“Quando si entra a far parte di questo mondo, la difficoltà più grande è rappresentata dal passaggio liceo-università. Al liceo siamo abituati a studiare poco alla volta, mentre qui ti ritrovi a dover improvvisamente apprendere libri interi. Qualche prova intercorso in più, a mio parere, potrebbe facilitare il percorso di studi. Gli esami che, infatti, sono già organizzati in questo modo permettono agli studenti di essere meno appesantiti”, afferma Angelo Lostritto, rappresentante degli studenti presso il Dipartimento di Ingegneria Chimica, dei Materiali e della Produzione Industriale (DICMAPI). Iscritto al II anno di Ingegneria Chimica, Angelo sottolinea che proprio al primo anno è previsto un esame molto complicato: “Chimica, dove su 300 studenti, se tutto andava bene, riuscivano a passarlo solo in 10. Quello è stato sempre un tabù!”.
Francesco Rizzo, rappresentante anch’egli nel DICMAPI, ma iscritto al III anno di Ingegneria dei Materiali, racconta: “L’impatto che ho avuto con l’università, venendo da un liceo scientifico, è stato molto più semplice di come mi aspettavo. Questo perché vedevo l’università come un luogo in cui fosse ricercata una preparazione più avanzata rispetto a quella ricevuta al liceo. Alla fine, la difficoltà l’ho riscontrata solo nel dover preparare 4/5 esami in due mesi, in pratica un anno scolastico concentrato in 3 mesi di corsi”. Tra gli esami, il più complesso: “Geometria ed Algebra. Tutta colpa di una docente che, per quanto mi riguarda, avrebbe fatto bene a fare solo la ricercatrice. Per insegnare c’è bisogno di passione! Un ostacolo non solo mio, ma di tutti i miei colleghi, molti dei quali hanno preferito attendere il cambio di docente e rimandarlo all’anno successivo”. Nonostante le varie problematiche, però, le vere difficoltà cominciano più tardi: “Il secondo anno è stato il più complesso in assoluto, a causa di una mole d’esame davvero opprimente. In pratica, ho dovuto affrontare 5 esami al primo semestre e 7 al secondo, e tutto questo per la cattiva abitudine di articolare gli esami in moduli. Così facendo ogni esame è moltiplicato per due”.
Per Mauro Miranda (DICMAPI), al II anno di Ingegneria dei Materiali, la parola ‘problema’ è un sinonimo di ‘docenti’: “È inevitabile incontrare professori problematici. Mi viene in mente Fisica I, dove le spiegazioni del docente erano praticamente incomprensibili, oppure Analisi II che, al di là delle difficoltà stesse della materia, era svolta da un professore troppo anziano. L’esame più complicato per me, però, è stato Termodinamica: a leggere le slide sono bravi tutti, a spiegarle un po’ meno!”. Non finisce qui: “Sono sempre i docenti, poi, ad alterare il reale valore di un esame. Capita spesso, infatti, che esami da 6 crediti vengano trattati dai professori come insegnamenti da 12 crediti. C’è, addirittura, chi assegna compiti a casa per il giorno dopo, sottraendo, così, tempo alla preparazione di altri esami”.
Gianluca Campana, consigliere presso il Dipartimento di Ingegneria Elettrica e delle Tecnologie dell’Informazione (DIETI), è al I anno di Ingegneria delle Telecomunicazioni. Ha seguito solo alcuni corsi del primo semestre (“in alcuni casi ho notato che gli insegnanti, durante i corsi, non erano capaci di trasmettere grande motivazione”), scelta che gli ha poi causato “molte difficoltà durante la preparazione degli esami. In totale sono riuscito a sostenere due esami su tre; mi ritengo abbastanza soddisfatto perché si tratta del I semestre del I anno e non siamo ancora consapevoli del metodo di studio. La prova più difficile è stata quella Analisi I, che non solo è un esame molto impegnativo, ma anche propedeutico: se non lo superi non si passa ai successivi. È davvero la ‘bestia nera’ del primo anno!”.
Al contrario di Gianluca, per Giulia Gallo (DIETI), studentessa al III anno di Ingegneria Elettrica, il primo è stato l’anno più semplice: “non abbiamo avuto problemi particolari, dato che eravamo seguiti, i professori ci aiutavano. Al II e III anno, invece, ci siamo imbattuti in una serie di difficoltà. La causa è da ricercare nei cosiddetti ‘esami in moduli’, cioè due esami in uno. È stato questo il mio ostacolo più grande: ritrovarmi con tanti esami e di tipologia diversa tutti insieme!”. Poi, conclude, “non lo ho ancora sostenuto, ma, a dire dei miei colleghi, l’esame più difficile è Misure Elettriche del III anno. Pare, infatti, che richieda diverse relazioni, pratica ogni giorno e molto studio”.
