Gli studenti della Triennale in Geologia raccontano l’ansia e l’entusiasmo dei primi esami. Alcuni tornano a casa soddisfatti, altri meno, perché lo scoglio resta ancora da superare. In via Mezzocannone 8 si svolge il temuto esame di Analisi con il prof. Luciano Carbone, che per fortuna una buona parte degli studenti supera e fornisce una ricetta ai colleghi che lo stanno preparando. “L’esame non è stato semplice, ho preso 20 dopo aver studiato un mese – confida Vincenzo Scotti, al primo anno, che si ritiene abbastanza soddisfatto del risultato – Questo è il mio primo esame, e, non sapendo ancora come funziona l’Università, posso accontentarmi di un voto basso, la prossima volta farò meglio”. Con lui diversi colleghi hanno superato l’esame, benché difficile. Svelano il segreto del successo. “Innanzitutto occorre una buona preparazione di base che, provenendo dal Liceo Scientifico, si acquisisce facilmente. Infatti quest’esame non è altro che un approfondimento del programma liceale”, spiega Gianpaolo Attianese. Il vero contributo alla riuscita lo danno le prove intercorso: “facoltative senza dubbio, ma aiutano tantissimo perché chi le supera deve portare solo un terzo del programma”, interviene Mario Marigliano. “L’orale consiste nella dimostrazione di 15 teoremi, che consiglio di studiare bene, perché è l’argomento che il professore chiede maggiormente”, aggiunge Amerigo Guida. L’esame più difficile in assoluto per i superstiti di Analisi è Mineralogia. “È una materia del tutto nuova per noi, che consiste nello studio della composizione dei minerali ed è basato molto sulla memoria, perché bisogna ricordarsi la più piccola caratteristica di quel determinato minerale”, continua il ragazzo. Per superare quest’esame serve anche applicazione pratica. “Fortunatamente abbiamo partecipato a delle escursioni della durata di un giorno ognuna per l’esame di Geoscienze, che ci hanno aiutato anche a capire meglio la Mineralogia. Siamo stati a Baia ed a Capaccio, per studiare il territorio di montagna, di collina e marino”. I ragazzi hanno raccolto ed analizzato minerali con il docente, illustrandone le caratteristiche. “Con un apparecchio che si chiama bussola del geologo, abbiamo studiato l’orientamento delle rocce per capire come si sono formate e che tipo di erosione hanno subìto”. Geoscienze sarà il prossimo esame che sosterranno, dei quattro previsti per il primo semestre. “Dobbiamo prepararci sul libro di testo e sulle diapositive che ha fornito il professore e integrare i dati dell’uno con le altre. È un esame lungo, ma non difficile”, illustra Vincenzo, a cui è particolarmente piaciuto il corso di Chimica del prof. Salvatore Andini: “Ti insegna la materia in modo simpatico e divertente, cosicché non diventa pesante e riesci ad appassionarti. Gli altri corsi li ho trovati un po’ monotoni”. I futuri geologi, pur se al primo anno, hanno già le idee abbastanza chiare sulle prospettive venture: “Vogliamo esercitare la professione all’estero. In Italia ti pagano pochissimo e non vieni valorizzato, per uno stesso lavoro che altrove svolgeresti con maggiore soddisfazione”.
Il vero scoglio della Triennale è però l’esame di Petrografia, secondo Francesco, studente del terzo anno: “Bisogna studiare la genesi dei magmi e i tipi di rocce, ad esempio. Il tutto va accompagnato dall’utilizzo del microscopio, di cui possiamo usufruire durante le ore di laboratorio”. La prova al microscopio è parte integrante dell’esame, ma a questo punto sorge un piccolo problema: “Spesso funzionano solo tre microscopi su dieci, quindi siamo costretti a lavorare in gruppo, anziché individualmente, come si dovrebbe”. Francesco è critico anche sugli sbocchi offerti dalla Triennale e sulle sessioni a disposizione: “Una volta concluso il percorso, puoi soltanto iscriverti all’albo dei ‘geologi junior’, che ti serve unicamente per poter partecipare a concorsi nel campo. Inoltre, per noi è difficile laurearsi in tempo, perché abbiamo solo due sessioni, più quella straordinaria di settembre, nonostante gli esami siano numerosi”.
Il vero scoglio della Triennale è però l’esame di Petrografia, secondo Francesco, studente del terzo anno: “Bisogna studiare la genesi dei magmi e i tipi di rocce, ad esempio. Il tutto va accompagnato dall’utilizzo del microscopio, di cui possiamo usufruire durante le ore di laboratorio”. La prova al microscopio è parte integrante dell’esame, ma a questo punto sorge un piccolo problema: “Spesso funzionano solo tre microscopi su dieci, quindi siamo costretti a lavorare in gruppo, anziché individualmente, come si dovrebbe”. Francesco è critico anche sugli sbocchi offerti dalla Triennale e sulle sessioni a disposizione: “Una volta concluso il percorso, puoi soltanto iscriverti all’albo dei ‘geologi junior’, che ti serve unicamente per poter partecipare a concorsi nel campo. Inoltre, per noi è difficile laurearsi in tempo, perché abbiamo solo due sessioni, più quella straordinaria di settembre, nonostante gli esami siano numerosi”.
A Scienze
Biologiche
vorrebbero più
ore di laboratorio
Biologiche
vorrebbero più
ore di laboratorio
Anche gli studenti al secondo anno di Scienze Biologiche raccontano l’esito dei primi esami del semestre. “Ho superato Microbiologia con 27”, annuncia Daniele Pinto. L’esame non è molto difficile e in media richiede un mese per prepararlo. “Si può sostenere la prova intercorso a dicembre, che consente di risparmiare lo scritto a febbraio, o si può scegliere di darlo scritto e orale nello stesso mese. Io ho optato per quest’ultima soluzione e mi è andata bene”. Lo studente spiega in che consiste la prova di laboratorio: “coltiviamo i batteri su un terreno composto di un materiale speciale, che si trova in una piastra, poi osserviamo se questi sono resistenti agli antibiotici e li coloriamo per individuarne la struttura”. Le ore di laboratorio sono sempre emozionanti per i ragazzi, che ne vorrebbero di più. “Abbiamo bisogno di toccare con mano e di sicuro c’è una disparità tra le ore di lezione, in numero nettamente superiore, e quelle di laboratorio: 2 ogni 14 giorni in media per ogni esame”, lamenta Maria Strazzullo. La ragazza afferma con decisione che il secondo anno è più difficile del primo a causa di due esami in particolare: “Se al primo anno spaventavano Fisica e Matematica, che poi non si sono rivelati così difficili, questo semestre mi mettono ansia Chimica organica e Genetica”. Più che il programma sono le modalità di svolgimento che mettono agitazione. “Genetica, ad esempio, è di sicuro un esame che richiede molta memoria, ma il fatto di sostenerlo con quattro docenti contemporaneamente, come se fosse una commissione di laurea, mi lascia veramente spiazzato”, aggiunge il collega Domenico Liguoro. Gli studenti non possono lamentarsi delle sessioni: “abbiamo quelle di marzo ed ottobre a discrezione del docente, oltre a quelle canoniche e la straordinaria di settembre”, continua il ragazzo, ma hanno da ridire sulle aule studio. “In via Mezzocannone 16 c’è una sola aula, decisamente poco per chi ha bisogno di un posto tranquillo dove ripassare, perciò prendiamo d’assalto le biblioteche, che però spesso non ci consentono di portare i nostri libri”, conclude Maria.
Allegra Taglialatela
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