I 20 anni dell’Unione degli Universitari

“C’erano state Tangentopoli e la Pantera, c’era la voglia di cambiare le cose, la vecchia struttura stava crollando. L’idea di fondare l’UDU è nata con l’introduzione delle fasce per il pagamento delle tasse universitarie. Allora i figli dei medici facevano i medici e i figli dei disgraziati non facevano niente”, introduce il fondatore dell’Unione degli Universitari Norberto Gallo, chiamato a celebrare il ventennale del sindacato universitario, il 17 novembre, nell’Aula Magna della sede di via Acton dell’Università Parthenope. Temi dell’incontro: diritto allo studio e accesso all’università. “Ancora oggi purtroppo la possibilità di scalare la piramide sociale grazie al merito non esiste. Il problema delle Università è tuttora continuare ad aprire la mattina e non si preoccupano se molti di questi laureati lavoreranno in un call center. Il nodo scuola-università-lavoro funzionava e funziona male. Si deve continuare a discutere di questo? Certo. È quello che si propone il nostro sindacato universitario, a cui auguro di riuscire laddove noi non siamo riusciti”, conclude Gallo. La celebrazione del ventennale avrebbe dovuto svolgersi il 4 dicembre, ma il coordinatore UDU Napoli, Lorenzo Fattori, spiega il motivo dell’anticipo: “questa è una data a noi cara, perché vogliamo ricordare gli eccidi nazisti di studenti cecoslovacchi che si opponevano alla guerra”. Invitato a discutere sui temi dell’incontro, il delegato del Rettore dell’Ateneo Federico II, il prof. Giovanni Miano, che sottolinea: “il diritto allo studio congiunto con il merito crea eccellenze. Purtroppo ancora oggi le classi più deboli incontrano limitazioni dell’accesso alle conoscenze, quando l’accesso a queste ultime è necessario per il futuro del nostro Paese. Il contributo dell’UDU in tal senso è indiscusso”. Connesse al diritto allo studio, tasse e qualità degli insegnamenti, su cui il Rettore della Parthenope, Claudio Quintano, chiarisce alcuni punti: “il nostro Ateneo soffre per il fiancheggiamento delle Università telematiche. Il rendimento discutibile preteso da queste ultime, con tasse elevate, va in controtendenza rispetto alle nostre prerogative: alta qualità della formazione e tasse accessibili. La nostra Università si sta attrezzando con l’affiancamento alla didattica frontale: corsi in modalità blended per favorire chi ha difficoltà a seguire le lezioni. Purtroppo però ho firmato 23 trasferimenti alla Pegaso, ma ciò che sfugge a questi ragazzi è la necessità di un momento di aggregazione, possibile solo in Università come la nostra”. Per quanto riguarda le tasse: “da quando sono Rettore ho dedicato il cinque per mille al miglioramento della qualità della formazione, istituendo borse di merito, oltre a quelle indirizzate a chi ha un reddito basso. Spesso merito e basso reddito coincidono, per cui abbiamo dato la possibilità ad altri studenti di proseguire il percorso universitario nel migliore dei modi”. Sulle tasse universitarie, motivo cardine del diritto allo studio, interviene il consigliere regionale Angela Cortese: “quando visualizzai la proposta di legge per l’accorpamento delle Adisu in un’unica azienda regionale, contattai le rappresentanze studentesche che non ne sapevano nulla. Mi sono battuta insieme all’UDU perché ciò non accadesse. Così come ho fatto quando la tassa regionale è aumentata del 120%, semplicemente perché la Regione ha dimenticato di mandare per tempo la cifra di riferimento. Le battaglie producono risultati: il surplus della tassa regionale versato, verrà reinvestito nel diritto allo studio. La collaborazione proficua con l’UDU deve continuare su questa strada”. Fa luce sulla questione Carlo Palmieri, rappresentante organizzativo UDU: “abbiamo scoperto un vaso di Pandora, un ammanco di 13 milioni di euro, che siamo riusciti a far reintegrare. Ancora oggi purtroppo le Adisu non hanno presentato il piano con cui reinvestire i fondi”. I temi della giornata richiamano necessariamente una riflessione sull’attuale Governo, che ispira una domanda posta al prof. Armando Vittoria della Federico II: “quali sono i valori della sinistra?”. Il docente di Storia delle Istituzioni politiche risponde con una citazione di Mario Pagano: “mani nella terra e sguardo rivolto alle stelle. Azione civile collettiva per il miglioramento della condizione sociale”. Una lucida analisi della situazione attuale nel nostro Paese viene da Federico Libertino, Segretario CGIL Napoli: “le cose non vanno bene in Italia, non perché i sindacalisti siano dei gufi, ma il motivo è che non si investe nella didattica e nella ricerca. Il sindacato da sempre si è battuto per la difesa dei più deboli, ma la diseguaglianza nel nostro Paese fa la differenza purtroppo: un 5% detiene il 50% delle ricchezze”. Per ridistribuire il carico in modo che la crisi non la paghino sempre i più deboli, propone soluzioni: “basterebbe una patrimoniale sui grandi capitali, le cui risorse andrebbero utilizzate per un piano di occupazione giovanile; o prendere un’iniziativa decisa contro l’evasione fiscale. C’è bisogno di scelte, come quella di investire nel settore idrogeologico e nei beni culturali. Pompei cade a pezzi e abbiamo straordinari giovani restauratori inoccupati. Il mio sindacato, come l’UDU, combatte affinché l’ingiustizia venga cancellata”. 
Sul numero chiuso e questioni che riguardano strettamente l’Università intervengono Antonio Santoro, rappresentante UDU al Consiglio Nazionale degli Studenti (CNSU) e al Consiglio Universitario Nazionale (CUN), e Alessio Portobello, esecutivo nazionale UDU: “siamo un sindacato che crede che lo studente abbia dei diritti, che sia necessario difendere. Mi sono occupato della tematica del numero chiuso. Smontarlo a Medicina era il nostro obiettivo e ci siamo riusciti, abbiamo permesso a 5.000 studenti di  entrare. Tutti devono avere pari diritti, la selezione deve avvenire in itinere. Abbiamo dimostrato che gli iscritti con ricorso si laureano ugualmente nei tempi e bene. Noi stiamo sempre dalla parte degli studenti, ma anche loro devono lavorare con noi”, afferma Alessio. Interviene il Presidente del CNSU Andrea Fiorini sul ruolo assunto dai rappresentanti oggi: “la mia è una rappresentanza ‘a conflitto’. Avere una controparte che manifesta un diritto permette al rappresentante di poter incidere. La rappresentanza è fatta bene quando non la si fa da soli. Il percorso da portare avanti è ancora lungo, ma stiamo avendo delle ottime risposte, perché la storia costruita alle nostre spalle ci permette di essere ascoltati dal MIUR. Metà del nostro lavoro consiste nel battersi per nuovi obiettivi, l’altra metà nel martellare per le vecchie richieste”.
Allegra Taglialatela
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