Si parla ancora di professori, crediti e divisione in moduli anche con Giuseppe Colamarino, rappresentante nel Dipartimento di Ingegneria Civile, Edile ed Ambientale (DICEA) e studente del II anno di Ingegneria Civile: “Di fondo, da parte di alcuni professori c’è menefreghismo. È capitato, ad esempio, che un docente di Fisica caricasse alle 6 del mattino su Segrepass l’avviso secondo il quale il giorno stesso alle ore 10 si sarebbe tenuto l’esame. C’è, poi, discrepanza tra i crediti e il valore reale di un esame. Faccio alcuni esempi: l’esame di Meccanica è da 9 crediti, ma presenta in realtà un programma immenso; l’esame di Disegno è da 3 crediti, ma per prepararlo abbiamo impiegato un mese e mezzo, quasi più di Analisi II; Chimica è solo da 6 crediti, ma è comparabile a quello previsto ad Ingegneria Chimica, dato che studiamo su un libro di 1.200 pagine. Infine, c’è il problema della divisione modulare. Al I anno, ad esempio, i 9 esami previsti, a causa della divisione in moduli, si sono trasformati in 14!”.
La questione ‘date d’esame’, per i rappresentanti del Dipartimento di Ingegneria Industriale (DII) è il problema più sentito. “Nel mio Corso di Laurea non ci sono esami insuperabili, – afferma Giuseppe Sangiovanni, al II anno di Ingegneria Meccanica – ma a rallentare il nostro percorso è la cattiva organizzazione nel fissare le date degli esami. Queste, infatti, vengono stabilite poco prima della seduta, comportando, così, tempi ristretti da dedicare alla preparazione. Comunicare le date con largo anticipo e, quindi, avere consapevolezza che in un giorno ben preciso si terrà un tale esame stimolerebbe noi studenti”. Quando, invece, le date sono fissate, ci pensano i professori a complicare le cose. Lo conferma Valerio Scarlato (DII), iscritto al III anno dello stesso Corso di Laurea: “Nonostante siano fissate date semestrali, queste non vengono rispettate dai professori, che le modificano a loro piacimento. Avrei dovuto, ad esempio, sostenere un esame ad inizio maggio, ma non è stato possibile, visto che il docente ha previsto un’altra data sulla quale, però, resta molto vago”.
(Fa. Carc.)
Francesco Rizzo, rappresentante anch’egli nel DICMAPI, ma iscritto al III anno di Ingegneria dei Materiali, racconta: “L’impatto che ho avuto con l’università, venendo da un liceo scientifico, è stato molto più semplice di come mi aspettavo. Questo perché vedevo l’università come un luogo in cui fosse ricercata una preparazione più avanzata rispetto a quella ricevuta al liceo. Alla fine, la difficoltà l’ho riscontrata solo nel dover preparare 4/5 esami in due mesi, in pratica un anno scolastico concentrato in 3 mesi di corsi”. Tra gli esami, il più complesso: “Geometria ed Algebra. Tutta colpa di una docente che, per quanto mi riguarda, avrebbe fatto bene a fare solo la ricercatrice. Per insegnare c’è bisogno di passione! Un ostacolo non solo mio, ma di tutti i miei colleghi, molti dei quali hanno preferito attendere il cambio di docente e rimandarlo all’anno successivo”. Nonostante le varie problematiche, però, le vere difficoltà cominciano più tardi: “Il secondo anno è stato il più complesso in assoluto, a causa di una mole d’esame davvero opprimente. In pratica, ho dovuto affrontare 5 esami al primo semestre e 7 al secondo, e tutto questo per la cattiva abitudine di articolare gli esami in moduli. Così facendo ogni esame è moltiplicato per due”.
