“È importante per noi confrontarci con voi, futuri manager e commercialisti”, ha detto il Sostituto Procuratore della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli Giovanni Conzo nell’aprire, il 10 ottobre, il quinto ciclo di seminari sulle imprese criminali promosso dalla cattedra di Economia e Gestione delle Imprese del prof. Roberto Vona. Poi il dott. Conzo è entrato nel merito del tipo di attività svolto dalle imprese criminali, il cui scopo è fare profitto prendendo il controllo di interi settori economici, attraverso processi che, però, non alimentano né la ricchezza del territorio, né la circolazione del denaro. “Il sogno è che voi un giorno possiate stare dalla parte di uno Stato che sostiene chi è bravo e competente e non chi è sponsorizzato dal politico di turno”, conclude Conzo, prima di passare la parola all’atteso ospite: il Sostituto Procuratore Catello Maresca, noto per l’arresto di capi di spicco del clan dei Casalesi come Michele Zagaria e Antonio Iovine.
“La criminalità opera in maniera aggressiva solo all’inizio. Poi diventa impresa e dà vita ad un vero e proprio sistema economico, tanto che, negli atti giudiziari, nessun mafioso o camorrista si definisce tale. Dicono sempre di far parte di un Sistema che accumula e distribuisce denaro, prima con azioni delinquenziali, poi con attività apparentemente o formalmente legali – afferma il Magistrato in apertura – Fino a venticinque anni fa, si stentava a riconoscere l’esistenza di organizzazioni mafiose strutturate sul territorio. Tuttavia, questo passo avanti è tardivo e rappresenta, forse, il motivo per il quale lo Stato non riesce a fronteggiare il fenomeno in maniera efficace, pur essendo immensamente più forte”. La spiegazione potrebbe ricercarsi nella mancata individuazione degli elementi che costituiscono un sistema basato sullo stipendio, e la derivante assistenza previdenziale, per chi presta servizi all’organizzazione e per le loro famiglie. Un metodo dal quale deriva il fortissimo vincolo dell’affiliazione, rotto talvolta da pentimenti dovuti a ragioni economiche o provocati da conflitti con l’organizzazione che non ‘paga’ il giusto. “Un esempio di affiliazione storica è rappresentata dal clan dei Casalesi, nel quale, da un quarto di secolo, sono al vertice quattro famiglie i cui capi continuano a ricevere in carcere notevoli vitalizi, proventi delle attività criminali”, spiega Maresca. Una Cassa Integrazione Mafiosa che può essere scardinata solo in maniera economica: “il concetto di aggressione patrimoniale dei mafiosi accompagna sempre più le sensibilità dei magistrati, sebbene svolgere anche indagini patrimoniali implichi raddoppiare le indagini stesse”. In futuro, quindi, saranno sempre più necessarie figure in grado di prevenire la gestione delle imprese criminali o di prendere in carico imprese sottratte alla gestione criminale, da mettere a reddito nel circuito legale.
Le domande degli studenti spaziano su molti fronti. ‘Qual è la vostra posizione personale sulla legalizzazione delle droghe?’. “Se una cosa è ritenuta grave si sanziona, se si tollera tanto vale legalizzarla. Un discorso applicabile sia per le droghe leggere che per la prostituzione” (Maresca). “Spetta ai medici stabilire se determinate attività fanno bene o male, e lo Stato ha fra i suoi compiti la tutela della salute. In Olanda, dove queste attività sono legalizzate, i traffici di droga ed esseri umani non sono diminuiti, anzi il Paese è diventato una piazza di transito. Inoltre, l’esistenza di limiti rappresenta la speranza di continuare le indagini” (Conzo).
‘Sostenete che le imprese estere non investono a causa dell’esistenza di un sistema criminale, ma le imprese criminali operano anche all’estero, anche in paesi dove lo Stato è più forte?’. “Le imprese estere non vengono in Italia non solo per la criminalità organizzata, ma anche perché vige un sistema di recupero credito farraginoso. Altro discorso è la possibilità di reimpiego dei capitali nel tessuto legale all’estero, dove raramente le organizzazioni criminali esportano anche il metodo criminale”, sostengono i Magistrati prima di rientrare in Procura.
