Tommaso e William, messaggeri di scambi internazionali

Internazionalizzare la formazione universitaria e promuovere le condizioni affinché gli studenti diventino promotori di progetti di scambio. È il principio ispiratore del programma ministeriale Messaggeri della Conoscenza. Così il 9 maggio, presso l’aula G2 di Monte Sant’Angelo, gli studenti della Laurea Magistrale in Matematica Tommaso Pastore e William Borrelli, appena rientrati dalla Francia, hanno presentato a colleghi e docenti i risultati conseguiti durante la loro esperienza cominciata con il corso di Variational and spectral problems involving the Schrödinger and Dirac operators promosso dal prof. Vittorio Coti Zelati della Federico II e dal prof. Eric Séré dell’Université Paris IX Dauphine. “Abbiamo conosciuto un ambiente che ci ha colpito molto, sereno ed esigente allo stesso tempo. Fin dall’inizio siamo stati seguiti e responsabilizzati come dei veri ricercatori e, anche se non abbiamo fatto ricerca, ce n’è stato insegnato il metodo. Senza nulla togliere alla completezza scientifica che a Napoli è unica, abbiamo trovato un fermento diverso ed un contesto davvero interessato alla divulgazione della conoscenza, al contatto con le aziende e alla promozione degli studenti, dove la porta è, letteralmente, sempre aperta”, raccontano i ragazzi, che hanno anche imparato a cavarsela da soli, lontani da casa, in una grande area metropolitana. “Ci ho messo un po’ a trovare un alloggio e alla fine ho preso in affitto una stanza in un appartamento condiviso con altre persone, in periferia, in uno dei quartieri più multietnici della città. È stato formativo perché, oltre ad affrontare i problemi della vita quotidiana, ho conosciuto persone provenienti da tanti paesi diversi”, racconta William. Molti gli stranieri anche a lezione. “Soprattutto cinesi che, forse, con le lingue stavano messi anche peggio di noi”, scherzano i due studenti i quali, lontani dalle aule universitarie, hanno incontrato qualche problema di comunicazione perché “i francesi non parlano l’inglese ma, dopo due mesi, noi ce la caviamo abbastanza bene, almeno a parlare”. Per entrambi l’aspirazione del futuro sarebbe quella di proseguire gli studi con un dottorato, di ambito teorico per William, che a Parigi ha approfondito alcuni problemi legati alla Fisica Classica, sperimentale per Tommaso che, invece, si è occupato di imaging applicato allo studio di alcune malattie oculari: “per cinque anni ho studiato le implicazioni, ora voglio interessarmi alle applicazioni”. Prima, però, entrambi vogliono dare il proprio contributo all’attivazione di uno stabile rapporto di scambio con l’ateneo parigino, dal momento che il programma sembra destinato a restare un’esperienza isolata: “dal Ministero non arrivano notizie riguardo ad un possibile rinnovo”, spiega la prof.ssa Francesca Visentin, referente dell’iniziativa. “Vorremmo dar vita ad un learning agreement. Noi, per esempio, non ce l’avevamo. Gli esami che abbiamo sostenuto all’estero non ci sono ancora stati convalidati e stiamo seguendo dei corsi che sono già in fase avanzata, ma gli studenti italiani sono apprezzati in Francia e ai docenti che abbiamo incontrato interesserebbe molto ospitare dei ragazzi napoletani. Un programma che nasce e muore non ha senso se non si riescono a creare opportunità anche per altri”. L’ultimo messaggio è per i colleghi: “anche se questo programma non avrà un seguito, esistono tante iniziative di internazionalizzazione. Approfittatene, informatevi, rompete le scatole ai vostri professori, perché ne vale la pena”. 
Simona Pasquale 
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