Stella d’oro al merito sportivo per il prof. Elio Cosentino

Il calciatore ricorda la vittoria per 4 a 0 contro i rivali del Sannazaro. Il rugbista ha saldi nella memoria gli allenamenti con gli americani e un brutto infortunio al piede. Il dirigente guarda ai conti in regola e coccola tutti gli sport. Il Presidente del CUS è proiettato alle prossime novità, con l’imminente apertura di due nuovi centri sportivi. È lungo cinquant’anni il racconto del professor Elio Cosentino, Presidente del CUS Napoli che ha da poco messo al petto la Stella d’Oro al Merito Sportivo 2017 consegnatagli dal CONI (Comitato Olimpico Nazionale Italiano). Un riconoscimento “per la generosa collaborazione e l’impegno dedicati allo sport in tanti anni di servizio”, come si legge nella lettera a lui indirizzata dal Presidente del CONI Giovanni Malagò. Tra passato, presente e futuro, il prof. Cosentino si racconta. 
Professore, per chi si occupa di sport cosa significa ricevere una lettera firmata da Malagò?
“Fa piacere. È il riconoscimento del fatto che una persona non solo esiste, ma che si avverte la sua esistenza”.
In quelle righe si ricorda che il matrimonio Cosentino-sport dura da più di cinquant’anni. C’è un momento che ricorda con più piacere?
“Quando noi del Giambattista Vico battemmo la squadra di calcio del Sannazaro con un sonoro 4 a 0. Fece scalpore perché il Sannazaro aveva in rosa gente che giocava nelle giovanili del Napoli. Noi, un po’ più decentrati, giocavamo su un campo di Materdei a un livello più amatoriale. Per il Rugby, invece, ci allenavamo al campo dell’Ilva di Bagnoli, dove gli americani giocavano a Football. Voglio ricordare un solo nome: Scolavolpe. Allenava noi giovani ed è stato un grosso nome come allenatore di Rugby della Parthenope e del CUS Napoli”. 
Il calciatore ricorda quella vittoria. E il rugbista cosa porta con sé?
“Un incidente al piede destro. Ai miei tempi si usavano scarpe vecchie per giocare. Un colpo mi mise fuori gioco per circa quaranta giorni”.
Dall’atleta al dirigente. Come cambia la visione dello sport?
“Cambia tutto. L’atleta si diverte. Da un punto di vista dirigenziale si ha un senso diverso del sacrificio”.
Qual è stato il suo primo incarico fuori dal campo?
“Accompagnai la nostra selezione di pallacanestro femminile a Viareggio. È andata molto bene. La gestione è diversa rispetto alla squadra maschile. Le spese si riducono perché le donne si tengono in forma, gli uomini invece mangiano a sbafo (ride). È una differenza che sussiste ancora oggi”.
La soddisfazione da dirigente? 
“Far quadrare i conti e dare spazio a tutte le attività proposte. Un dirigente non tifa per uno sport, gli piacciono tutti”. 
Natale è alle porte. Cosa chiederebbe in regalo per il CUS Napoli?
“Di non essere angariati dalla burocrazia comunale. È un fastidio continuo. In confronto a dieci anni fa le pratiche sono quintuplicate. I computer non riescono a soddisfare la voracità di informazioni che pretendono tutti gli uffici pubblici”.
Dal sogno alla realtà. Quali i progetti futuri del CUS?
“C’è un’idea che sta maturando in accordo con il Rettore della Federico II Gaetano Manfredi. Prevediamo di aprire un centro sportivo a San Giovanni, limitrofo alla nuova struttura universitaria, e uno all’interno del Complesso universitario di Monte Sant’Angelo. I progetti sono pronti, devono essere finanziati dall’Università. Dopo il sopralluogo dei nostri tecnici, prevediamo di mettere in piedi in via Cinthia una palestra da destinare a relax e attività fisica. A San Giovanni, invece, prevediamo di lanciare gli Esport, facendoli convivere con l’attività fisica tradizionale. Sono circa 2mila metri quadrati. Magari gli appassionati di sport elettronici, vedendo colleghi correre sul tapis roulant si decidono anche loro a fare un po’ di movimento”.
Quando saranno pronti?
“Credo che tra febbraio e marzo 2019 riusciremo ad inaugurare entrambi i nuovi centri”.
Ciro Baldini
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