Studiare giorno per giorno

“Senza dubbio consiglio ai ragazzi che abbiano spiccata propensione alle materie storico-giuridiche di scegliere Giurisprudenza. È notorio che la nostra facoltà apra strade a parecchi orientamenti professionali. Il livello di magistrati, avvocati e notai espresso dalla scuola napoletana rimane alto, poi credo che anche nelle nuove professionalità i napoletani sapranno farsi valere. Tutto dipende, però, da quanto, nel rispetto della tradizione, la struttura universitaria possa elevare ancora di più la propria offerta didattica. Qui a Giurisprudenza ho avuto modo di constatare, anche come consigliere, che le sfide si vincono, se ci sono i mezzi. I sistemi elettronici, ad esempio, funzionano bene; poi anche a livello di organizzazione di corsi, seminari pomeridiani e calendari d’esame mi sembra che non possiamo lamentarci”, afferma Antonio Esposito, rappresentante degli studenti in Consiglio di Facoltà.
Se dovessimo fare una autentica lezione di sopravvivenza ai ragazzi del primo anno, cosa potremmo dire loro?
“Di essere furbi ed intelligenti, la difficoltà è rappresentata dai corsi annuali, con posticipazione a maggio dei primi esami. Se lo studente non è pressato si lascia andare, invece è importante cominciare a studiare Diritto privato o altri esami fondamentali da subito. Per qualunque problema abbiano, gli studenti sappiano che possono avvalersi di strumenti come il Progetto Porta (sportello di orientamento partito quest’anno ndr), la Commissione didattica, che da due anni rappresenta il tramite tra gli studenti ed il Consiglio di Facoltà, e… la rappresentanza studentesca. Va detto, comunque, che Giurisprudenza è un po’ troppo legata alla tradizione e poco proiettata verso il futuro, anche per questo io mi sono battuto per una modernizzazione della facoltà. Credo che un vero rinnovamento didattico passi solo attraverso lo studio dell’informatica giuridica, delle lingue e del diritto delle comunità europee”.
Qual è un errore che la matricola deve evitare? “Quello di attuare un processo di ‘privatizzazione’ degli studi. Vale a dire che non deve mai mancare il contatto con la facoltà, con i dipartimenti, gli assistenti. Soprattutto il confronto con gli altri studenti, che funge da stimolo a migliorarsi, magari anche per imitazione. Ecco perché è bene non aspettare la fine dei corsi per cominciare a studiare, ma conservare un metodo scolastico ripetendo quotidianamente almeno gli appunti presi a lezione. L’Università va vista come un trampolino importante verso l’affermazione della propria professionalità, non come un parcheggio sociale”.
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