Teresa Bene: dalla SUN al CSM e ritorno

Una vicenda delicata, e a tratti inverosimile, ha visto come protagonista la prof.ssa Teresa Bene, docente di Procedura Penale presso la Seconda Università. Allieva del prof. Giuseppe Riccio, laureata nell’89 alla Federico II, la prof.ssa Bene ha proseguito la sua carriera alla SUN – “Ateneo a cui devo tutto, dove sono cresciuta e mi sono formata” – prima con la Specializzazione, poi con il Dottorato, poi come Ricercatrice strutturata. Un percorso spedito che poche settimane fa l’ha condotta al CSM, il Consiglio Superiore della Magistratura, l’organo di rilevanza costituzionale che più di tutti fa vibrare l’anima dei penalisti. Eletta dal Parlamento in seduta comune – fra i membri laici, professori universitari in materie giuridiche e avvocati che esercitano la professione da almeno 15 anni – la docente aveva dichiarato al nostro giornale: “L’incarico mi coglie di sorpresa, è un grande onore per me partecipare al CSM e confido di adempiere al mio prossimo ruolo con responsabilità ed equilibrio. Considero l’elezione un riconoscimento, non come persona, ma per l’Università a cui dedico il mio traguardo”. Prima di affrontare la nuova avventura, la professoressa aveva pensato ai suoi studenti infondendo loro coraggio. “La mia esperienza deve servire come monito alle future generazioni. Mi sono dedicata in maniera totale alla mia crescita professionale, senza perdere mai di vista l’obiettivo. A volte i ragazzi sono spaventati. A loro consiglio di coltivare il proprio sogno e di crederci fortemente”. Racconta: “Da studentessa studiavo tantissimo e già il giorno dopo la laurea ho ripreso le mie ricerche. Anche le mie vacanze al mare erano brevi e sempre con il libro al seguito. Volevo fare il professore universitario. A ben vedere, sono arrivata proprio dove speravo”. 
Poi è arrivata l’elezione al CSM – dopo aver collaborato a titolo gratuito con il Ministro dell’Ambiente Andrea Orlando – Dopo pochi giorni dalla nomina, il 30 settembre, il fulmine a ciel sereno: l’esclusione dal Consiglio, causa la mancanza dei requisiti di eleggibilità richiesti. “La questione è molto delicata – dice all’indomani dell’accaduto la prof.ssa Bene – Raccontata dai media non si comprende pienamente ed è per questo che ci tengo a fare chiarezza”. Il Consiglio Superiore della Magistratura adduce che la docente non ha all’attivo i 15 anni di esercizio della professione di avvocato. “Dagli atti da me depositati – spiega – si evince che la mia iscrizione all’Albo degli avvocati è datata 1994. Quindi sono passati vent’anni e non quindici”. Altra obiezione: la docente non è professore ordinario ma associato. La replica: “Sono abilitata all’insegnamento come professore di prima fascia da un bel po’. È tutto documentato e depositato agli atti. Purtroppo la vicenda è molto complessa, i requisiti di eleggibilità esistono, la commissione di valutazione è stata fin troppo frettolosa nel visionare i miei appunti”. Per questo: “La decisione è errata sia nel merito sia sul piano procedurale. Nel merito, come ho cercato di chiarire, ho un’iscrizione all’albo speciale degli avvocati ed ho svolto, con carattere di continuità, attività di consulenza di un certo rilievo, in un arco temporale ben più ampio di quello richiesto”. Sul piano procedurale: “Sono stati violati i miei diritti di partecipazione. Non mi è stato assegnato un tempo congruo per dimostrare l’attività svolta, anzi ritengo strumentale e infondata la mia esclusione. Vi è assenza di atti scritti che facciano capire il perché della mia estraneazione, i miei diritti sono stati pienamente frustrati”. In attesa di ricorrere a via legali per difendere il suo operato – “sto valutando le contromosse, è la prima volta che succede un fatto simile, devo salvaguardare la mia dignità professionale” – la professoressa si prepara a ritornare in aula dai suoi studenti. “Non avrei mai lasciato l’incarico alla SUN, avrei svolto la mia docenza comunque, compatibilmente ai miei nuovi impegni di lavoro. Per ora andrò avanti con quello che più amo, stare a contatto con i ragazzi, crescere con loro”. Di certo la ferita lasciata è aperta e brucia più che mai: “Sarà il tempo e la legge a mettere il punto su questa questione. Nel frattempo devo pensare al corso di Procedura Penale, i miei ragazzi dopo le lezioni hanno una maggiore passione e consapevolezza su quello che studiano, è mio dovere indirizzarli. Grazie al corso leggono maggiormente i giornali, riescono a comprendere la realtà circostante, guardando tutto con occhi più maturi”. Per questo: “Spero di riuscire a trasmettere agli studenti lo stesso entusiasmo che il prof. Riccio trasmetteva a me, quando da ragazza mi affascinava il diritto penale e le possibilità ad esso collegate”. 
Susy Lubrano
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