Ripensamenti in vista del piano di studi: “ho deciso, cambio lingua!”

A partire dalla metà del mese di novembre, gli studenti possono modificare i piani di studio, precedentemente compilati durante l’immatricolazione. Sono in molti a rendersi conto di aver compiuto una scelta affrettata e a fare dietrofront. 
Lingua Araba è tra le materie più odiate/amate dai nuovi studenti: “ho deciso dopo un mese di cambiare, perché seguire le lezioni di Lingua Araba, che coincideva con Lingua Spagnola, era diventato un problema. Non riuscivamo a stare al passo nemmeno con i primi argomenti, figuriamoci a semestre inoltrato, e non potevamo rischiare di prenderci troppo tempo per fare questa scelta, così abbiamo pensato di disertare l’arabo”, dice Federica Cerreto, al primo anno di Mediazione linguistica e culturale. “I professori ci hanno consigliato di calibrare con una forte motivazione il passaggio, perché in ogni caso cambiare lingua al secondo semestre significa ripartire da zero. Ma la questione ad Arabo è complessa: le aule sono affollate, ma una buona parte degli studenti ha già seguito negli anni precedenti e la nostra docente tende a velocizzare le lezioni per spiegare sempre di più. Paradossalmente, a Spagnolo è il contrario: anche qui abbiamo cominciato con la fonetica, i dittonghi, la divisione in sillabe e gli accenti, ma gli studenti sono tutti nuovi arrivati e anche chi, come noi, l’ha studiato al liceo trova utile il consolidamento delle proprie basi per eliminare ogni dubbio”, continua la collega Monica Striano. “Io ho commesso l’errore di scegliere l’arabo al ‘buio’ senza informarmi troppo su questa lingua, ma semplicemente pensando che fosse una buona combinazione con il turco. Mi sbagliavo, perché scegliere due lingue affascinanti ed esotiche, ma di cui non ci si è ben informati, può pregiudicare gravemente il proprio percorso in futuro. La mia scelta di ‘strafare’ mi ha fatto capire che lo studio di una lingua semitica richiede tempo, dedizione e passione a lungo termine”, afferma Maria Lisa, iscritta a Lingue e Culture orientali e africane. Interviene Gianluca Stasio di Mediazione linguistica e culturale: “all’inizio ho scelto l’arabo per curiosità e imparare tutto da zero è una bella sfida. Nelle prime lezioni avevo un po’ di spavento, temevo quando sapevo che toccava a me leggere, ma pian piano sto iniziando ad amare questa lingua e a seguire con piacere. Tutto dipende dallo spirito con cui si parte, e arrendersi nello studio di una lingua prima di inoltrarsi a fondo nella sua conoscenza pregiudica il fallimento, non nell’arabo, ma in qualsiasi altra materia”. 
I corsi dei lettori,
meno folla,
più serenità
Altri studenti si soffermano sull’opportunità di sfruttare i corsi dei lettori per approfittare del numero ridotto di studenti e di lezioni che garantiscono un clima rasserenante: “è giusto che una docente si trovi ad accelerare il passo, vedendo che ai primi banchi ci sono studenti che rispondono ad ogni cosa e sono in grado di svolgere un esercizio in pochi minuti, ma questo sfavorisce chi nelle ultime file prova con tanta fatica ad assimilare alcuni concetti. Per fortuna, i lettorati, che sono molto meno affollati, soprattutto quelli delle 8 del mattino, ci danno l’occasione di fissare la grammatica e il lessico senza correre all’impazzata”, afferma Michele, al primo anno di Lingue e Culture comparate. “I lettori ci motivano a studiare con serenità, perché hanno molte più ore dei docenti svolgendo un corso annuale. Non vanno di fretta per completare il programma di grammatica e non ci assegnano i soliti esercizi noiosi: ad arabo, per esempio, ci hanno detto di trovare sul dizionario alcuni nomi di animali. Quando li abbiamo letti in classe, la nostra pronuncia da principiante ha fatto tanto ridere il docente e abbiamo così scoperto che ‘cane’ e ‘cuore’ si pronunciano e si scrivono quasi nello stesso modo”, prosegue la collega Enrica.
Si avvicinano
le prove
intercorso
“La prova di Linguistica tedesca sarà il nostro primo approccio con gli esami all’università. Sinceramente, la ritengo una buona opportunità: se la si supera, si può fare l’esame scritto a giugno evitando l’orale. Lo stesso vale per la prova che sosterremo a Lingua Francese nel mese di gennaio e il preappello di Linguistica italiana: sono il nostro biglietto da visita per debuttare nel mondo universitario”, sostiene Gianluca. “Cambierò Lingua Tedesca con Lingua Francese, perché sono andata nel panico quando ho saputo di una prova intercorso imminente sul modulo di Linguistica. La verità è che un viaggio a Bruxelles mi ha fatto rivalutare il francese di cui ho una buona base. Però rimpiango l’organizzazione del corso: addirittura, la nostra docente si è presa la briga di suddividere le lezioni in più gruppi guardando ai corsi di altre lingue per evitare coincidenze di orari. A Lingua Tedesca, l’organizzazione è svizzera!”, dice la studentessa Lina Del Prete, di Mediazione linguistica e culturale.
Dello stesso parere è una studentessa del terzo anno di Lingue, Letterature e Culture dell’Europa e delle Americhe, che ha rivalutato il francese: “io non cambio lingua, perché ormai è troppo tardi, ma le inverto. Mi spiego: se scelgo come prima lingua il tedesco, dovrò dare come esame obbligatorio Filologia Germanica. Se, invece, lo inverto con il francese, che è la mia seconda lingua, potrò dare Filologia Romanza, che è molto più piacevole. Sono da mesi a sforzarmi di comprendere i fenomeni di fonetica e le sue variazioni consonantiche e vocaliche dall’antico nordico o dal gotico. Se lo studente può, deve semplificarsi la vita continuando a studiare ciò che lo appassiona”, conclude Rita Perciavalle.
Sabrina Sabatino
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