Nell’ambito del corso di “Project Management”, tenuto dal prof. Guido Capaldo e rivolto agli allievi di Ingegneria, lo scorso 23 maggio, in collaborazione con il Project Management Institute Southern Italy Chapter e con l’Ordine degli Ingegneri di Napoli, si è svolto un incontro sul tema “La figura del Project Manager: prospettive di sviluppo professionale per i Laureati in Ingegneria”. Nell’aula I1 in via Claudio, gremita di studenti, professori ed ingegneri, si sono susseguite testimonianze aziendali e professionali, il tutto coordinato dallo stesso prof. Capaldo.
Dopo i saluti di Claudio La Terza e Francesco Castagna, rispettivamente coordinatori della Commissione di Ingegneria Gestionale e della Commissione Informatica, il primo intervento è spettato ad Antimo Angelino, Product Manufacturing Head, che ha illustrato composizione, struttura e programmi dell’azienda MBDA, operante nel settore della progettazione e produzione di missili e tecnologie per la difesa. Antonello Volpe, Vice Presidente del Project Management Institute, invece, apre il suo discorso con una battuta: “In quest’aula ho sostenuto il mio ultimo esame di Ingegneria”, afferma sorridendo, focalizzandosi, poi, sulla propria esperienza personale e sulle certificazioni necessarie per diventare un Project Manager. A fornire un’ulteriore panoramica sulle certificazioni più idonee per conseguire questo titolo professionale ci pensa Salvatore Di Iorio, Vice Coordinatore della Commissione di Ingegneria Gestionale. Per lui il Project Manager è il “direttore d’orchestra di un progetto”. Definizione chiarita durante il secondo intervento di Claudio La Terza, il quale vede il Project Manager come un pediatra: “Si va dal pediatra anche per un piccolo colpo di tosse perché ‘prevenire è meglio che curare’. Allo stesso modo il Project Manager segue il progetto nella sua forma evolutiva ed è sempre pronto a correre ai ripari. Non è uno che vende parole, ma risolve problemi”. L’ultima testimonianza è quella di Pino Roselli, segretario della Commissione Informatica dell’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Napoli: “Per chiudere il pacchetto delle istruzioni d’uso, è fondamentale per un Project Manager porsi tante domande”, afferma, poi conclude con la propria esperienza personale ed esplicando gli aspetti principali della professione.
Dopo i saluti di Claudio La Terza e Francesco Castagna, rispettivamente coordinatori della Commissione di Ingegneria Gestionale e della Commissione Informatica, il primo intervento è spettato ad Antimo Angelino, Product Manufacturing Head, che ha illustrato composizione, struttura e programmi dell’azienda MBDA, operante nel settore della progettazione e produzione di missili e tecnologie per la difesa. Antonello Volpe, Vice Presidente del Project Management Institute, invece, apre il suo discorso con una battuta: “In quest’aula ho sostenuto il mio ultimo esame di Ingegneria”, afferma sorridendo, focalizzandosi, poi, sulla propria esperienza personale e sulle certificazioni necessarie per diventare un Project Manager. A fornire un’ulteriore panoramica sulle certificazioni più idonee per conseguire questo titolo professionale ci pensa Salvatore Di Iorio, Vice Coordinatore della Commissione di Ingegneria Gestionale. Per lui il Project Manager è il “direttore d’orchestra di un progetto”. Definizione chiarita durante il secondo intervento di Claudio La Terza, il quale vede il Project Manager come un pediatra: “Si va dal pediatra anche per un piccolo colpo di tosse perché ‘prevenire è meglio che curare’. Allo stesso modo il Project Manager segue il progetto nella sua forma evolutiva ed è sempre pronto a correre ai ripari. Non è uno che vende parole, ma risolve problemi”. L’ultima testimonianza è quella di Pino Roselli, segretario della Commissione Informatica dell’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Napoli: “Per chiudere il pacchetto delle istruzioni d’uso, è fondamentale per un Project Manager porsi tante domande”, afferma, poi conclude con la propria esperienza personale ed esplicando gli aspetti principali della professione.
La parola agli studenti
Elaborati progettuali
durante il corso
Elaborati progettuali
durante il corso
Un incontro molto riuscito, alla cui base vi è un corso altrettanto di successo che oggi conta 200 studenti di vari Corsi di Laurea. A testimoniarlo, questa volta, sono gli studenti. Giuseppe De Micco, iscritto al I anno della Specialistica in Ingegneria dei Sistemi Idraulici e di Trasporto (“Sono laureato in Ingegneria Gestionale dei Progetti e delle Infrastrutture, che, purtroppo, non prevede un percorso specialistico”) ritiene “molto interessante” il corso di Project Management: “le lezioni sono per metà frontali, mentre l’altra metà è destinata alla correzione degli elaborati progettuali. È un corso che prevede un lavoro di team e che tenta di simulare il lavoro che avviene nelle aziende. Con un lavoro di gruppo, differente per i gestionali e i civili, dobbiamo portare a termine, in varie fasi, un elaborato. Il mio gruppo, ad esempio, si occupa della costruzione di una Biblioteca a Pisa”. L’autore di tutto questo è il prof. Capaldo, sul quale lo studente ha un parere più che positivo: “È un docente che rende la materia bella da seguire. Sempre disponibile, non alza un muro tra lui e gli studenti. Anche se siamo tantissimi, pretende l’attenzione di tutti, interagendo attivamente con noi. In quanto professore che svolge il suo mestiere da anni, inoltre, percepisce quando i suoi allievi hanno bisogno di una pausa, anche se ciò implica terminare la lezione più tardi. In tutta franchezza, sarebbe bello avere tanti Guido Capaldo alla Federico II”. Infine, l’incontro con i professionisti: “Quella di venerdì è stata un’iniziativa utile per capire quello che ci aspetta in futuro. Il prof. Capaldo vuole che il suo corso non sia considerato fine a se stesso, ma venga visto in un’ottica lavorativa futura”.
