti tra quanti presenteranno il materiale richiesto. Periodici incontri con l’azienda, cicli di seminari tecnici, che costituiscono una ricompensa in esperienza non quantificabile in denaro. I professori Barbara Masiello e Francesco Izzo hanno infine puntualizzato altri aspetti dell’esperienza, sottolineando la varietà di profili richiesti (non solo “creativi”, ma anche tecnici) e l’esigenza di uscire dagli schemi nel pensare nuove soluzioni.
Alla fine dell’incontro le reazioni sono sicuramente variegate, ma tutti sono in qualche modo scossi dalla portata del percorso proposto. Paolo, 26 anni, studente della Magistrale in Economia e Management, percorso Marketing, è entusiasta: “Non mi spaventa la deadline del video, né l’entità del progetto. È una sfida nuova: siamo abituati a studiare sempre economia, numeri, e questo invece è un evento di alto profilo che amplia l’orizzonte verso settori specifici, in questo caso quello farmaceutico”. Più scoraggiati Gianmarco e Michele, 25 e 23 anni, anche loro studenti della Magistrale in Marketing. “Preferisco dedicarmi agli esami e laurearmi presto”, dice il primo. “Ero curioso, perché raramente si fanno cose di questo tipo. Ma sarebbe davvero troppo impegnativo”. È invece la tipologia del settore che preoccupa Michele: “Se il prodotto fosse stato, chessò, un’automobile, sarebbe stato più interessante. Ma il settore farmaceutico non mi attira più di tanto. Certo è che non tutti possono dire di aver fatto un’esperienza di questo tipo, e questa è l’unica cosa che mi farà riflettere nelle prossime ore se inviare o meno il video”. Tutti, insomma, si rendono conto di fronteggiare qualcosa di serio, di difficile, ma la cui ricompensa potrebbe avere un valore altissimo per la propria carriera. Il mondo del lavoro che irrompe nelle aule universitarie come troppo raramente accade. Per i futuri dottori magistrali in Economia non resta che dimostrare di esserne all’altezza.
Valerio Casanova
“Questo però non è un percorso per tutti”. Così esordisce il prof. Enrico Bonetti, che istruisce i presenti sui criteri di selezione: “Vogliamo studenti motivati, il che non significa che dovete essere motivati a vincere il premio in denaro. Significa: siete disposti a rinunciare a sostenere un esame per impegnarvi in questo progetto?”. Gli strumenti adoperati per la selezione dei candidati saranno due, uno più tradizionale e l’altro più innovativo. Innanzitutto il classico curriculum, da inviare indicando tutte le esperienze e le abilità che gli studenti pensano possano essere utili al conseguimento dell’obiettivo; e poi una meno classica videopresentazione che, dice il docente, “andrà caricata online entro la mezzanotte di oggi”. La sala comincia a vociare, sorpresa da una scadenza così prossima. “Questa è un’altra differenza tra un semplice concorso universitario e una commissione lavorativa – dice il prof. Sonetti – Se qualcuno vi chiede una consulenza è lui a dettare le scadenze. Questo è indicativo della vostra capacità di autorganizzarvi”. Il docente ha proseguito descrivendo il percorso di affiancamento che riguarderà i circa venti studenti scelti tra quanti presenteranno il materiale richiesto. Periodici incontri con l’azienda, cicli di seminari tecnici, che costituiscono una ricompensa in esperienza non quantificabile in denaro. I professori Barbara Masiello e Francesco Izzo hanno infine puntualizzato altri aspetti dell’esperienza, sottolineando la varietà di profili richiesti (non solo “creativi”, ma anche tecnici) e l’esigenza di uscire dagli schemi nel pensare nuove soluzioni.
Alla fine dell’incontro le reazioni sono sicuramente variegate, ma tutti sono in qualche modo scossi dalla portata del percorso proposto. Paolo, 26 anni, studente della Magistrale in Economia e Management, percorso Marketing, è entusiasta: “Non mi spaventa la deadline del video, né l’entità del progetto. È una sfida nuova: siamo abituati a studiare sempre economia, numeri, e questo invece è un evento di alto profilo che amplia l’orizzonte verso settori specifici, in questo caso quello farmaceutico”. Più scoraggiati Gianmarco e Michele, 25 e 23 anni, anche loro studenti della Magistrale in Marketing. “Preferisco dedicarmi agli esami e laurearmi presto”, dice il primo. “Ero curioso, perché raramente si fanno cose di questo tipo. Ma sarebbe davvero troppo impegnativo”. È invece la tipologia del settore che preoccupa Michele: “Se il prodotto fosse stato, chessò, un’automobile, sarebbe stato più interessante. Ma il settore farmaceutico non mi attira più di tanto. Certo è che non tutti possono dire di aver fatto un’esperienza di questo tipo, e questa è l’unica cosa che mi farà riflettere nelle prossime ore se inviare o meno il video”. Tutti, insomma, si rendono conto di fronteggiare qualcosa di serio, di difficile, ma la cui ricompensa potrebbe avere un valore altissimo per la propria carriera. Il mondo del lavoro che irrompe nelle aule universitarie come troppo raramente accade. Per i futuri dottori magistrali in Economia non resta che dimostrare di esserne all’altezza.
Valerio Casanova








