Competenze e sensibilità per diventare logopedisti

“È un Corso di Laurea afferente agli insegnamenti sanitari e non c’è dubbio che sia tra i più pesanti”. Chi si iscrive a Logopedia, secondo il prof. Sergio Motta, Coordinatore del Corso di Laurea, inizia un percorso duro. Questo per due ragioni. Perché “il rapporto tra logopedista e paziente è più stretto e duraturo di quello che si crea tra medico e assistito”. E perché “il logopedista tratta disordini della comunicazione che sono determinanti ai fini della disabilità, creando difficoltà ai livelli delle attività comuni, con un impatto drammatico nella quotidianità”. Motivo per il quale, per svolgere questa professione è necessario avere anche “caratteristiche di sensibilità non comuni. È una dote fondamentale, a prescindere dalle competenze specifiche”. Il percorso di studio è per pochi. Anche per quest’anno ci saranno “venti iscrizioni”. Superata la prova, si può passare ai libri. Per ogni esame è necessario soffermarsi su più di una materia, infatti “il Corso di studi è strutturato per corsi integrati. Ogni modulo prevede tra i tre e i quattro insegnamenti che dovrebbero essere omogenei tra loro”. La didattica sta cambiando per “favorire la formazione dello studente”. In tale ottica, “noi docenti dovremmo presentare fin dalla prima lezione il materiale del corso, una sorta di vademecum sul sito del docente che lo studente può seguire per avere chiaro cosa deve fare. Per gli allievi, invece, è indispensabile che seguano i corsi. È importante che ci sia un rapporto diretto con i docenti, con la consapevolezza che siamo tutti dalla stessa parte”. Manuali e pazienti. Questo il binomio per chi segue questi studi. Già al primo semestre, infatti, è prevista un’attività di tirocinio, sebbene, al primo anno, questa sia leggermente diversa da quella che si sviluppa negli anni successivi: “soprattutto al primo anno il tirocinio consiste in osservazioni passive. I tirocinanti devono osservare quello che si verifica da un punto di vista assistenziale in ambulatori di foniatria e di logopedia. Hanno così la possibilità di approcciarsi a una serie di disturbi della comunicazione senza un coinvolgimento attivo ed emotivo”. Le cose cambiano in seguito: “al secondo e al terzo anno svolgeranno attività terapeutiche sotto la guida dei tutor”. Tre anni per inserirsi nel mercato del lavoro, con buone prospettive: “non ci sono tempi di attesa lunghi. Anche in quest’ambito c’è spesso una strutturazione di contratti a termine che limita le possibilità economiche del laureato. Però molti logopedisti, nel giro di due anni, trovano impiego nei centri convenzionati. Meno spazio offre, invece, l’azienda ospedaliera”. Non resta che studiare, con un consiglio: “essere umili per poter apprendere da qualsiasi dettaglio che deriva dall’osservazione di un paziente, di un terapista che stabilisce un contatto con l’assistito e dell’ambito familiare nel quale si manifesta il disagio. È necessaria una rilevante introspezione. Bisogna essere semi psicologi”.
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