Per Mauro Miranda (DICMAPI), al II anno di Ingegneria dei Materiali, la parola ‘problema’ è un sinonimo di ‘docenti’: “È inevitabile incontrare professori problematici. Mi viene in mente Fisica I, dove le spiegazioni del docente erano praticamente incomprensibili, oppure Analisi II che, al di là delle difficoltà stesse della materia, era svolta da un professore troppo anziano. L’esame più complicato per me, però, è stato Termodinamica: a leggere le slide sono bravi tutti, a spiegarle un po’ meno!”. Non finisce qui: “Sono sempre i docenti, poi, ad alterare il reale valore di un esame. Capita spesso, infatti, che esami da 6 crediti vengano trattati dai professori come insegnamenti da 12 crediti. C’è, addirittura, chi assegna compiti a casa per il giorno dopo, sottraendo, così, tempo alla preparazione di altri esami”.
Gianluca Campana, consigliere presso il Dipartimento di Ingegneria Elettrica e delle Tecnologie dell’Informazione (DIETI), è al I anno di Ingegneria delle Telecomunicazioni. Ha seguito solo alcuni corsi del primo semestre (“in alcuni casi ho notato che gli insegnanti, durante i corsi, non erano capaci di trasmettere grande motivazione”), scelta che gli ha poi causato “molte difficoltà durante la preparazione degli esami. In totale sono riuscito a sostenere due esami su tre; mi ritengo abbastanza soddisfatto perché si tratta del I semestre del I anno e non siamo ancora consapevoli del metodo di studio. La prova più difficile è stata quella Analisi I, che non solo è un esame molto impegnativo, ma anche propedeutico: se non lo superi non si passa ai successivi. È davvero la ‘bestia nera’ del primo anno!”.
Al contrario di Gianluca, per Giulia Gallo (DIETI), studentessa al III anno di Ingegneria Elettrica, il primo è stato l’anno più semplice: “non abbiamo avuto problemi particolari, dato che eravamo seguiti, i professori ci aiutavano. Al II e III anno, invece, ci siamo imbattuti in una serie di difficoltà. La causa è da ricercare nei cosiddetti ‘esami in moduli’, cioè due esami in uno. È stato questo il mio ostacolo più grande: ritrovarmi con tanti esami e di tipologia diversa tutti insieme!”. Poi, conclude, “non lo ho ancora sostenuto, ma, a dire dei miei colleghi, l’esame più difficile è Misure Elettriche del III anno. Pare, infatti, che richieda diverse relazioni, pratica ogni giorno e molto studio”.
Si parla ancora di professori, crediti e divisione in moduli anche con Giuseppe Colamarino, rappresentante nel Dipartimento di Ingegneria Civile, Edile ed Ambientale (DICEA) e studente del II anno di Ingegneria Civile: “Di fondo, da parte di alcuni professori c’è menefreghismo. È capitato, ad esempio, che un docente di Fisica caricasse alle 6 del mattino su Segrepass l’avviso secondo il quale il giorno stesso alle ore 10 si sarebbe tenuto l’esame. C’è, poi, discrepanza tra i crediti e il valore reale di un esame. Faccio alcuni esempi: l’esame di Meccanica è da 9 crediti, ma presenta in realtà un programma immenso; l’esame di Disegno è da 3 crediti, ma per prepararlo abbiamo impiegato un mese e mezzo, quasi più di Analisi II; Chimica è solo da 6 crediti, ma è comparabile a quello previsto ad Ingegneria Chimica, dato che studiamo su un libro di 1.200 pagine. Infine, c’è il problema della divisione modulare. Al I anno, ad esempio, i 9 esami previsti, a causa della divisione in moduli, si sono trasformati in 14!”.
La questione ‘date d’esame’, per i rappresentanti del Dipartimento di Ingegneria Industriale (DII) è il problema più sentito. “Nel mio Corso di Laurea non ci sono esami insuperabili, – afferma Giuseppe Sangiovanni, al II anno di Ingegneria Meccanica – ma a rallentare il nostro percorso è la cattiva organizzazione nel fissare le date degli esami. Queste, infatti, vengono stabilite poco prima della seduta, comportando, così, tempi ristretti da dedicare alla preparazione. Comunicare le date con largo anticipo e, quindi, avere consapevolezza che in un giorno ben preciso si terrà un tale esame stimolerebbe noi studenti”. Quando, invece, le date sono fissate, ci pensano i professori a complicare le cose. Lo conferma Valerio Scarlato (DII), iscritto al III anno dello stesso Corso di Laurea: “Nonostante siano fissate date semestrali, queste non vengono rispettate dai professori, che le modificano a loro piacimento. Avrei dovuto, ad esempio, sostenere un esame ad inizio maggio, ma non è stato possibile, visto che il docente ha previsto un’altra data sulla quale, però, resta molto vago”.
(Fa. Carc.)








