Sfida, passione, spendibilità della laurea: perché si sceglie di seguire un percorso scientifico

Fra coloro che decidono di seguire un percorso di studi scientifico, alcuni amano mettersi alla prova: “è una sfida, come una corsa ad ostacoli, devi voler superare dei limiti, porti degli obiettivi e saltare” (Carmen Giugliano, secondo anno di Fisica). Altri sono guidati dalla passione: “mi sono innamorato della Chimica al liceo” (Domenico Cristiano, secondo anno di Chimica). Altri ancora sono attirati dalla spendibilità di una laurea dalle forti basi metodologiche. Gli ‘scienziati’, infatti, si inseriscono dovunque siano richieste capacità matematiche e di risoluzione di problemi – industrie tecnologiche e chimiche, ospedali e aziende sanitarie, scuola, istituzioni culturali e finanziarie, libera professione – e, con la trasformazione del mercato del lavoro e le difficoltà d’inserimento, si sono sviluppate sempre più le attività imprenditoriali nei settori della cultura, della divulgazione e del trasferimento tecnologico. 
“Biologia non è stata la mia prima scelta. All’inizio volevo iscrivermi ad Architettura, poi ho pensato agli sbocchi e, ispirandomi anche all’esperienza di una mia cugina che aveva seguito questo stesso percorso, ho deciso di studiare argomenti che a scuola mi erano risultati semplici e interessanti da affrontare. Ci sono materie come Chimica e Genetica che se non ti piacciono non porti avanti”, racconta Bruna Agrillo, studentessa della Laurea Magistrale in Scienze Biologiche. “Abbiamo scelto di studiare le materie che ci piacevano, non in maniera fine a se stessa, ma con uno sguardo rivolto agli aspetti lavorativi – dicono Anna Arfè e Teresa Ambrosino, studentesse al primo anno di Ottica e Optometria – È un corso poco noto, con pochi iscritti e buone prospettive. Il primo anno, in particolare il primo semestre, è un vero momento di passaggio. Ci si deve abituare all’ambiente, al metodo, a gestire la fatica e tenere sempre presente che, pur essendo un Corso applicativo, è sempre scientifico. Studiamo Fisica, Analisi, Biologia, Medicina, tutte cose che devono interessare e si devono voler mettere in pratica”.
La preparazione di base è comune e trasversale, fondata sulla Matematica, in particolare l’Analisi e l’Algebra, la Fisica e, tranne che per gli studenti di Matematica e Informatica, sulla Chimica.
“L’università non è diversa dalla scuola, bisogna studiare ogni giorno, autonomamente e in autogestione”, raccomanda lo studente di Chimica Mario Cerrone. “Si devono seguire i corsi e sostenere le prove intercorso senza mai cedere all’idea di approfittare della libertà concessa perché, prima o poi, bisogna farci i conti. Formare un gruppo di studio può essere di grande aiuto e non fate il mio stesso errore di evitare, per timidezza, il contatto con i professori, i quali, invece, sono disponibili e lieti di aiutarci. Parlare con loro dà molta sicurezza agli esami”, prosegue ancora Bruna.
Sperimentare per conoscere, è un po’ il motto di chi vuole vivere a tempo pieno la scienza e, tratto comune a tutti i percorsi di formazione, il gran numero di laboratori, nei quali si comincia a lavorare già dal primo anno. “È quella l’attività da valorizzare appena arrivati perché i laboratori possono togliere tutti i dubbi sulla strada intrapresa. Se ti piace e ti trovi bene, allora è quella giusta e poi è la parte più divertente”, commenta Valentina Senese, secondo anno di Chimica.
Molti si avvicinano ad un Corso di studi scientifico perché a scuola avevano buoni voti in Matematica ma: “non è necessario, perché gli argomenti qui sono completamente diversi. Questo è un altro mondo e richiede un cambiamento di mentalità, per imparare a mettere in pratica ragionamenti nuovi. Per capire se è la scelta giusta, può essere utile leggere attentamente i piani di studio, seguire le lezioni e parlare con gli studenti più grandi”, consigliano Viviana Caputo e Giampiero Cesaro, iscritti al secondo anno di Matematica.
“Ci sono cose che vogliamo fare e altre per le quali siamo portati – ricorda Flavio Germano, iscritto ad Informatica dopo un’esperienza infruttuosa ad Ingegneria Aerospaziale – Non riuscivo ad ottenere risultati e ho pensato che, fin da piccolo, ero sempre stato davanti al computer. Difatti, venire qui senza averne mai toccato uno è inutile. Tanti arrivano che hanno già realizzato cose incredibili ma poi ci sono le basi da studiare”.
Scienze è a cura di
Simona Pasquale
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