Il ciclo di incontri è proseguito il 20 ottobre con la presentazione del libro ‘L’Impresa Criminale’, a cura del prof. Vona e del dott. Conzo nell’ambito della tavola rotonda sulla Gestione delle Aziende Confiscate.
Simona Pasquale
“La criminalità opera in maniera aggressiva solo all’inizio. Poi diventa impresa e dà vita ad un vero e proprio sistema economico, tanto che, negli atti giudiziari, nessun mafioso o camorrista si definisce tale. Dicono sempre di far parte di un Sistema che accumula e distribuisce denaro, prima con azioni delinquenziali, poi con attività apparentemente o formalmente legali – afferma il Magistrato in apertura – Fino a venticinque anni fa, si stentava a riconoscere l’esistenza di organizzazioni mafiose strutturate sul territorio. Tuttavia, questo passo avanti è tardivo e rappresenta, forse, il motivo per il quale lo Stato non riesce a fronteggiare il fenomeno in maniera efficace, pur essendo immensamente più forte”. La spiegazione potrebbe ricercarsi nella mancata individuazione degli elementi che costituiscono un sistema basato sullo stipendio, e la derivante assistenza previdenziale, per chi presta servizi all’organizzazione e per le loro famiglie. Un metodo dal quale deriva il fortissimo vincolo dell’affiliazione, rotto talvolta da pentimenti dovuti a ragioni economiche o provocati da conflitti con l’organizzazione che non ‘paga’ il giusto. “Un esempio di affiliazione storica è rappresentata dal clan dei Casalesi, nel quale, da un quarto di secolo, sono al vertice quattro famiglie i cui capi continuano a ricevere in carcere notevoli vitalizi, proventi delle attività criminali”, spiega Maresca. Una Cassa Integrazione Mafiosa che può essere scardinata solo in maniera economica: “il concetto di aggressione patrimoniale dei mafiosi accompagna sempre più le sensibilità dei magistrati, sebbene svolgere anche indagini patrimoniali implichi raddoppiare le indagini stesse”. In futuro, quindi, saranno sempre più necessarie figure in grado di prevenire la gestione delle imprese criminali o di prendere in carico imprese sottratte alla gestione criminale, da mettere a reddito nel circuito legale.
Le domande degli studenti spaziano su molti fronti. ‘Qual è la vostra posizione personale sulla legalizzazione delle droghe?’. “Se una cosa è ritenuta grave si sanziona, se si tollera tanto vale legalizzarla. Un discorso applicabile sia per le droghe leggere che per la prostituzione” (Maresca). “Spetta ai medici stabilire se determinate attività fanno bene o male, e lo Stato ha fra i suoi compiti la tutela della salute. In Olanda, dove queste attività sono legalizzate, i traffici di droga ed esseri umani non sono diminuiti, anzi il Paese è diventato una piazza di transito. Inoltre, l’esistenza di limiti rappresenta la speranza di continuare le indagini” (Conzo).
‘Sostenete che le imprese estere non investono a causa dell’esistenza di un sistema criminale, ma le imprese criminali operano anche all’estero, anche in paesi dove lo Stato è più forte?’. “Le imprese estere non vengono in Italia non solo per la criminalità organizzata, ma anche perché vige un sistema di recupero credito farraginoso. Altro discorso è la possibilità di reimpiego dei capitali nel tessuto legale all’estero, dove raramente le organizzazioni criminali esportano anche il metodo criminale”, sostengono i Magistrati prima di rientrare in Procura.
Il ciclo di incontri è proseguito il 20 ottobre con la presentazione del libro ‘L’Impresa Criminale’, a cura del prof. Vona e del dott. Conzo nell’ambito della tavola rotonda sulla Gestione delle Aziende Confiscate.
Simona Pasquale