Per Danilo De Santis, iscritto al II anno di Ingegneria Strutturale e Geotecnica, un tuffo nel passato: “Alla Triennale ho frequentato il Corso di Laurea in Ingegneria Gestionale dei Progetti e delle Infrastrutture. L’aspetto negativo più evidente era la mancanza di pratica. Gli stessi progetti che facevamo, e facciamo tuttora, sono tante ipotesi esemplificative, che, però, non si riscontrano quasi mai nella realtà. Si focalizza molto l’attenzione su formule, dimostrazioni e concetti matematici, mentre avrei preferito, soprattutto per una Specialistica, visite in cantiere e tirocini per poter applicare sul campo ciò che studiamo. Sembra quasi che stiano formando dei futuri ricercatori, piuttosto che futuri ingegneri. Questo aspetto è evidente soprattutto durante gli esami, dove viene valutata solo la conoscenza di concetti e formule matematiche”. L’unica eccezione, il corso di Project Management: “Ho scelto questo corso perché conoscevo il prof. Capaldo dalla Triennale, conoscevo la sua professionalità e la sua disponibilità, ma soprattutto perché ero interessato alla figura del Project Manager. Questa è stata per me un’esperienza professionalizzante. Noi allievi del ramo civile, infatti, con l’aiuto del prof. Capaldo, abbiamo realizzato un elaborato progettuale, simulando quello che avviene nella realtà. Il mio gruppo si è occupato della riqualificazione di un quartiere di Tivoli attraverso la costruzione di un centro commerciale e delle infrastrutture legate a questo nuovo edificio”. Parere positivo anche sull’incontro: “è stato utile ascoltare le testimonianze di persone che fanno questo come mestiere, oltre che per passione. È servito ad allargare i nostri orizzonti, perché una cosa è leggere dai testi, un’altra è sentir parlare persone che fanno questo dalla mattina alla sera. Siamo stati proiettati su quelle che potranno essere le prospettive per gli ingegneri che vogliono intraprendere questa professione”.
Fabiana Carcatella
Per Danilo De Santis, iscritto al II anno di Ingegneria Strutturale e Geotecnica, un tuffo nel passato: “Alla Triennale ho frequentato il Corso di Laurea in Ingegneria Gestionale dei Progetti e delle Infrastrutture. L’aspetto negativo più evidente era la mancanza di pratica. Gli stessi progetti che facevamo, e facciamo tuttora, sono tante ipotesi esemplificative, che, però, non si riscontrano quasi mai nella realtà. Si focalizza molto l’attenzione su formule, dimostrazioni e concetti matematici, mentre avrei preferito, soprattutto per una Specialistica, visite in cantiere e tirocini per poter applicare sul campo ciò che studiamo. Sembra quasi che stiano formando dei futuri ricercatori, piuttosto che futuri ingegneri. Questo aspetto è evidente soprattutto durante gli esami, dove viene valutata solo la conoscenza di concetti e formule matematiche”. L’unica eccezione, il corso di Project Management: “Ho scelto questo corso perché conoscevo il prof. Capaldo dalla Triennale, conoscevo la sua professionalità e la sua disponibilità, ma soprattutto perché ero interessato alla figura del Project Manager. Questa è stata per me un’esperienza professionalizzante. Noi allievi del ramo civile, infatti, con l’aiuto del prof. Capaldo, abbiamo realizzato un elaborato progettuale, simulando quello che avviene nella realtà. Il mio gruppo si è occupato della riqualificazione di un quartiere di Tivoli attraverso la costruzione di un centro commerciale e delle infrastrutture legate a questo nuovo edificio”. Parere positivo anche sull’incontro: “è stato utile ascoltare le testimonianze di persone che fanno questo come mestiere, oltre che per passione. È servito ad allargare i nostri orizzonti, perché una cosa è leggere dai testi, un’altra è sentir parlare persone che fanno questo dalla mattina alla sera. Siamo stati proiettati su quelle che potranno essere le prospettive per gli ingegneri che vogliono intraprendere questa professione”.
Fabiana Carcatella








