I concorsi in magistratura? Li vincono i napoletani

“I laureati in Economia di Napoli trovano lavoro nella misura del 50%; contrariamente a quanto si pensi i sociologi li battono, con un rassicurante 80%. A Giurisprudenza? Che ne parliamo a fare… Forse questa è l’unica vera ragione per scoraggiare quanti vogliano iscriversi qui l’anno prossimo; la disoccupazione è un fenomeno prettamente meridionale che si concentra al massimo sui giovani e, in particolare, sui laureati in materie umanistiche” afferma il prof. Bruno Jossa, Presidente della Commissione didattica. Il livello medio dei laureati: “pare che siamo secondi solo a Tor Vergata ma non dimentichiamo che in magistratura i concorsi li vincono soprattutto i napoletani; in diplomazia si affermano perlopiù quelli che hanno fatto il corso a Villa Pignatelli, poi c’è la folta rappresentanza politica in Parlamento… Sicuramente rispetto ad altre facoltà, iscriversi a Giurisprudenza ha il pregio di lasciare aperte tante porte, in virtù della preparazione di tipo giuridico che aiuta ad inserirsi nel tessuto socio-politico italiano. Io credo che in ogni caso Giurisprudenza rimanga la facoltà da scegliere anche per gli ‘incerti’”. Gli aspetti negativi di questa scelta? Innanzitutto l’elevato numero degli iscritti (tra i 4 e i 5mila l’anno fino al ’98, con una quota di 1500 laureati annui): “il numero dei docenti ed il loro impegno non riesce a soddisfare appieno le esigenze…”.
Chiudiamo con un passaggio sulla delicata Commissione presieduta dal docente. “Per continuare i lavori della Commissione serve maggiore consenso. E’ tutto legato all’entrata del professor Campobasso e dei nuovi rappresentanti degli studenti (che saranno eletti a novembre ndr) nei ranghi dell’organo. Altrimenti penso di dimettermi. Dopo un anno di lavoro credo che siamo approdati a risultati piuttosto magri, la stessa discussione sulle tesi non ha trovato lo sbocco che avevamo profetizzato mesi fa. Non pretendo che ora la Facoltà assegni a noi la discussione sulla riforma del 3+2, che è argomento impegnativo e che forse non abbiamo i mezzi per affrontare, tuttavia le nostre competenze vanno chiarite. La commissione si deve occupare delle disfunzioni della facoltà ‘in generale’ o di disfunzioni che si collegano a denunce specifiche del singolo docente? E poi, avremo il piacere di avere qualche studente con noi, visto che la commissione si è formata nel loro interesse”.
Marco Merola
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