I dubbi possono essere chiariti fin dal programma “molto articolato” nel senso che per ogni domanda c’è la possibilità di ottenere risposta “consultando la relativa bibliografia – sono indicate le pagine dei testi da consultare-”. Inoltre “a conclusione dei corsi, riceviamo tre volte la settimana (il lunedì, martedì e mercoledì) in modo che gli allievi possano ricevere ulteriori spiegazioni su punti sospesi”, racconta il prof. Giancarlo Alisio, docente di Storia dell’Architettura ai microfoni di Radio Kiss Kiss Napoli. Ma la ciliegina sulla torta è un’altra – lo sanno bene gli studenti della Facoltà di palazzo Gravina, spesso costretti a vagabondare alla ricerca di informazioni-: il docente comunica ogni anno in quale giorno della settimana si svolgono gli esami (quest’anno la scelta è caduta sul martedì). “Semplifica la preparazione, gli studenti si possono organizzare con anticipo ed iscriversi a sostenere l’esame lo stesso giorno. Serve anche per chiarezza mentale”.
Il programma verte sulla storia di Napoli dall’Illuminismo ad oggi, con una ricostruzione del periodo della fondazione (ma questa parte non è chiesta all’esame). In particolare si studia “la città ottocentesca, con i grandi interventi post unitari – o anche quelli pre unitari che si vanno a completare successivamente, ad esempio la fine di Corso Vittorio Emanuele, il quartiere Museo, via Duomo-: il lungomare, il risanamento, l’area orientale (un problema quest’ultimo che comincia alla fine del Settecento ed è attuale ancor oggi con il Centro Direzionale e la destinazione da darsi)”.
Oltre a diversi testi di riferimento – “che però concentriamo nelle dispense”- si studia la pubblicazione del prof. Alisio “Lamont Young. Utopia e realtà nell’urbanistica napoletana dell’800”.
“Insegno Napoli – puntualizza il professore- con un metodo che si può allargare a tutte le città d’Italia”.
I consigli su come affrontare l’esame: “innanzitutto gli studenti dovrebbero frequentare; negli ultimi giorni poi occorre una ripetizione generale”. L’importante “è avere un’idea generale della città, mi rendo conto che i particolari con il tempo si dimenticano, cioè: il rapporto tra centro antico e area orientale e tra centro antico ed area occidentale, la trasformazione della linea della costa”. Se si sono acquisite queste “idee fondamentali, la preparazione è sufficiente”.
Il programma verte sulla storia di Napoli dall’Illuminismo ad oggi, con una ricostruzione del periodo della fondazione (ma questa parte non è chiesta all’esame). In particolare si studia “la città ottocentesca, con i grandi interventi post unitari – o anche quelli pre unitari che si vanno a completare successivamente, ad esempio la fine di Corso Vittorio Emanuele, il quartiere Museo, via Duomo-: il lungomare, il risanamento, l’area orientale (un problema quest’ultimo che comincia alla fine del Settecento ed è attuale ancor oggi con il Centro Direzionale e la destinazione da darsi)”.
Oltre a diversi testi di riferimento – “che però concentriamo nelle dispense”- si studia la pubblicazione del prof. Alisio “Lamont Young. Utopia e realtà nell’urbanistica napoletana dell’800”.
“Insegno Napoli – puntualizza il professore- con un metodo che si può allargare a tutte le città d’Italia”.
I consigli su come affrontare l’esame: “innanzitutto gli studenti dovrebbero frequentare; negli ultimi giorni poi occorre una ripetizione generale”. L’importante “è avere un’idea generale della città, mi rendo conto che i particolari con il tempo si dimenticano, cioè: il rapporto tra centro antico e area orientale e tra centro antico ed area occidentale, la trasformazione della linea della costa”. Se si sono acquisite queste “idee fondamentali, la preparazione è sufficiente”.







