“I care” – me ne prendo cura – era lo slogan di don Milani, l’animatore della celebre scuola di Barbiana. “I don’t care”, ovvero “non me ne faccio carico” – ma più ruspantemente si potrebbe dire “me ne frego” – è il principio che ha ispirato fino ad oggi l’atteggiamento dell’ateneo Federico II nei confronti di Roberto Petrone e Giuseppe Amorini, i due studenti audiolesi i quali, l’11 gennaio hanno diffidato formalmente il Rettore Fulvio Tessitore. Nella diffida e messa in mora Roberto – matricola a Giurisprudenza – e Giuseppe – secondo anno di Lettere – chiedevano alla massima autorità dell’ateneo l’applicazione dell’articolo 13 della legge 104 del ’92, la norma che prescrive all’università di fornire agli audiolesi che ne facciano richiesta il servizio di interpretariato indispensabile a seguire le lezioni, intrattenere colloqui con i professori e sostenere gli esami. I due studenti, appunto, la richiesta l’avevano fatta a novembre, ma invano. Dalla data della diffida il Rettore aveva un mese di tempo per garantire ai due ragazzi il supporto indispensabile, pena il trasferimento di tutto l’incartamento alla magistratura. Alla data del 9 marzo, però, dal rettorato e dagli uffici dell’ateneo non è ancora pervenuto un cenno, neanche uno, che rassicuri Petrone ed Amorini circa l’accoglimento della loro richiesta. La quale – giova ricordarlo – non da un capriccio nasce, ma da una obiettiva esigenza tutelata dalle leggi della Repubblica italiana. Alla quale, fino a prova contraria, appartiene anche la nostra università. Per sostenere la sacrosanta battaglia degli studenti audiolesi della Federico II, i quali abbiano diritto all’assistenza di un interprete, nasce adesso un comitato, del quale fanno parte, oltre a Petrone ed Amorini, Margherita Interlandi – laureanda in Giurisprudenza- ed una quarta studentessa. “Non sappiamo più che fare, a questo punto, di fronte all’indifferenza”, denuncia la Interlandi. “Petrone è sfiduciato. Amorini continua a pagare un interprete di tasca propria, che traduca il labiale in linguaggio corrente. La 104 parla chiaro ed eroga anche finanziamenti affinché le Università ottemperino a quanto essa prevede”. Una pausa, poi due domande in rapida sequenza: “i finanziamenti sono stati chiesti? Se sono arrivati, perché l’ateneo non li ha utilizzati? Altrove, parlo dell’Università di Padova, gli assistenti per audiolesi sono reclutati tramite un bando di pubblico concorso. Con qualche modifica, la Federico II potrebbe anche seguire questo esempio”. Il neonato Comitato si riunisce tutti i giovedì dalle 15.00, al piano terra di Giurisprudenza, in via Porta di Massa. “Il nostro obiettivo- prosegue- è quello di mettere in collegamento gli studenti i quali abbiano le stesse problematiche di Petrone ed Amorini – so per esempio di una vicenda simile ad Ingegneria – e di sensibilizzare i docenti e gli altri studenti, affinché facciano sentire forte la loro protesta”.
Nelle more di un servizio che avrebbe dovuto da tempo essere attivato, dunque, pesano come macigni le parole scritte da Petrone nella diffida: “il sottoscritto è stato abbandonato a sé stesso, privo di ogni ausilio”.
Fabrizio Geremicca
Nelle more di un servizio che avrebbe dovuto da tempo essere attivato, dunque, pesano come macigni le parole scritte da Petrone nella diffida: “il sottoscritto è stato abbandonato a sé stesso, privo di ogni ausilio”.
Fabrizio Geremicca







