Quattro ‘Messaggeri della conoscenza’ di ritorno da Lione presentano il loro progetto ad illustri studiosi e agli studenti del Liceo Carducci di Nola, durante la giornata del 28 maggio, dedicata a Gli studi classici e la società dell’informazione. I quattro ragazzi sono stati selezionati per il progetto MIUR, promosso dalla Coordinatrice del Corso di Laurea in Lettere Classiche Marisa Squillante, ed hanno approfondito le loro ricerche in Francia, sotto la supervisione del prof. Christian Nicolas. Tornati dall’esperienza formativa, tengono una breve lezione sulle nuove conoscenze acquisite. “Se riusciamo a portare avanti la globalizzazione culturale, andremo sempre meglio. Oggi viene sancita l’integrazione tra saperi che sembra provengano da mondi molto diversi. Integrazione e interdisciplinarietà sono la vera forza della conoscenza”, introduce il ProRettore Gaetano Manfredi. “Viviamo nella società dell’informazione, dove chi non comunica non esiste. È una deriva che può portare ad eccessi. Internet è uno strumento straordinario, ma va utilizzato criticamente. L’uso critico fa la vera distinzione tra persona colta e ignorante”, continua il Vicepresidente della Giunta regionale Guido Trombetti. “Oggi viene sancita la degna conclusione di un progetto. Approdo di un lavoro faticosissimo, che ha richiesto molta tenacia. Abbiamo avuto la sensazione di una gara ad ostacoli con dissuasori, dove rinunciare sarebbe stato semplice. È un dato incontrovertibile che esista nello studio dell’antico un nuovo repertorio digitale, che consente l’accesso a testi e biblioteche virtuali, improponibili nelle strutture tradizionali”, sottolinea il Direttore del Dipartimento di Studi Umanistici Arturo De Vivo. Le difficoltà accennate dal Direttore vengono confermate dal prof. Giovanni Polara, Coordinatore della Sezione di Scienze dell’Antichità: “sono numerosi gli ostacoli che i sistemi italiano ed europeo riescono a costruire intorno a queste iniziative. Siamo riusciti a superarli”. Mentre il Direttore del Centro Lupt, Guglielmo Trupiano, assicura la diffusione e valorizzazione dei risultati della ricerca dei ragazzi, tramite i social media a disposizione, la prof.ssa Squillante ne illustra la nascita: “è un progetto che mi sta molto a cuore, nato da una scommessa. Tra le righe leggemmo un atteggiamento razzista nel bando: dedicato alle regioni meridionali, si intendeva sottolineare la nostra arretratezza nell’utilizzo delle tecnologie, e fornirci gli strumenti per progredire”. La docente, evidenziando la competitività del Dipartimento nel campo, ha sottolineato la necessità di fondi per mostrare agli studenti la portata innovativa delle ricerche. “I quattro che hanno dimostrato migliore attitudine al linguaggio digitale hanno seguito un percorso. I risultati verranno pubblicati in una rivista di Filologia di fascia A. Noi filologi classici siamo ‘recentium curiosi’, inversione dell’espressione di Tacito ‘recentium incuriosi’ usata per descrivere i romani, ‘nostalgici che non conoscono l’attualità’. Per noi vale il contrario”. Gli studiosi intervenuti evidenziano la necessità delle tecnologie informatiche per lo sviluppo delle discipline classiche, come il prof. Salvatore Cerasuolo, che parla del caso dell’epigramma sul figlio di Cinira attribuito a Zona di Sardi, e la prof.ssa Concetta Longobardi, la quale illustra i vantaggi di un’edizione digitale per i corpora scolastici. Gli strumenti digitali sono dunque indispensabili per qualsiasi tipo di edizione critica, come mostra Raffaella Tabacco, Direttore del Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università del Piemonte Orientale: “un’edizione critica contiene: testo dell’editore, segni diacritici e apparato critico. È preceduta da un’introduzione e seguita da un commento. Il filologo, per realizzarla, deve passare