Medicina aderisce a “Puliamo il mondo”

Pettorina gialla, un robusto paio di guanti a proteggere le mani, scope e palette. Una ventina di studenti del Corso di Laurea in Medicina e la professoressa Adriana Oliva, docente di Biochimica, il 26 settembre si sono cimentati nell’impresa di pulire le strade del centro antico che frequentano ogni giorno, quelle a ridosso del complesso di Sant’Andrea delle Dame e del Policlinico. L’iniziativa, che è stata organizzata per il secondo anno consecutivo, rientra nel calendario di Clean up the World, il più grande appuntamento di volontariato ambientale del mondo. Dal 1993, Legambiente ha assunto il ruolo di comitato organizzatore in Italia ed è presente su tutto il territorio nazionale grazie all’instancabile lavoro di oltre 1000 gruppi di volontari dell’ambiente, che organizzano l’iniziativa a livello locale in collaborazione con associazioni, aziende, comitati e amministrazioni cittadine. “Abbiamo recuperato – racconta la docente – rifiuti di ogni tipo. Carte, scarti alimentari, siringhe, preservativi. Il tutto in una zona che è patrimonio dell’Unesco, che dovrebbe essere la vetrina della città, ed a ridosso di un ospedale”. Mancanza di senso civico da parte di troppi napoletani ed inefficacia dell’azione di Asìa, specialmente per quanto concerne lo spazzamento, concorrono a determinare questa situazione. “Certo non pensiamo – prosegue la prof.ssa Oliva – di risolverla in venti ed in una giornata. Tuttavia, attraverso questo piccolo esempio, vorremmo sensibilizzare la città, a cominciare dai colleghi universitari, circa l’importanza che ciascuno si faccia promotore dal basso del cambiamento”. Il lavoro da fare è molto. Sottolinea la docente: “Nei giorni scorsi ho invitato tanti colleghi del Dipartimento a partecipare a questa iniziativa. Oggi non ne vedo neanche uno. Capisco gli impegni, comprendo le esigenze personali, però sono convinta che l’università possa e debba aprirsi alla città”. Tema, quest’ultimo, sul quale interviene anche Michele Buonomo, il Presidente regionale di Legambiente. “Anni fa – racconta – ero ad una iniziativa dell’università Parthenope. Il Rettore, opportunamente, sottolineava quanto fosse importante che gli Atenei contribuissero al progresso cittadino. Gli feci notare che si poteva iniziare, semplicemente, imponendo che il bar all’interno dell’Ateneo predisponesse i contenitori per la raccolta differenziata”. Aggiunge: “è una questione ancora aperta, perché, a quanto mi risulti, non tutte le sedi universitarie a Napoli sono attrezzate con i contenitori. Anche laddove esistono, poi, non sempre sono svuotati nel rispetto della differenziata. Accade, per esempio, che i bustoni di carta finiscano nel cassonetto dell’indifferenziato più vicino alla sede dell’Ateneo”.
Luigi Giugliano, iscritto al quinto anno di Medicina, alla sua seconda esperienza da ‘spazzino’, dice: “Partecipai già lo scorso anno e fu una bellissima giornata. La gratificazione è di dare una mano a migliorare uno spazio che vivo giornalmente, da studente”. Gli fa eco il suo collega Oscar Blezien, nato in Polonia, ma residente a Napoli: “Oggi sono qui anche per sensibilizzare i tanti miei coetanei che ancora non hanno ben compreso la sfida di gestire in maniera adeguata i rifiuti attraverso la diminuzione della produzione ed il riciclo”. Sottolinea: “Senza l’impegno individuale di ciascuno, nessuna istituzione può farcela. D’altronde, le istituzioni dovrebbero facilitare il compito ai cittadini di buona volontà. A Napoli non accade, perché i contenitori della raccolta differenziata sono ancora pochi e perché la raccolta porta a porta, l’unica capace di assicurare una differenziata di buon livello, non è ancora estesa a tutta la città”. Francesco Bencivenga, che frequenta il sesto anno a Medicina, insiste sulle responsabilità dell’università: “Potrebbe fare di più per sensibilizzare i giovani”. Valerio Luongo, un altro dei partecipanti all’iniziativa, invita alla speranza. “Stamane – dice – eravamo esattamente gli stessi di un anno fa. Poi, con il procedere dell’iniziativa, si sono aggregati altri studenti. Significa che c’è del materiale umano su cui lavorare. Tutto sta a provarci e ad impegnarsi”. Insiste sul tema della partecipazione Martina Smaldone, un altro aspirante camice bianco: “È la chiave per migliorare. Bisogna coinvolgere, informare, motivare le persone a difendere dal degrado gli spazi che frequentano”.
Non sono stati solo gli studenti di Medicina, peraltro, che hanno partecipato a Puliamo il Mondo. A poche centinaia di metri di distanza, nel giardino dell’Accademia di Belle Arti, i volontari di Legambiente e gli studenti hanno raccolto almeno tre sacchi di rifiuti. 
Fabrizio Geremicca
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