Caro Piero,
quando eravamo più giovani, dovresti ricordarlo bene, il nostro sogno era quello di riuscire ad unificare il primo anno di studi di Ingegneria, in modo che il nuovo allievo scegliesse in maniera più consapevole e dopo un anno di frequentazione del Corso di studi. Sai bene che da un decennio mi interesso di Orientamento in ingresso ed in uscita e sai pure che ho raccolto il grido di dolore della Scuola Secondaria Superiore, che, ormai da parecchi anni, si vede sempre più distante dall’Università. Gli studi di Ingegneria, da sempre, sono stati duri e selettivi, sempre nell’interesse superiore di creare una classe di professionisti capace di risolvere i problemi e di affrontare le sfide che i tempi nuovi prospettano.
In nome delle giovani matricole che verranno, ora che sei il Presidente della Scuola Politecnica e di Base, ti chiedo di profondere ogni sforzo per unificare il primo anno di studi di Ingegneria. Questa unificazione ha una doppia valenza: da un lato consente a chi organizza i corsi del primo anno di razionalizzare l’offerta, dall’altro realizza il graduale ambientamento del neofita, il quale, mentre studia, può seguire dei seminari di Orientamento, magari organizzati dai Dipartimenti. Ciò consentirebbe una motivazione maggiore ed una scelta più consapevole, realizzando al contempo una riduzione degli abbandoni, che, come ben sai, colpiscono duramente chi studia Ingegneria. Il nuovo allievo avrebbe il tempo di discutere con gli altri suoi colleghi, di osservare scelte già fatte, di consigliarsi con i professori e, cosa non da poco, venire gradualmente a conoscenza delle varie branche in cui si articola il sapere tecnologico, molte delle quali, all’atto dell’iscrizione, non immagina nemmeno che esistano.
The time is ripe, i tempi sono maturi: l’Università è in profonda trasformazione e le Scuole stanno per impostare una nuova didattica, magari finalmente ispirata ad esperienze multimediali. Era tempo di svegliarsi e rifondare la didattica, oramai sempre più orientata al Web. Se non controlliamo le nuove tecnologie, verremo travolti dal cambiamento in essere. Nell’epoca in cui finalmente il sogno degli enciclopedisti francesi si è realizzato con l’avvento di Wikipedia, l’enciclopedia a disposizione di tutti ed in continua evoluzione, è corretto che i nostri allievi apprendano le nozioni di base di Matematica, Fisica, Chimica, Geometria, Algebra, Informatica e Disegno a reti unificate. E magari, chissà, forse riusciremo anche ad introdurre qualche nozione di Storia della Tecnologia. E non devo ricordare proprio a te quanta parte ha avuto quella cultura illuministica nella nascita della Scuola di Costruzione di Strade e Ponti, più di duecento anni or sono.
È un bel sogno, che contiene in sé la spinta propulsiva per diventare realtà, spianando modesti interessi di parte ed oscurando visioni troppo ristrette. E per questo motivo, parafrasando il bel romanzo di Primo Levi, mi domando e ti domando: Se non ora, quando?
Il titolo del romanzo echeggia una celebre frase del rabbino Hillel (Babilonia, 60 a.C. circa – Gerusalemme, 7), che ti riporto per esteso, dato che ben si adatta anche al caso nostro: «Se non sono io per me, chi sarà per me? Se non così, come? E se non ora, quando?».
quando eravamo più giovani, dovresti ricordarlo bene, il nostro sogno era quello di riuscire ad unificare il primo anno di studi di Ingegneria, in modo che il nuovo allievo scegliesse in maniera più consapevole e dopo un anno di frequentazione del Corso di studi. Sai bene che da un decennio mi interesso di Orientamento in ingresso ed in uscita e sai pure che ho raccolto il grido di dolore della Scuola Secondaria Superiore, che, ormai da parecchi anni, si vede sempre più distante dall’Università. Gli studi di Ingegneria, da sempre, sono stati duri e selettivi, sempre nell’interesse superiore di creare una classe di professionisti capace di risolvere i problemi e di affrontare le sfide che i tempi nuovi prospettano.
In nome delle giovani matricole che verranno, ora che sei il Presidente della Scuola Politecnica e di Base, ti chiedo di profondere ogni sforzo per unificare il primo anno di studi di Ingegneria. Questa unificazione ha una doppia valenza: da un lato consente a chi organizza i corsi del primo anno di razionalizzare l’offerta, dall’altro realizza il graduale ambientamento del neofita, il quale, mentre studia, può seguire dei seminari di Orientamento, magari organizzati dai Dipartimenti. Ciò consentirebbe una motivazione maggiore ed una scelta più consapevole, realizzando al contempo una riduzione degli abbandoni, che, come ben sai, colpiscono duramente chi studia Ingegneria. Il nuovo allievo avrebbe il tempo di discutere con gli altri suoi colleghi, di osservare scelte già fatte, di consigliarsi con i professori e, cosa non da poco, venire gradualmente a conoscenza delle varie branche in cui si articola il sapere tecnologico, molte delle quali, all’atto dell’iscrizione, non immagina nemmeno che esistano.
The time is ripe, i tempi sono maturi: l’Università è in profonda trasformazione e le Scuole stanno per impostare una nuova didattica, magari finalmente ispirata ad esperienze multimediali. Era tempo di svegliarsi e rifondare la didattica, oramai sempre più orientata al Web. Se non controlliamo le nuove tecnologie, verremo travolti dal cambiamento in essere. Nell’epoca in cui finalmente il sogno degli enciclopedisti francesi si è realizzato con l’avvento di Wikipedia, l’enciclopedia a disposizione di tutti ed in continua evoluzione, è corretto che i nostri allievi apprendano le nozioni di base di Matematica, Fisica, Chimica, Geometria, Algebra, Informatica e Disegno a reti unificate. E magari, chissà, forse riusciremo anche ad introdurre qualche nozione di Storia della Tecnologia. E non devo ricordare proprio a te quanta parte ha avuto quella cultura illuministica nella nascita della Scuola di Costruzione di Strade e Ponti, più di duecento anni or sono.
È un bel sogno, che contiene in sé la spinta propulsiva per diventare realtà, spianando modesti interessi di parte ed oscurando visioni troppo ristrette. E per questo motivo, parafrasando il bel romanzo di Primo Levi, mi domando e ti domando: Se non ora, quando?
Il titolo del romanzo echeggia una celebre frase del rabbino Hillel (Babilonia, 60 a.C. circa – Gerusalemme, 7), che ti riporto per esteso, dato che ben si adatta anche al caso nostro: «Se non sono io per me, chi sarà per me? Se non così, come? E se non ora, quando?».
Con il solito affetto, ti auguro buon lavoro
Prof. Luigi Verolino
Direttore del SOFTel
Prof. Luigi Verolino
Direttore del SOFTel








