Progetti in mostra ad Architettura il 18 settembre. L’occasione di esporre i lavori degli studenti è nata dall’organizzazione della giornata di presentazione dei Laboratori del I semestre, inaugurata dai professori Mario Losasso, Direttore del Dipartimento, e Valeria Pezza, Presidente del Corso di Laurea in Architettura quinquennale. Aula SL4.5 stracolma di studenti, ma introduzione per pochi, solo quelli dei primi banchi. Colpa di un microfono che ha fatto le bizze e di un’acustica tutt’altro che brillante, come d’altronde accade quasi ovunque nella sede di Architettura di via Forno Vecchio, dove si svolge la maggior parte delle lezioni e dei laboratori. Alle pareti e sui tavoli allestiti nel corridoio del quarto piano, i lavori realizzati dagli studenti nel precedente anno accademico. Temi variegati: la linea di costa, la periferia occidentale, gli spazi abbandonati.
Federico Napolitano, 23 anni, racconta la sua esperienza: “Sto per iniziare il quarto anno e finora il laboratorio che ho trovato più interessante è stato quello di Progettazione 3. Abbiamo lavorato ad un sistema di recupero per Cuma. Una bella esperienza, costruttiva”. In negativo, prosegue, “ricordo invece il laboratorio di Composizione Architettonica. Si trattava di un progetto di Social Housing in Spagna, ma non abbiamo potuto, ovviamente, effettuare sopralluoghi. Non è stata una esperienza particolarmente formativa”.
Armando Argovino, iscritto al terzo anno, è reduce da tre corsi di laboratoro: Composizione I, Composizione II, Costruzione. “Molto interessante – racconta – Composizione II con il professore Carmine Piscopo. Il nostro caso di studio era Bagnoli, l’area dell’ex acciaieria. Abbiamo lavorato ad un progetto di recupero e riqualificazione. I punti cardini: la realizzazione di una grande spiaggia libera ed attrezzata, la costruzione di una multisala nell’ex acciaieria, la piantumazione a verde della zona dove tuttora insiste la colmata”. Sottolinea lo studente: “C’è un problema serio ad Architettura della Federico II relativamente ai laboratori. È quello delle aule: mancano spazi adeguati, tavoli e sedie che ci consentano di lavorare in gruppo nelle migliori condizioni possibili”.
Tra i progetti esposti, anche uno relativo al ripristino della stazione delle Ferrovie dello Stato nel Comune di Tufo, in Irpinia. L’idea è maturata nell’ambito di Progettazione Architettonica 2. Tra i partecipanti, Cesare Della Corte, 23 anni, iscritto al terzo anno del Corso di Laurea in Architettura Magistrale. “È stata una bellissima esperienza – racconta – perché abbiamo lavorato su una idea forte, quella di proporre una motivazione alle Ferrovie dello Stato per riattivare la stazione. Dopo il sopralluogo di due giorni, abbiamo iniziato l’attività qui ad Architettura. Il laboratorio si è svolto nel primo semestre del 2013”.
Un altro tema: la riqualificazione di alcune scuole a Melito. Coordinatrice del laboratorio di Composizione Architettonica è stata la professoressa Emma Buondonno. “Il mio gruppo – illustra il ventunenne Stefano Autiero – si è occupato in particolare dell’Istituto Giovanni Falcone. Il progetto prevede la demolizione e la ricostruzione della struttura, all’insegna di criteri di risparmio energetico, e su una idea centrale di realizzare spazi aperti”. A chi sta per iniziare ora il suo percorso universitario, suggerisce: “Il criterio migliore in base al quale optare per l’uno o l’altro docente, relativamente ai laboratori, è l’esperienza di coloro i quali vi hanno preceduti. Ci sono docenti presenti, collaborativi, attenti, stimolanti. Ce ne sono altri introvabili, apatici, che abbandonano lo studente a se stesso. Io finora mi sono fatto guidare dai consigli degli studenti più grandi e mi sono trovato bene, per quanto concerne i professori. Non posso dire lo stesso, purtroppo, per le strutture”. Spiega: “Qui mancano a volte perfino le sedie ed i tavoli. Non pretendo che ci forniscano i materiali per progettare, questo no. Ma che ci si debba ritrovare in più di cento in una stanza da sessanta persone mi pare davvero grave”.
Lo sa bene anche Selenia De Rosa, 27 anni, iscritta al quarto anno di Architettura. “Per i laboratori – dice – la questione che andrebbe risolta in via prioritaria è la scarsità delle prese di corrente in aula. Lavoriamo in autocad e ciascuno di noi ha un portatile, ma la batteria non regge tre o quattro ore senza l’alimentazione della corrente elettrica. Accade, dunque, di fare la corsa gli uni sugli altri, pur di accaparrarsi gli scarsi posti utili a mettere il pc in carica”. Altro tema, aggiunge, è la mancanza di un corso di addestramento all’autocad. “Ormai – sottolinea la studentessa – si progetta con questi strumenti. In mancanza di un corso universitario, chi ha la possibilità ne frequenta uno a pagamento, spendendo tra i 600 ed i 700 euro. Gli altri si arrangiano da autodidatti, facendo affidamento sui suggerimenti degli amici più esperti. Sarebbe utile anche un corso di Modellazione 3D. Sono tutte abilità che ci vengono richieste quando usciamo dall’università con la laurea in tasca”. Al netto di queste problematiche, aggiunge peraltro De Rosa, i laboratori sono il momento più bello per chi studi Architettura: “Ne ricordo uno molto interessante con il professore Pasquale Miano, relativo alla riqualificazione di un’area di una cittadina del Lazio. Abbiamo partecipato ad un bando di concorso europeo”. Conclude: “Nella scelta del docente con il quale seguire i laboratori, ritengo che sia essenziale un elemento. Bisogna interrogarsi se quel professore svolge effettivamente un’attività di progettazione, se partecipa a concorsi, se opera sul campo oppure no. Consiglio di optare decisamente per i professori che svolgono con profitto attività professionale all’esterno, possibilmente in ambito nazionale”.
