De Filippis: “la mia area ha perso 12 docenti negli ultimi anni”

“L’internazionalizzazione è un aspetto che un Ateneo come il nostro deve considerare sempre come primario. In entrambi i programmi dei candidati viene evidenziato, e si può dire che siano ambedue attenti a quelle che sono le principali urgenze dell’Ateneo, ma delle tante cose proposte bisogna poi capire quali sono realmente attuabili”, commenta la prof.ssa Simonetta De Filippis, docente di Letteratura Inglese. Si tratta di una sfida difficile, “e non ci si aspetta che il prossimo Rettore abbia la bacchetta magica! Ma è importante cercare, quanto più possibile, di creare un gioco di squadra, guidare l’Ateneo in sinergia con tutte le sue componenti, per analizzare insieme le questioni da affrontare”. Tra quelle più urgenti c’è la “riqualificazione dell’apparato amministrativo, attraverso una maggiore razionalizzazione delle risorse e riorganizzazione degli uffici. Perché se si inceppa la macchina burocratica si ferma tutto l’Ateneo. Inoltre bisognerebbe anche cercare di alleggerire il carico burocratico di noi docenti, che ormai ci schiaccia. Nell’ultimo decennio è diventato sempre più difficile fare ricerca: non c’è possibilità di chiedere un anno sabatico, perché siamo pochi. La mia area ha perso 12 docenti negli ultimi anni, siamo ricoperti di impegni istituzionali e di didattica, per cui ci si riduce, ormai stremati, a fare ricerca nel mese di agosto. Questo è distruttivo per l’istituzione accademica, perché, nonostante si mantenga alto il livello di offerta formativa, devo ammettere che ormai da tempo non si riesce a proporre nulla di nuovo ai nostri studenti. Le ricadute sono anche economiche, visto che la valutazione si basa sui risultati della ricerca. Non sarà facile giocare con i vincoli imposti dal Ministero, ma bisognerà lavorare per ridurre il carico burocratico che ci pesa sulle spalle come un macigno”.
Nel caso di docenti, come la prof.ssa De Filippis, che si trovano a tenere quei corsi, per forza di cose, più gettonati, non si può poi fare a meno di parlare anche dei servizi: “La questione delle aule e dei servizi per gli studenti è urgente, così come quella dei reclutamenti. Siamo sempre meno e di conseguenza facciamo lezione in aule sempre più affollate. Dobbiamo spendere quei pochi soldi che abbiamo per contratti annuali, trovandoci in situazioni come la mia, dove per Inglese abbiamo 9 contratti e 6 docenti incardinati. Trovare spazio attraverso finanziamenti europei o progetti ministeriali è, purtroppo, una soluzione di scarso respiro. Per cui spero si riesca ad attivare una seria politica di reclutamento”.
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