Esami: “qualche appello in più ci consentirebbe di non andare fuori corso”

Per gli studenti di Economia la vita universitaria è fatta di luci ed ombre, le prime legate soprattutto al livello della formazione, le seconde alle strutture ed ai vizi antichi dell’accademia. “Personalmente mi trovo bene. L’ambiente è bello, stimolante e i professori sono più che preparati – dice Luca Bellini secondo anno di Economia Aziendale – L’unica pecca sono le sessioni d’esame, con qualche data in più la vita sarebbe più comoda e si farebbero meno corse”. Dello stesso parere il collega Giovanni Brandini: “se aprissero le sessioni di novembre e aprile anche a noi che siamo ancora in corso, avremmo maggiori possibilità di continuare a restare tali. Per il resto, non ci sono particolari problemi. Anzi, i professori sono molto disponibili, li ho sempre trovati in studio all’orario di ricevimento. Sono molto interessanti anche le attività esterne ai corsi che si svolgono qui, come seminari, concorsi”. “Lavoro, perciò non sono corsista. Vengo all’università solo ogni tanto, perciò sfrutto molto i servizi on-line, soprattutto quelli di segreteria e non ho mai avuto particolari problemi. L’unico disagio che riscontro è l’impossibilità di arrivare a Monte Sant’Angelo”, commenta Salvatore Vitiello, secondo anno di Economia Aziendale, anche lui convinto assertore della necessità di avere a disposizione quanti più appelli intermedi è possibile: “Io sono in regola. Mi manca solo un esame del primo anno, se potessi sostenerlo a novembre, arriverei alla sessione invernale senza alcuna pressione addosso”.
Nonostante il numero programmato e i nuovi spazi, capita ancora di seguire le lezioni in maniera non del tutto agevole. Davanti le aule G, nell’aulario inaugurato pochi anni fa, incontriamo Valerio De Vivo e Alessandro Brancato, matricole, rispettivamente, ad Economia delle Imprese Finanziarie ed Economia Aziendale, che hanno abbandonato l’aula durante le esercitazioni di Metodi Matematici perché: “dentro si sta troppo stretti. In genere non ci sono particolari problemi per seguire le lezioni, i posti ci sono, se qualcuno resta in piedi è perché non ha voluto far alzare i colleghi per occupare un posto rimasto libero al centro della fila di sedie, ma oggi si stava scomodi e faceva davvero troppo caldo”. “Succede spesso alle lezioni delle materie che gli studenti tendono ad arretrarsi. L’anno scorso, per esempio, alle lezioni di Microeconomia l’ambiente era invivibile”, aggiunge Francesca, secondo anno di Economia Aziendale. 
Stessa lezione per più Corsi, aule stracolme
“Accade per quelle materie che riuniscono fra loro più Corsi di Laurea”, spiega Dario Mignolia, secondo anno di Economia delle Imprese Finanziarie, il quale nelle ultime settimane è stato più volte costretto a lasciare le lezioni di Economia e Gestione delle Imprese. E se ne rammarica: “È un vero peccato perché è una delle materie più interessanti di quest’anno, ma se non si arriva almeno un’ora prima dell’inizio della lezione non si trova posto. Seguire dalle scale non è il massimo. Dopo un po’ non ce la fai più a resistere. L’aula A è del tutto insufficiente per contenere gli studenti di più Corsi di Laurea riuniti insieme, specialmente perché gli iscritti ad Economia Aziendale sono tanti”. Per il collega Raffaele Pelliccia Romano i servizi efficienti: “gli orari, le lezioni e i calendari sono abbastanza ben organizzati, non ci passiamo lamentare. Al momento, però, mancano i servizi igienici perché sono in corso i lavori ai bagni dell’aulario A”. 
“Da quando siamo arrivate qui, le cose sono andate sempre peggio. L’unico miglioramento è che alla Laurea Magistrale i programmi sono leggermente migliori e i professori dimostrano di avere un po’ più di rispetto per noi studenti – dicono senza mezzi termini le studentesse della Magistrale in Economia Aziendale Francesca Esposito e Annalisa, Claudia e Simona, che non risparmiano colpi – Nell’arco di pochi anni siamo passati dall’avere tre bar a doverci accontentare di uno solo. Lo stesso vale per le mense, le aule studio, il numero degli appelli, che ora vengono fissati addirittura i primi giorni di settembre, senza darci nemmeno il tempo di chiedere una spiegazione sugli argomenti studiati durante l’estate”. E, poi, rincarano: “non c’è alcuna sicurezza. Facciamo lezione in aule piene di infiltrazioni d’acqua, dove sono crollati soffitti e non c’è mai posto perché gli spazi non sono assegnati tenendo conto della numerosità dei gruppi. Noi abbiamo dovuto seguire Politica Economica in piedi per settimane, prima che venissero presi dei provvedimenti”. Ma più di tutto, ciò che le ragazze recriminano sono le disparità di trattamento: “non è possibile che, a seconda del cognome con il quale si nasce e del gruppo nel quale si va a finire, possano capitare professori che svolgono la stessa materia, a cui sono assegnati gli stessi crediti, con programmi, modalità e criteri di valutazione diversi. E, se al triennio hai avuto un docente ritenuto più tollerante, te lo fanno scontare alla Magistrale. Macroeconomia e Statistica hanno queste caratteristiche. Ci chiedono di compilare i questionari di valutazione, ma non serve assolutamente a niente”.
Davanti alla segreteria di Economia, incontriamo Pierluigi, un ragazzo che pone una questione che non riguarda esclusivamente solo i ragazzi di Economia. È già laureato in Giurisprudenza e vorrebbe integrare la propria formazione con una laurea in Economia. “Sono venuto a chiedere informazioni in segreteria perché, mentre compilavo il modulo in rete, sono rimasto sconcertato”, ci dice. Il problema è legato alla tabella delle fasce di reddito. “Io appartengo alla prima fascia, quella per chi guadagna, ogni anno, fino ad otto mila euro. Ebbene, io non ci arrivo, ne guadagno poco più di seimila e il programma non mi accetta. In segreteria mi hanno risposto che, presumibilmente, con un reddito così basso, mi appoggio ancora alla famiglia. Ma non è così. Io vivo con la mia ragazza, in un piccolo appartamentino che mi ha lasciato mia madre. Stando alle modalità di pagamento previste, dovrei versare le tasse universitarie basandomi sull’ISEE di mio padre che, per me, è insostenibile. Mi hanno risposto che serve ad evitare imbrogli e problemi con la Guardia di Finanza. Ma perché presentare i documenti non basta per essere creduti?”.
Simona Pasquale
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