Fabrizio Geremicca
Federico Napolitano, 23 anni, racconta la sua esperienza: “Sto per iniziare il quarto anno e finora il laboratorio che ho trovato più interessante è stato quello di Progettazione 3. Abbiamo lavorato ad un sistema di recupero per Cuma. Una bella esperienza, costruttiva”. In negativo, prosegue, “ricordo invece il laboratorio di Composizione Architettonica. Si trattava di un progetto di Social Housing in Spagna, ma non abbiamo potuto, ovviamente, effettuare sopralluoghi. Non è stata una esperienza particolarmente formativa”.
Armando Argovino, iscritto al terzo anno, è reduce da tre corsi di laboratoro: Composizione I, Composizione II, Costruzione. “Molto interessante – racconta – Composizione II con il professore Carmine Piscopo. Il nostro caso di studio era Bagnoli, l’area dell’ex acciaieria. Abbiamo lavorato ad un progetto di recupero e riqualificazione. I punti cardini: la realizzazione di una grande spiaggia libera ed attrezzata, la costruzione di una multisala nell’ex acciaieria, la piantumazione a verde della zona dove tuttora insiste la colmata”. Sottolinea lo studente: “C’è un problema serio ad Architettura della Federico II relativamente ai laboratori. È quello delle aule: mancano spazi adeguati, tavoli e sedie che ci consentano di lavorare in gruppo nelle migliori condizioni possibili”.
Tra i progetti esposti, anche uno relativo al ripristino della stazione delle Ferrovie dello Stato nel Comune di Tufo, in Irpinia. L’idea è maturata nell’ambito di Progettazione Architettonica 2. Tra i partecipanti, Cesare Della Corte, 23 anni, iscritto al terzo anno del Corso di Laurea in Architettura Magistrale. “È stata una bellissima esperienza – racconta – perché abbiamo lavorato su una idea forte, quella di proporre una motivazione alle Ferrovie dello Stato per riattivare la stazione. Dopo il sopralluogo di due giorni, abbiamo iniziato l’attività qui ad Architettura. Il laboratorio si è svolto nel primo semestre del 2013”.
Un altro tema: la riqualificazione di alcune scuole a Melito. Coordinatrice del laboratorio di Composizione Architettonica è stata la professoressa Emma Buondonno. “Il mio gruppo – illustra il ventunenne Stefano Autiero – si è occupato in particolare dell’Istituto Giovanni Falcone. Il progetto prevede la demolizione e la ricostruzione della struttura, all’insegna di criteri di risparmio energetico, e su una idea centrale di realizzare spazi aperti”. A chi sta per iniziare ora il suo percorso universitario, suggerisce: “Il criterio migliore in base al quale optare per l’uno o l’altro docente, relativamente ai laboratori, è l’esperienza di coloro i quali vi hanno preceduti. Ci sono docenti presenti, collaborativi, attenti, stimolanti. Ce ne sono altri introvabili, apatici, che abbandonano lo studente a se stesso. Io finora mi sono fatto guidare dai consigli degli studenti più grandi e mi sono trovato bene, per quanto concerne i professori. Non posso dire lo stesso, purtroppo, per le strutture”. Spiega: “Qui mancano a volte perfino le sedie ed i tavoli. Non pretendo che ci forniscano i materiali per progettare, questo no. Ma che ci si debba ritrovare in più di cento in una stanza da sessanta persone mi pare davvero grave”.
Lo sa bene anche Selenia De Rosa, 27 anni, iscritta al quarto anno di Architettura. “Per i laboratori – dice – la questione che andrebbe risolta in via prioritaria è la scarsità delle prese di corrente in aula. Lavoriamo in autocad e ciascuno di noi ha un portatile, ma la batteria non regge tre o quattro ore senza l’alimentazione della corrente elettrica. Accade, dunque, di fare la corsa gli uni sugli altri, pur di accaparrarsi gli scarsi posti utili a mettere il pc in carica”. Altro tema, aggiunge, è la mancanza di un corso di addestramento all’autocad. “Ormai – sottolinea la studentessa – si progetta con questi strumenti. In mancanza di un corso universitario, chi ha la possibilità ne frequenta uno a pagamento, spendendo tra i 600 ed i 700 euro. Gli altri si arrangiano da autodidatti, facendo affidamento sui suggerimenti degli amici più esperti. Sarebbe utile anche un corso di Modellazione 3D. Sono tutte abilità che ci vengono richieste quando usciamo dall’università con la laurea in tasca”. Al netto di queste problematiche, aggiunge peraltro De Rosa, i laboratori sono il momento più bello per chi studi Architettura: “Ne ricordo uno molto interessante con il professore Pasquale Miano, relativo alla riqualificazione di un’area di una cittadina del Lazio. Abbiamo partecipato ad un bando di concorso europeo”. Conclude: “Nella scelta del docente con il quale seguire i laboratori, ritengo che sia essenziale un elemento. Bisogna interrogarsi se quel professore svolge effettivamente un’attività di progettazione, se partecipa a concorsi, se opera sul campo oppure no. Consiglio di optare decisamente per i professori che svolgono con profitto attività professionale all’esterno, possibilmente in ambito nazionale”.
Fabrizio Geremicca







