La bufala è servita, tra scienza e pseudoscienza

Non mangiate pizza e mozzarella, provocano tumori. Vaccinate i vostri figli e si beccheranno l’autismo. Se vivete nella Terra dei Fuochi avete le ore contate. Un po’ di informazione parziale da una parte, qualche scandalo dall’altra e “La bufala è servita: tra scienza e pseudoscienza”. L’analisi del lavoro dei media in ambito scientifico al centro del convegno organizzato dalla Scuola di Medicina e da quella di Specializzazione in Pediatria della Federico II con l’Associazione Italia Unita per la Scienza. Il titolo dell’incontro, che si tiene il 5 novembre mentre andiamo in stampa, lascia poco spazio a possibili fraintendimenti, come ha spiegato il professor Alfredo Guarino, docente di Pediatria al Corso di Medicina e Chirurgia: “la bufala definisce una fesseria, un falso. Molto di questo investe la vita di tutti i giorni e riguarda l’intera cittadinanza”. Motivo per il quale le porte sono state aperte non solo agli studenti, ma a tutta la città: “a nessuno fa piacere che ci sia la Terra dei Fuochi, ma, prima di dire a qualcuno che un proprio figlio avrà sicuramente il cancro, bisogna verificarlo scientificamente. Se oltre a questo si mettono degli interessi economici, allora si fanno dei danni. Abbiamo voluto coinvolgere la cittadinanza, che deve essere informata alla luce delle evidenze raggiunte con i metodi galileiani della scienza, la stampa, invitata a fare meno scandali, e i medici, che devono comportarsi più da professionisti e meno da cittadini”. Sotto la lente di ingrandimento, dunque, sono finiti i mezzi di informazione: “la nostra idea è stata di mettere sotto osservazione alcuni media per capire certe bufale proposte. Con l’attenti al lupo si fa solo del male”. Il meeting potrebbe essere il punto di partenza di un progetto più ampio. Un’ipotesi: “a partire da questo convegno si potrebbe immaginare un’inchiesta giornalistica condotta insieme da università, studenti e redattori per raccogliere le bufale che emergono sui quotidiani e per fare attenzione al percorso di verifica delle fonti”. L’incontro, che l’anno scorso si è tenuto in sedici città italiane, è stato riproposto a Napoli “perché è al centro di questa faccenda, con tematiche come la Terra dei Fuochi o la mozzarella alla diossina”. Per gli studenti, un’occasione per conoscere da vicino una questione che riguarderà il loro futuro professionale: “perché i medici hanno un peso in questo, essendo persone alle quali i pazienti chiedono delle informazioni”. L’obiettivo è creare una sinergia tra il mondo dell’informazione e quello scientifico. Un compito, quest’ultimo, che spetta soprattutto ai più giovani: “se gli specializzandi si formano bene, possono cambiare una strada che rischia di andare fuori controllo. La nostra idea è quella di stabilire codici di comportamento che regolino il modo di trattare certe tematiche”. 
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