a raccolta i testimoni, operare una collazione e una valutazione per ricostruirne rapporti genealogici”. Come può essere d’aiuto il computer? “Nella realizzazione di indici, nella produzione di concordanze tra parole e nella collazione: confronto meccanico di testi. Può elaborare un gran numero di dati in tempo breve e registrare le varianti in un database, ma ciò non è sufficiente: occorre comunque la scelta finale del filologo. Può fungere solo da supporto alla sua attività”. Eppure, solo da poco lo studioso di testi classici si è avvicinato alla tecnologia digitale, non comprendendone l’importanza prima: “l’isolamento romantico del filologo classicista ci ha limitato l’apertura al mondo scientifico. Siamo rimasti indietro, perciò sento la responsabilità di spronare i nativi digitali all’approccio alla ricerca tramite le nuove tecnologie”, afferma Lucio Cristante, docente dell’Università di Trieste. “Obama ha detto: ‘non comprate un nuovo videogame, fatene uno; non scaricate l’ultima App, disegnatela’. L’elemento creatività è fondamentale in questo tipo di studi, non dimenticatelo”. Conclude la prof.ssa Valeria Viparelli, presentando il progetto ‘Tracciabilità del patrimonio culturale della Campania’, che prevede la creazione di un database georeferenziato di divulgazione, entro maggio 2015. “Abbiamo l’obiettivo di tracciare una mappa completa e molteplice del territorio, per catalogare segni che rimandino alla nostra identità culturale. Sono già state assegnate cinque borse e quindici contratti di ricerca; abbiamo inviato nostri laureati ad Amburgo e Parigi, allo stesso tempo chiamato figure d’eccellenza dall’estero”.
I quattro studenti
“messaggeri”
“messaggeri”
Un po’ emozionati, ma molto chiari, i partecipanti al progetto HyperDonat danno un’idea di cosa voglia dire fare ricerca con mezzi digitali ai loro coetanei. Il tutor Christian Nicolas ne spiega le finalità: “volevamo tornare al segmento di testo da analizzare con un click, avviare una ricerca morfologica, al posto della semplice lessicale, con tutte le forme del paradigma raggruppate in un’etichetta; costruire un thesaurus di Donato in pratica: un’antologia completa del suo mondo”. La tecnologia è un valore aggiunto per le discipline classiche: “utilizzare il digitale non vuol dire rinunciare alla filologia, per dedicarsi alla programmazione, è una risorsa che migliora la nostra performance. Non bisogna lavorare nella propria torre d’avorio, ma dialogare produttivamente con l’ingegnere che può fornire strumenti adatti alla ricerca”. Apre la presentazione Michele Ambrosino, unico vincitore della Triennale in Lettere Classiche: “abbiamo lavorato sul Commento di Donato all’Andria di Terenzio, difficoltà e incertezze sul metodo non sono mancate”. Continuano le laureande in Filologia Classica: “il nostro intento è stato immaginare e presentare un apparato digitale del testo in Layout”, fa presente Gaia Castaldi. “Abbiamo lavorato sull’encoding della parola: come abbreviarla, quali codici la riportano estesa, quali abbreviata, stabilendo varianti grafiche e ortografiche nella tradizione del commento. Non è la leggibilità immediata del file Xml da apprezzare, ma la sua ricchezza d’informazioni. Avere un apparato ortografico è importante dal punto di vista paleografico e rilevante per la storia della lingua”, continua Federica Nicolardi. “Ci siamo avvicinati anche alle problematiche filologiche e testuali comuni, come l’omissione di parole o frasi nei codici contemplati, che abbiamo segnalato con tag specifici: ‘gap’ per le omissioni, ‘del’ per le cancellazioni di termini da parte del copista, ‘subst’ per le sostituzioni. L’informatica serve a presentare il patrimonio culturale e renderlo condivisibile”, termina Sara Falascione.
Allegra Taglialatela
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