Caso Motta, concorso confermato!

Continua a far discutere il famigerato caso Motta, lo scandalo che travolse il gotha dell’otorinolaringoiatria italiana. Una nota del Ministero dell’Università di fine aprile, firmata dal Direttore Generale dott. Antonello Masia, sta facendo il giro degli atenei italiani suscitando polemiche e sconcerto.
Ma è necessario prima riassumere i contorni di una vicenda che ha dell’incredibile. Era il 1988, quando Gaetano Motta (Seconda Università di Napoli), a 32 anni, diventò ordinario grazie ad un concorso gestito illecitamente dal padre Giovanni, uno dei baroni della disciplina in Italia, come ha acclarato la magistratura in diversi gradi di giudizio. In pratica, Motta padre ed altri suoi colleghi sono stati accusati di aver  truccato i verbali d’esame della tornata concorsuale. Tant’è che nel 2001 una sentenza della Cassazione ha reso definitiva la condanna di Motta ad un anno ed otto mesi. L’anno successivo, il Consiglio di Stato ha, inoltre, chiarito che il Ministero avrebbe potuto rimuovere dalla cattedra Motta figlio.    
E siamo all’oggi. La nota ministeriale – pur citando le sentenze processuali a carico degli imputati- non annulla gli atti concorsuali del 1990 perché non sussistono i presupposti. In quanto “il ricorrente prof. Mazzone (nel 1989) ha prodotto rinuncia al concorso in questione e che pertanto sussiste carenza di interesse da parte dell’istante” “il Consiglio di Stato Sez.IV con recente decisione in data 2.12.2005, n.564 ha confermato la consolidata giurisprudenza (….) secondo la quale l’annullamento di un atto non può fondarsi sulla mera esigenza di ripristino della legalità, ma deve tener conto della sussistenza di un interesse pubblico attuale e concreto alla rinnovazione dell’atto (… ) – e sono trascorsi circa 16 anni dal decreto di approvazione degli atti concorsuali-. Ritenuto “che in ogni caso un annullamento degli atti del concorso danneggerebbe i vincitori dello stesso non coinvolti nel giudizio penale”; e “considerato che non si ritiene sussista l’attualità dell’interesse pubblico all’annullamento del richiamato decreto del 2.5.1990 di approvazione degli atti del concorso in questione poiché risulta dall’unita scheda relativa allo status dei vincitori redatta dal Consorzio Interuniversitario CINECA, che gestisce con il sistema informatico il personale docente delle Università, che tutti i candidati vincitori, nominati straordinari nel 1990 hanno conseguito l’ordinato nel periodo 1993-1995, ad eccezione del Prof. Carmelo Cannavò, collocato a riposo nel 1996 e continuano a svolgere le loro funzioni”, si dispone di non provvedere all’annullamento del decreto.
Le prime reazioni. Università Oggi, il giornale dei professori associati del Cipur, pubblica il documento del Ministero ed una dura premessa del prof. Leonardo Bosi. “Il primo impulso è quello dell’indignazione. Con mente più calma e con un minimo di serenità rileviamo che l’Italia di quattro secoli fa, così ben descritta dal Manzoni, non è cambiata: la scienza forense italica sembra sempre voler privilegiare la produzione di Azzeccagarbugli al miglioramento delle garanzie dei propri diritti. Così come da me puntualizzato in un precedente articolo la logica della burocrazia ministeriale è quella di far di tutto per non cancellare provvedimenti presi od anche, a livello minimale, per non variare nulla della documentazione acquisita (e ciò indipendentemente dal colore del governo in auge). Nonostante che un Tribunale abbia intimato di apporre la croce con la scritta “FALSO” sugli atti concorsuali, sbugiardando (usiamo la dizione più gentile) l’operato ed i giudizi dei Commissari, al Ministero vale la logica Talebana di non mettere in discussione il Corano”. 
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